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Politica

Trieste, dal terremoto alla rinascita: il libro che celebra gli Alpini e la grande ricostruzione del Friuli (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, dal terremoto alla rinascita: il libro che celebra gli Alpini e la grande ricostruzione del Friuli (VIDEO)

La memoria del terremoto del Friuli del 1976 e della straordinaria mobilitazione degli Alpini torna al centro dell’attenzione a cinquant’anni da quelle drammatiche giornate. Nella Sala Predonzani del Palazzo della Regione, in piazza Unità d’Italia a Trieste, è stato presentato il volume “Gli Alpini ai fradis - Terremoto del Friuli 1976. Le penne nere sul fronte della ricostruzione”, dedicato al contributo degli Alpini in armi e, soprattutto, degli Alpini in congedo nella lunga fase successiva all’emergenza.

Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero, il responsabile della Commissione Centro Studi Paolo Saviolo, il curatore del volume Mario Renna e l’assessore regionale Riccardo Riccardi.

Renna a Trieste Cafe: «Undici cantieri organizzati in maniera straordinaria»

Intervistato da Trieste Cafe, Mario Renna ha spiegato lo spirito con cui è nato il volume.

«Gli Alpini ai fradis è un volume che vuole ricordare, nel cinquantenario del terremoto del Friuli, l’opera degli Alpini, gli Alpini in armi e soprattutto gli Alpini in congedo che, dopo le fasi dei soccorsi, scesero in campo con generosità, con slancio ma soprattutto con grande organizzazione».

Una macchina operativa che, secondo quanto raccontato da Renna, fu strutturata con grande precisione.

«Furono istituiti 11 cantieri di lavoro, ciascuno con un geometra, un capomastro, operai, carpentieri, elettricisti, idraulici, organizzati in maniera veramente precisa. Straordinaria, autonomi in tutto».

In due anni recuperate 3.280 case

I numeri descritti dal curatore restituiscono la dimensione dell’intervento.

«Alla fine, in due anni di lavoro, recuperarono 3.280 case, ristrutturando, riparando i tetti, facendo tutta una serie di lavori».

Non solo soccorso immediato, dunque, ma un impegno durato nel tempo e concentrato sulla ricostruzione concreta delle comunità colpite.

Un’opera che, sempre secondo Renna, arrivò a suscitare interesse anche oltreoceano.

Gli aiuti dagli Stati Uniti affidati direttamente agli Alpini

«Un’opera che addirittura attirò l’attenzione degli americani, che erano venuti subito dopo il terremoto per prestare anche soccorso», ha raccontato Renna.

Dal Congresso degli Stati Uniti arrivarono aiuti destinati all’Italia e una parte, ha spiegato, venne affidata direttamente all’Associazione Nazionale Alpini.

«Questo è un fatto singolare, che venisse affidata a un’associazione d’arma. Gli americani furono colpiti dalla solidarietà e dal rapporto stretto con la comunità friulana che era stata colpita dal sisma, e poi dalla reputazione di cui godevano gli Alpini sul territorio».

Un capitolo che nel libro ha assunto anche un titolo evocativo: “USA chiama ANA”.

«Io degli Alpini mi fido»

Nel volume trovano spazio anche decine di episodi apparentemente piccoli, ma capaci di raccontare il clima di solidarietà di quegli anni.

Renna cita «l’operaio canadese, Alpino emigrato, che manda una banconota da 20 in una busta», insieme alle tante scuole, organizzazioni e singole persone che decisero di inviare contributi direttamente agli Alpini.

Tra le testimonianze ricordate dal curatore spicca una frase semplice: «Io degli Alpini mi fido».

Una fiducia che racconta il rapporto costruito dalle penne nere con la popolazione e la credibilità conquistata sul territorio nel momento più difficile.

Quindicimila uomini sul “fronte del Friuli”

Il libro non si limita però ai cantieri e agli interventi materiali.

Renna ha ricordato che furono circa 15mila gli uomini che accorsero in Friuli, una mobilitazione da lui definita «veramente un piccolo esercito».

Tra loro vi erano anche reduci della Russia con la Julia e reduci della campagna di Grecia.

Per molti di quegli uomini, ha spiegato il curatore, il Friuli rappresentò qualcosa che andava oltre la ricostruzione materiale.

«Queste persone nel Friuli videro così una riscossa, un riscatto, una vittoria».

Una frase che restituisce il significato umano attribuito a quell’esperienza: trasformare il ricordo della guerra e delle sue sofferenze in un servizio concreto alla popolazione.

In arrivo anche un docufilm

Il progetto legato al cinquantenario non si esaurirà con il libro.

Renna ha annunciato anche un docufilm che raccoglierà le testimonianze di quelli che ha definito i «reduci di quello che fu chiamato il fronte del Friuli».

Il Centro Studi dell’Associazione Nazionale Alpini, ha ricordato, promuove ogni anno numerose iniziative e il volume dedicato al terremoto del 1976 rappresenta uno dei progetti messi in campo per questo importante anniversario.

Il libro potrà essere acquistato attraverso il sito dell’Associazione Nazionale Alpini.

Cinquant’anni dopo, una memoria ancora viva

La presentazione di Trieste ha riportato così al centro una delle pagine più significative della storia recente del Friuli: quella di una terra devastata dal sisma e di migliaia di persone che decisero di rimboccarsi le maniche per ricostruirla.

Il volume racconta gli Alpini non soltanto come protagonisti del soccorso, ma come parte di una grande macchina di solidarietà, organizzazione e lavoro che accompagnò il territorio per anni.

A cinquant’anni dal terremoto, quelle 3.280 case recuperate, gli 11 cantieri e i circa 15mila uomini mobilitati diventano numeri di una storia che il libro vuole consegnare alle nuove generazioni.

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