Carnevale Muggia, la lettera che fa rumore: “Pass QR deterrente solo per i foresti che lo rispetta”
Il dibattito sul pass qr legato al Carnevale di Muggia continua ad alzare la temperatura. Dopo giorni di discussioni e polemiche, è stata pubblicata con successo da una triestina sui social una segnalazione sotto forma di lettera, scritta in dialetto e con un tono chiarissimo: non è solo una critica alla misura, ma una vera e propria denuncia sul rischio di trasformare la settimana più attesa dell’anno in un percorso ad ostacoli.
La lettrice parte dichiarando che lei avrebbe agito diversamente, poi entra subito nel punto: per come è pensato oggi, il pass non sarebbe un freno per chi crea problemi, ma un ostacolo per chi il Carnevale lo vive da sempre in modo sano.
Il pass, scrive, “xe un deterrente solo per i foresti che carneval lo ama, vivi e rispetta”.
“Obbligatorio posseder uno smartphone”: il primo macigno
Il cuore della lettera è un elenco serrato, punto per punto, che mira a smontare il sistema sotto il profilo pratico e sociale. Il primo elemento, per l’autrice, è già sufficiente a far scattare l’allarme.
“obbligatorio posseder uno smartphone”, scrive, sottolineando che nel 2026 “conosso un sacco de gente che no lo ga”. E anche per chi lo possiede, secondo la lettrice dovrebbe restare una libertà: “devi esser una scelta libera come utilizzarlo”.
Batteria, schermo e caos di fine serata: “a carneval xe un tappedo de telefoni”
Secondo punto: anche avendo lo smartphone, diventa fondamentale tenerlo carico e intatto, come se fosse un documento fisico.
La lettrice insiste: “obbligatorio gaverlo carigo e intiero e obbligatorio NON PERDERLO”. E aggiunge un dettaglio molto concreto, che chi frequenta la festa conosce bene: “senza batteria o col schermo cusì cusì xe impossibile esibir el famigerato qr code e a carneval a fine serata xe un tappedo de telefoni”.
Il pass, in questa prospettiva, diventa quindi non solo un costo, ma anche una vulnerabilità: se perdi il telefono o ti si spegne, sei fuori.
Carte e-commerce: “uno che no se fida no pol sceglier?”
Il terzo punto solleva una questione che va oltre la festa: la digitalizzazione obbligatoria. Per ottenere il pass sarebbe necessario avere carte abilitate online, e per l’autrice questo rappresenta una barriera non solo economica ma anche culturale.
“obbligatorio aver carte abilitade alle e-commerce”, scrive. E attacca: “un che no se fida del prossimo magari a causa clonazion e/o truffe on line etc, no pol sceglier de gaver carte come meio credi??”.
Ospiti, amici, morosi: “ga de schedarse e pagar?”
La lettera è un colpo continuo anche sul piano sociale. Il Carnevale, nella tradizione, è fatto di compagnia, inviti, ospiti che arrivano da fuori per passare qualche giorno di festa.
E qui arriva uno dei passaggi più forti: secondo l’autrice, il sistema rischia di rompere proprio quel tessuto relazionale che ha reso il Carnevale un evento identitario.
“i/le morosi/e, i amici, i amici dei nostri fioi… tutti quei che vien qua per far festa come noi… ga de schedarse e per de sora pagar!?!! allucinante!”.
L’effetto sui locali: “dopo aver pagà, chi scialaqua?”
C’è poi una parte dedicata agli esercizi pubblici, che durante quella settimana investono denaro, personale, energie.
La domanda è diretta e provocatoria: se una persona ha già pagato per entrare, quanto spenderà dentro?
“i esercizi pubblici investi un sacco de energie fisiche ed economiche per la settimana de carneval… secondo quale criterio un che ga za speso per entrar se pensa gabbi de scialaquar oltre?”.
In altre parole: la lettrice teme che il sistema, invece di sostenere l’economia locale, possa ridurre presenze e consumi.
“No tinì fora i maranzini”: l’accusa più pesante
Uno dei temi centrali del dibattito pubblico è la sicurezza. Ma proprio su questo punto la lettrice è durissima: se l’obiettivo è scoraggiare certi gruppi, secondo lei la strategia sarebbe sbagliata.
“se se pensa de tinir fora i maranzini… non ci siamo”, scrive, e aggiunge: “pensando che no gabbi skei quando ga più skei delle famiglie benestanti”.
In questa visione, quindi, il costo non seleziona i violenti: seleziona solo chi ha meno disponibilità o meno strumenti digitali.
La chiusura è un ultimatum: “cavè sta stronzada fin che se in tempo”
Il finale della lettera non lascia spazio a interpretazioni: è un grido, un avvertimento, un atto d’accusa.
“non succedi, ma se succedi… CAVÈ FIN CHE SE IN TEMPO, CHE SE RISCHIA CUSÌ CHE MUJA MORI ANCHE L’UNICA SETTIMANA CHE VIVI”.
Parole durissime, ma che fotografano un sentimento: la paura che la festa venga svuotata, ridotta, trasformata in un evento meno aperto e meno popolare.
Una segnalazione che diventa termometro
Questa lettera non è un documento ufficiale, non è un atto politico e non pretende di rappresentare tutti. Ma è un segnale chiaro: la discussione sul pass qr non è solo tecnica. Tocca identità, tradizione, inclusione, economia, sicurezza.
E soprattutto racconta una cosa: per molti il Carnevale non è un evento qualsiasi, è una settimana in cui Muggia respira, vive, si riempie, si riconosce.
Ed è proprio per questo che ogni scelta, adesso, pesa il doppio.