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Partito Animalista Italiano: "Pineta di Cattinara medicina per l'essere umano"

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Fabio Rabak - Referente Pai Trieste

 

“Pineta di Cattinara medicina per l'essere umano.

Un bosco non è quello che sembrerebbe a prima vista solo un insieme di alberi e di cespugli, è invece un complesso reticolo di relazioni di scambio sia aeree che sotterranee, le piante comunicano e si scambiano informazioni tra loro e con le specie animali ivi presenti. Il bosco è una comunità naturale fondata sulle sinergie tra organismi vegetali ed animali. Quando, per ragioni puramente economiche e di profitto si distrugge una porzione di bosco o si abbatte anche un solo albero si altera questo straordinario equilibrio.

 

Il grande botanico Francis Hallé, che ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle piante e delle foreste tropicali in tutto il mondo ci insegna che ogni pianta, ogni albero, ha una sua naturale geometria di sviluppo ed ogni specie ha il suo preciso e particolare disegno di crescita.

 

Purtroppo sta succedendo qualcosa di piuttosto strano e singolare, che avrebbe dell’incredibile, se non fosse invece tutto drammaticamente vero: da nord a sud dell’Italia, molti comuni si sono come messi d’accordo per fare la guerra ai grandi alberi delle città e contemporaneamente, nei boschi si intensifica il taglio degli alberi ad alto fusto. Tutto questo provoca inevitabilmente danni agli Animali, all’ambiente e al paesaggio, urbano e boschivo.

 

Oggigiorno si parla tanto che bisogna salvare il pianeta ma al momento ci sono solo tante chiacchiere e pochi fatti concreti, e come esempio possiamo prendere benissimo l'esempio della pineta di Cattinara condanna a morte per dare spazio al cemento.

 

Noi del Partito Animalista Italiano sezione di Trieste diciamo ancora una volta che la pineta di Cattinara va salvata perché è un patrimonio della città, ha un alto valore sociale e ambientale e quello che viene promesso in cambio non compenserebbe la sua scomparsa.

 

Gli alberi, come è noto, sono un pozzo formidabile di anidride carbonica e piantarne di nuovi è senza dubbio auspicabile per restituire habitat alla fauna e ricostituire gli ecosistemi. Ma, allo stesso tempo, questa strategia potrebbe rivelarsi limitata e inaffidabile per assorbire CO2 e ridurre l’Effetto serra sul lungo termine. Pensiamoci: decenni di sforzi per garantire a una pianta l’altezza e il volume necessario per agire da “aspirapolvere carbonico” possono essere annichiliti in qualsiasi momento da ondate di calore improvvise, siccità, malattie, incendi o, peggio ancora, dalla deforestazione che procede inarrestabile come in questo caso.

 

Quindi potremmo dire: perché piantare nuovi alberi “piccoli” e meno capaci di assorbire CO2, e non concentrarsi invece a fermare la deforestazione che rende segatura la vegetazione matura, nel pieno della sua efficienza di sequestro del carbonio?

È noto, inoltre, che le funzioni ecosistemiche di alberi appena piantumati non sono paragonabili a quelle di alberi secolari.

 

I signori della Regione e dell'Asugi dovrebbero sapere molto bene che questo progetto parte con una promessa di compensazione molto labile, si perde un parco che, dunque, ha un valore molto più elevato di qualche albero tagliato perché ha un profondo significato sociale per la zona e ancor di più che gli alberi sono medicina per l'essere umano.

 

L’ambiente è il problema attuale e del futuro, intervenire sulle fonti inquinanti è indispensabile, oltre il 70% dell’anidride carbonica che generiamo è prodotta in ambiente urbano. Le piante potrebbero assorbire gran parte della CO2, abbassare notevolmente l’inquinamento e mitigare l’innalzamento delle temperature. L’abbattimento indiscriminato degli alberi nelle nostra città sembra andare inspiegabilmente nella direzione opposta, invece di utilizzare ogni spazio disponibile per il verde, si abbattono i grandi alberi e penso che le cause siano molteplici. In primo luogo vi è un problema culturale di base, si percepisce ancora l’albero come un oggetto inanimato, funzionale ai nostri usi.

 

Dal 2013 abbiamo la Legge 10 che sancisce le norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani ed in particolare l’Art. 7 riporta le disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberature (anche se inserite nel tessuto urbano), di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale. A tal proposito il Comune dovrebbe aver individuato e censito il proprio patrimonio verde mantenendolo aggiornato e rendendolo pubblico e disponibile a tutti. Spero che ciò sia stato fatto e che gli Enti preposti non siano stati afflitti da “persistente inerzia”.

 

Anche la sensibilizzazione è importante, partendo dall’infanzia, bisogna cambiare la cultura del verde, purtroppo, ancora così poco sentita”.

 

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