Barcola, tra nostalgia e necessità: «Il mare si è mangiato le spiagge, ora ne servono di nuove»

Tra i commenti di un acceso dibattito social è emersa una riflessione che ha colpito molti cittadini: a Barcola c'è sempre meno spazio per prendere il sole, rilassarsi o semplicemente trovare un angolo per sé. Non si tratta di una semplice lamentela stagionale, ma di un dato di fatto che si ripresenta ogni estate con sempre maggiore evidenza: a Trieste mancano spiagge accessibili e diffuse per tutti.
La discussione è nata intorno alla spiaggia per cani recentemente allestita sul litorale barcolano, un'iniziativa che ha sì trovato favorevoli gli amanti degli animali, ma che ha anche portato a galla un tema più ampio: l’erosione costante degli spazi balneabili.
C’è chi ricorda con nostalgia quando, circa quarant’anni fa, le famiglie si accalcavano al secondo Topolin, con due o tre file di brandine, bambini che correvano sulla ghiaia e madri sedute all’ombra con la merenda al seguito. Oggi, di quella grande spiaggia resta solo un fazzoletto di sassi. Il mare ha fatto il suo corso naturale, mangiandosi metro dopo metro di litorale.
Anche altre zone come il Cedas vengono segnalate come sempre più anguste e affollate, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. «Serve un piano serio di recupero e ampliamento delle spiagge cittadine», è il messaggio condiviso da diversi utenti sui social, uniti dalla volontà di riportare vitalità e accessibilità al litorale triestino.
L’appello è chiaro: Barcola ha bisogno di nuove spiaggette, di spazi per tutte le fasce d’età e per tutte le esigenze. Con l’erosione costiera in aumento e il cambiamento climatico che impatta direttamente sull’uso del litorale, la questione non può più essere rinviata.
Non si tratta solo di nostalgia per un tempo che fu, ma della richiesta concreta di una comunità che ama profondamente il suo mare e che chiede di poter continuare a viverlo. Serve un intervento strutturale, partecipato, lungimirante.
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