Referendum sulle Province bocciato, il M5S insorge: «Era una proposta di assoluto buon senso»

"Non esiste nulla di più democratico della possibilità di chiedere ai cittadini il loro parere in merito a una riforma che riguarda direttamente il territorio e il funzionamento delle istituzioni che li rappresentano. Un referendum consultivo non sostituisce la politica e non trasferisce ad altri le responsabilità delle decisioni. Al contrario, offre alla politica uno strumento in più per decidere con cognizione di causa, conoscendo quale sia l'orientamento delle comunità interessate". Con queste parole la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) riprende, in una nota, l'intervento in Aula in cui ha espresso pieno appoggio alla mozione "Indizione di un referendum consultivo regionale in merito al ripristino delle Province quali enti di area vasta a suffragio universale e diretto" che ha visto il collega Diego Moretti in qualità di primo firmatario.
"Desidero esprimere il mio convinto sostegno - aggiunge l'esponente pentastellata che, a sua volta, aveva apposto la sua firma in calce all'istanza - a una mozione che propone di accompagnare il ripristino delle Province con lo svolgimento di un referendum consultivo rivolto ai cittadini. La questione che stiamo affrontando, infatti, non è per nulla marginale: non stiamo discutendo di una modifica tecnica o di un semplice riordino amministrativo. Piuttosto, stiamo parlando della possibile reintroduzione di un livello istituzionale che era stato abolito da questa stessa Maggioranza che, paradossalmente, oggi si dice invece favorevole".
"Riteniamo che i cittadini debbano essere ascoltati, perché questo ripristino inciderebbe direttamente sull'organizzazione del territorio, sulla gestione dei servizi pubblici e sull'utilizzo delle risorse della collettività. La nostra posizione - precisa Capozzi - è nota da tempo, perché non condividiamo in alcun modo la prospettiva di ripristinare le Province. Riteniamo altresì che quel modello appartenga al passato e che attualmente sia più utile rafforzare gli strumenti esistenti, a partire dagli Edr, che stanno svolgendo le loro funzioni in modo efficace. Lo stesso assessore, nel corso dei lavori della Commissione, ha riconosciuto come tali enti stiano garantendo risposte adeguate ai territori e che il ritorno delle Province sia una scelta politica".
"La questione, tuttavia, non è soltanto se le Province debbano tornare oppure no. Riguarda invece il quesito - sottolinea la rappresentante del M5S - se una scelta di tale portata debba essere assunta esclusivamente nelle sedi politiche oppure se sia giusto chiedere ai cittadini cosa ne pensino. E, a nostro avviso, la risposta è molto semplice: i cittadini devono poter dire la loro. Negli ultimi anni abbiamo sentito ripetere molte volte che è necessario avvicinare le istituzioni alle persone, rafforzare la partecipazione e ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e politica. Bene, questa è l'occasione per dimostrare che non si tratta soltanto di semplici slogan e, se realmente l'Esecutivo è convinto della bontà di questa scelta, allora non deve avere alcun timore nel sottoporla al giudizio popolare".
"Al tempo stesso, emerge anche un delicato tema di legittimazione. Una riforma istituzionale così significativa, infatti, sarà tanto più forte - prosegue la nota - quanto più sarà condivisa. Se il consenso c'è, il referendum lo confermerà. Se il consenso non c'è, invece, sarà un segnale concreto che questa Assemblea ha il dovere di ascoltare. Ma, forse, il timore è proprio questo".
"Non solo per questo motivo, dispiace perciò la bocciatura da parte dell'Aula, perché riteniamo - conclude Capozzi - che la proposta contenuta nella mozione fosse di assoluto buon senso. Non chiedeva di ripristinare le Province e non chiedeva di abolirle definitivamente. Chiedeva semplicemente una cosa: prima di decidere, ascoltiamo i cittadini, perché dare loro la parola non è mai una sconfitta della politica ma, casomai, la sua più alta espressione".
ACON/COM/aa
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