Dipiazza “dal 2 dicembre 1996 al 2026: trent’anni da Sindaco e un’antologia per raccontarli” (VIDEO)

Dipiazza “dal 2 dicembre 1996 al 2026: trent’anni da Sindaco e un’antologia per raccontarli” (VIDEO)

Nel tratto conclusivo della diretta Facebook dalla pista di pattinaggio, quando il confronto stava ormai volgendo al termine, Roberto Dipiazza ha spostato l’attenzione su un piano diverso rispetto ai cantieri, alle opere e ai numeri del porto. Un piano più simbolico, ma non per questo meno politico: quello delle date, degli anniversari e dei “conti tondi” che segneranno il 2026.

Il sindaco lo ha fatto con una frase pronunciata con tono diretto, quasi confidenziale, ma allo stesso tempo carica di significato: “non prendere appuntamenti al 2 di dicembre del 26”. Da lì ha spiegato il motivo, riportando una data che per lui rappresenta un punto fermo della sua storia amministrativa e personale: “perché festeggeremo i trent’anni del sindaco eletto a Muggia il 2 dicembre del 96”.

Il 2 dicembre 1996: l’inizio di un percorso
Nel ricordare quella data, Dipiazza non ha usato toni celebrativi astratti, ma ha fissato un riferimento temporale preciso. Il 2 dicembre 1996 è il giorno che, nelle sue parole, segna l’inizio di un percorso lungo trent’anni. Un arco temporale che attraversa amministrazioni, trasformazioni della città e fasi politiche molto diverse tra loro.

Quando parla di “trent’anni”, il sindaco non lo fa come semplice cifra, ma come sintesi di una continuità. La scelta di sottolineare quella data in diretta, davanti al pubblico di Trieste Cafe, assume il valore di un passaggio di memoria collettiva: non solo un anniversario personale, ma un riferimento che coincide con un pezzo della storia recente della città.

Il libro e l’antologia dei 25 anni
Accanto alla ricorrenza dei trent’anni da sindaco, Dipiazza ha annunciato un altro elemento destinato a segnare il 2026: la presentazione di un libro. Lo ha detto senza enfasi, ma con chiarezza: “al 2 dicembre presenteremo anche il libro”.

Poi ha spiegato cosa rappresenta quell’opera, usando parole molto semplici: “così racconto un po’ la storia di questi 25 anni, l’antologia di Roberto di piazza”. La definizione di “antologia” è centrale, perché rimanda all’idea di una selezione, di un racconto strutturato nel tempo, non di un singolo episodio.

Dipiazza ha anche chiarito a chi pensa in modo particolare quando parla di questo libro: “più che altro per i giovani”. È una frase breve, ma significativa. Nel contesto della diretta, suggerisce che l’intenzione non sia solo quella di lasciare una testimonianza autobiografica, ma di offrire uno strumento di lettura a chi non ha vissuto direttamente quei passaggi politici e amministrativi.

I “conti tondi” del 2026
Nel dialogo finale, il direttore ha affiancato a questo anniversario un altro traguardo simbolico, ricordando che il 2026 sarà anche l’anno dei dieci anni di Trieste Cafe. Lo ha detto in diretta: “noi 10 anni fa, quest’anno faremo il decennale”. E ha aggiunto un dato che fotografa il percorso del giornale: “siamo partiti con zero, ora siamo quasi 150.000 follower”.

A questa osservazione, Dipiazza ha risposto con una sintesi che ha dato il titolo ideale a questo segmento della diretta: “quindi sarà con tutti i conti tondi”. In quella frase, pronunciata quasi sorridendo, c’è la consapevolezza di un anno che concentra più ricorrenze significative, personali e collettive.

Il direttore ha poi citato un’ulteriore data privata, ma simbolica: “il 20 aprile i 100 anni di mia nonna Marina”. Anche questo passaggio, pur personale, è entrato nel racconto complessivo di un 2026 segnato da anniversari che parlano di tempo, memoria e continuità.

Tra memoria politica e racconto pubblico
In questo blocco finale della trasmissione, Dipiazza non ha parlato di nuove opere o di programmi futuri dettagliati. Ha scelto invece di soffermarsi sul senso del percorso fatto e sulla necessità di raccontarlo. Il riferimento al libro, ai trent’anni e ai giovani indica una volontà di fissare una narrazione, di lasciare una traccia ordinata di un’esperienza lunga e complessa.

Il 2026, così come emerge dalle sue parole, diventa un anno simbolico non solo per ciò che accadrà, ma per ciò che verrà ricordato. Le date citate in diretta non sono semplici anniversari da calendario, ma tappe che intrecciano storia amministrativa, crescita di una testata giornalistica e memoria personale.

Un finale che guarda avanti
Quando Dipiazza parla di presentare il libro e di festeggiare i trent’anni, non lo fa con il tono di chi chiude un capitolo, ma con quello di chi sente il bisogno di rimettere in ordine il racconto. La scelta di farlo “più che altro per i giovani” suggerisce che il messaggio finale non sia rivolto al passato, ma a chi dovrà leggere, capire e giudicare quel percorso nel tempo.

In questo senso, le date simboliche citate in diretta diventano il filo che lega passato, presente e futuro. Un 2026 fatto di conti tondi, anniversari e memoria, che nella narrazione del sindaco assume il valore di un passaggio identitario, tanto personale quanto pubblico.

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