venerdì 17 luglio 2026
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Politica

Santuario di Monte Grisa, appello Porro per la Casa del Pellegrino: “Non solo numeri, serve socialità”

Luca Marsi·
Santuario di Monte Grisa, appello Porro per la Casa del Pellegrino: “Non solo numeri, serve socialità”

Il dibattito attorno al Santuario di Montegrisa e alla sua funzione di accoglienza per pellegrini e visitatori continua ad animare la discussione pubblica sui media locali. A intervenire è Salvatore Porro, che ha voluto esprimere alcune considerazioni sul tema dei servizi e della socialità attorno al Tempio Nazionale di Maria Madre e Regina di Monte Grisa.

Secondo Porro, alcune analisi apparse nei giorni scorsi sui media locali si concentrerebbero prevalentemente su un approccio numerico alla questione, mentre la realtà del Santuario meriterebbe una lettura più ampia, che tenga conto anche dell’aspetto umano e dell’accoglienza dei fedeli.

Le soste dei pullman e il passaggio dei pellegrini

Nel suo intervento Porro ricorda che ogni anno circa mille pullman transitano nei pressi del Santuario, spesso diretti o provenienti da Medjugorje oppure dai Paesi dell’Europa orientale verso l’Italia.

Secondo quanto evidenziato, queste fermate sono in molti casi soste tecniche necessarie per consentire ai passeggeri e agli autisti una pausa durante il viaggio. Lo stesso Porro sottolinea come tali pause siano previste anche dal Regolamento europeo (CE) che impone agli autisti di autobus una sosta obbligatoria di almeno 45 minuti dopo quattro ore e mezza di guida.

Durante queste soste, spiega Porro, i pellegrini non si fermavano necessariamente per pranzare ma approfittavano spesso dell’occasione per visitare il Santuario, gustare un caffè triestino, una brioche o una bibita, ammirare il panorama sul golfo e scattare alcune fotografie prima di riprendere il viaggio.

La chiusura della Casa del Pellegrino

Nel suo intervento Porro affronta poi il tema della chiusura della Casa del Pellegrino, sottolineando come la struttura rappresentasse un importante spazio di accoglienza per chi visitava il Santuario.

Pur senza entrare nel merito delle motivazioni che hanno portato alla chiusura, Porro evidenzia come l’assenza di questo luogo renda oggi più difficile la visita soprattutto per persone con disabilità motoria, spesso accompagnate da associazioni di volontariato.

Secondo Porro, queste persone non trovano più uno spazio dove poter consumare un pasto semplice oppure fermarsi per bere un caffè o una bibita dopo la visita al Santuario e la preghiera.

Lo stesso Porro ricorda inoltre che il Santuario di Montegrisa è privo di barriere architettoniche: sia la chiesa inferiore sia quella superiore sono infatti accessibili tramite rampe e ascensori, permettendo l’ingresso anche ai fedeli in sedia a rotelle.

Il rischio di perdere il passaggio dei pellegrini

Nel suo intervento Porro osserva che, in futuro, molti dei pullman diretti o provenienti da Medjugorje potrebbero scegliere di fermarsi in altri luoghi di culto che offrono servizi di accoglienza.

Tra questi viene citato il Santuario della Beata Vergine Maria di Tersatto, legato alla tradizione della Santa Casa di Nazareth tra il 1291 e il 1294.

Secondo Porro il Tempio Nazionale di Maria Madre e Regina di Monte Grisa rischierebbe così di rimanere privo di un vero luogo di ristoro e socialità, disponendo oggi soltanto di distributori automatici di bevande.

Il confronto con altri santuari del territorio

Nel suo intervento Porro ricorda come altri santuari presenti tra Friuli Venezia Giulia e territori vicini dispongano invece di spazi di accoglienza e ristoro per i pellegrini.

Tra gli esempi citati figurano i santuari del Monte Lussari, di Castelmonte, di Madonna di Rosa, di Tersatto, di Strugnano e di Barbana a Grado.

Proprio a Barbana, sottolinea Porro, nella mensa conventuale attigua i frati collaborano alla gestione del ristorante della Casa del Pellegrino, servendo direttamente i visitatori.

La proposta per riaprire la struttura

Nel suo intervento Porro esprime anche una proposta operativa per la riapertura della Casa del Pellegrino di Montegrisa.

Secondo quanto suggerito, non sarebbero necessari grandi investimenti: la struttura potrebbe essere riattivata con l’assunzione stagionale di un cuoco e un cameriere nel periodo tra il 1° aprile e il 31 ottobre, mentre per la gestione del bar si potrebbe valutare anche la collaborazione dei volontari del Santuario.

Porro conclude il suo intervento ricordando come, a suo avviso, la missione della Chiesa sia quella di radunare i fedeli nella preghiera ma anche offrire spazi di accoglienza, ristoro e incontro per chi visita i luoghi di culto. foto antonio marano

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