Porto Vecchio, Paglia (PD): l’ennesima messa in scena sulla pelle dei richiedenti asilo

Porto Vecchio, Paglia (PD): l’ennesima messa in scena sulla pelle dei richiedenti asilo

Questa mattina a Porto Vecchio è andato in scena l’ennesimo teatro: un massiccio e coreografico dispiegamento di forze dell’ordine per “gestire” persone che, ironia della sorte, non stanno tentando di scappare, di nascondersi o di opporsi, ma aspettano solo di essere trasferite da un luogo di freddo e abbandono.

I numeri parlano chiaro. Circa 100 richiedenti asilo trasferiti, mentre altrettante sono rimaste lì, nei ruderi, al freddo, senza alcuna prospettiva. A loro si aggiungeranno già nelle prossime ore altri uomini e donne che arriveranno dopo aver superato l’altro grande set teatrale di questa politica: il costoso e inutile blocco alla frontiera.

Tutto questo si è svolto senza un adeguato numero di mediatori culturali, in mezzo a persone che sventolavano i documenti della Questura nel tentativo di farsi capire, mentre gli agenti di polizia cercavano di gestire al meglio una situazione complessa e palesemente non organizzata. Un quadro che restituisce tutta l’improvvisazione di un’operazione più simbolica che realmente funzionale.

A rendere ancora più evidente l’assurdità della situazione, la notizia del possibile trasferimento si è rapidamente diffusa: dal dormitorio di via Sant’Anastasio sono arrivati anche nuclei familiari nepalesi, nella speranza di poter essere a loro volta trasferiti. Un segnale chiaro di quanto il sistema sia caotico, improvvisato e incapace di dare risposte stabili, nemmeno a chi è già inserito in percorsi di accoglienza.

Un doppio spreco, dunque. Spreco di risorse pubbliche, di uomini e mezzi, e spreco di dignità istituzionale. Perché è ormai evidente che non siamo di fronte a un problema di “ordine pubblico”, ma a una gestione tutta propagandistica della povertà e della fragilità.

"I richiedenti asilo non hanno bisogno di camionette e cordoni -  afferma Maria Luisa Paglia, segretaria del PD cittadino - Hanno bisogno di posti dignitosi, di servizi di bassa soglia, di soluzioni strutturali. E soprattutto non hanno bisogno di essere usati come comparse in una rappresentazione pensata per rassicurare qualcuno, mentre non risolve nulla.

Porto Vecchio continua a essere trattato come un non-luogo dove tutto è permesso, tranne ciò che servirebbe davvero: responsabilità, programmazione, umanità.
Nel frattempo il copione è sempre lo stesso: si spostano le persone, si lasciano i problemi, e si ricomincia da capo il giorno dopo.
Peccato che questa non sia una fiction."

È la realtà. E a finirci in mezzo non sono solo le persone più fragili, ma anche la dignità della città di Trieste.