Triestina, ritorno di Marino e verità in sala stampa: “scelta tecnica” “qui nessuno viene per un funerale”
La Triestina riparte da Giuseppe Marino e lo fa mettendo sul tavolo, senza troppi giri di parole, il peso di una classifica complicata, il cambio in panchina e le domande che in città rimbalzano da settimane. Nel corso della mattinata di giovedì 22 gennaio, la società ha presentato ufficialmente il tecnico, con accanto il direttore sportivo Michele Franco, in una conferenza stampa che ha alternato numeri, spiegazioni e momenti di frizione netta con la sala.
Prima di entrare nel merito sportivo, è arrivato un passaggio sentito: un pensiero di vicinanza per la scomparsa di Ennio Mastromarino, figura conosciuta nel mondo dilettantistico locale, e un ringraziamento per il lavoro svolto da Attilio Tesser e dal suo staff.
Franco: “decisione tecnica e condivisa, nessuna indecisione”
Il cuore della spiegazione societaria lo firma Michele Franco, che mette subito un punto su ciò che definisce come narrato “fuori fuoco” nei giorni precedenti. Per il direttore sportivo, la scelta di interrompere il rapporto con Tesser nasce da motivazioni “prettamente tecniche” e legate ai risultati, con una decisione descritta come chiara e condivisa con il club.
Franco ha ricostruito anche la settimana di passaggio, spiegando che i tempi sarebbero stati condizionati da aspetti procedurali e dalla trattativa sulla risoluzione contrattuale. In questa cornice, ha respinto l’idea di una società “confusa”, sostenendo che la linea fosse già definita, mentre i giorni di attesa sarebbero dipesi dall’accordo formale.
Poi i numeri, snocciolati come un referto: 12 partite nella gestione Tesser con 8 sconfitte, 2 pareggi e 2 vittorie, e una media punti indicata in 0,66. Franco ha citato anche il confronto con la precedente gestione, entrando nel dettaglio della media gol subiti e del rendimento offensivo, per rafforzare la tesi che la scelta sia stata figlia del campo, non di altro.
Il perché del “doppio cambio”: “avevamo scelto tesser per migliorare, non è arrivata la svolta”
Tra le domande più insistenti, una ha colpito dritto: com’è possibile passare da Marino a Tesser e poi tornare indietro? Franco ha risposto rivendicando la logica iniziale: puntare su un allenatore di esperienza e con un precedente positivo in piazza per alzare la media punti e arrivare al mercato di gennaio con più margine. Non essendo arrivata la “svolta” attesa, la società ha scelto di cambiare di nuovo, cercando nel ritorno di Marino ciò che in questo momento ritiene necessario per la squadra.
Pagamenti, deferimenti e stadio: la sala incalza, Franco prova a tenere il punto
La conferenza non è stata solo calcio giocato. In più passaggi, alcuni giornalisti hanno sollevato questioni societarie, tra timori legati ai pagamenti dei dipendenti, al tema dei deferimenti e alla possibilità di una penalizzazione, oltre ai dubbi sul rapporto con lo stadio e sulle posizioni debitorie richiamate nel confronto pubblico cittadino.
Franco ha più volte ribadito di avere una responsabilità centrata sull’area sportiva, ma ha comunque provato a rispondere sul quadro generale, definendo la situazione ereditaria come “drammatica” e sostenendo che la proprietà stia lavorando per sistemare progressivamente i problemi, con confronti quotidiani e una progettualità che includerebbe anche la ricostruzione del settore giovanile. La sostanza del suo messaggio è stata questa: i problemi non si risolvono “in poco tempo”, e le tempistiche non sempre coincidono con le aspettative della piazza.
Mercato: uscite, difficoltà e la promessa di “motivazione”
Sul mercato, Franco ha ammesso che la Triestina, nella condizione attuale, fatica a convincere giocatori e club. Ha parlato di una linea prudente: niente operazioni onerose, ma innesti “funzionali” e soprattutto profili motivati, pronti a “onorare la maglia fino all’ultimo giorno”.
Ha inoltre spiegato la logica delle uscite come scelta economica inevitabile in un contesto complesso: meglio monetizzare ora, piuttosto che perdere valore a fine stagione. Un ragionamento che, nelle sue parole, non annullerebbe l’obiettivo di migliorare il rendimento, ma lo renderebbe coerente con le possibilità reali.
Settore giovanile e primavera: “Triestina è una cosa unica”
Altro tema caldo: la primavera e l’utilizzo di giovani aggregati alla prima squadra. Franco ha respinto l’idea di una “spoliazione” sistematica, sostenendo che portare due ragazzi in panchina sia anche un segnale positivo e un passaggio di crescita. Ha insistito su un concetto identitario: non esistono due mondi separati, “prima squadra” e “primavera”, ma una sola Triestina. E proprio lì, ha promesso, la società vorrebbe costruire una base più solida con il tempo.
Marino: “penalizzazione non è un alibi, dobbiamo farla pesare solo alla fine”
Quando prende la parola Giuseppe Marino, il tono cambia: meno spiegazioni e più spinta emotiva. Il tecnico parla di dignità sportiva e di dovere morale verso la maglia. Il concetto che ripete, con forza, è che la penalizzazione non deve diventare una scusa: le partite non partono “3-0”, si giocano fino al 90’ e i conti si fanno alla fine.
Marino dice di non voler vivere di classifiche e di voler trasmettere la stessa mentalità dell’inizio stagione: fare più punti possibili, partita dopo partita, senza farsi paralizzare dal contesto. Sul futuro personale, si definisce un allenatore “alla giornata”: non pensa a ciò che verrà, pensa a provare il “miracolo” sportivo, e lo dice con una frase che suona come promessa alla città: non è tornato per accompagnare squadra e piazza “in un funerale”, ma per combattere fino all’ultima goccia.
Una conferenza che fotografa la fase: tra campo e realtà
Il ritorno di Marino, nelle intenzioni del club, è un tentativo di scuotere la squadra e ridare una direzione. Ma la sala stampa ha mostrato anche altro: una città che chiede risposte, pretende chiarezza e non separa più la domenica dal lunedì, il campo dalle carte, la classifica dalle scadenze.
Da qui riparte la Triestina: tra la necessità di fare punti e la pressione di un contesto che, oggi più che mai, non concede zone grigie.
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