Cooperazione internazionale, Massolino: «Grave l’assenza di Fedriga e degli uffici regionali"

«L'assenza del presidente Fedriga, che detiene la specifica delega, e degli uffici regionali all'audizione dedicata alle organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione internazionale rappresenta un segnale preoccupante di disattenzione verso un settore che dovrebbe essere considerato strategico per il Friuli-Venezia Giulia». Così Giulia Massolino, consigliera regionale del Patto per l’Autonomia - Civica FVG, a margine dell’audizione odierna in VI Commissione. «Oggi abbiamo ascoltato importanti ONG del territorio che ogni giorno costruiscono relazioni internazionali, promuovono solidarietà, sviluppo sostenibile, educazione alla cittadinanza globale e cooperazione tra comunità - prosegue la consigliera -. Sarebbe stato importante che la Giunta fosse presente ad ascoltare direttamente le loro esperienze, le loro difficoltà e le loro proposte, oltre che a giustificare la scelta politica della riduzione dei finanziamenti. Allo stesso tempo sarebbe stata utile la presenza degli Uffici regionali per un confronto costruttivo sulle eventuali difficoltà organizzative e potenziali migliorie da apportare al sistema. In assenza di questi punti di vista, l’audizione, anziché presentarsi come un dialogo tra i vari soggetti coinvolti in un processo complesso, si è esaurita nella presentazione di istanze da parte delle Organizzazioni della Società Civile a un interlocutore decisionale di fatto assente. Un’occasione persa, perché le Organizzazioni hanno proposto richieste chiare, solide, precise e ragionevoli, motivate con dati, documenti e fatti di realtà».
Nel merito, Massolino evidenzia che «dall'audizione è emerso con chiarezza un dato: la legge regionale sulla cooperazione internazionale ha ormai 26 anni. È stata quindi redatta e approvata in un mondo profondamente diverso da quello attuale, precedente all'allargamento dell'Unione europea, alle grandi crisi climatiche, alle migrazioni globali, alle guerre che oggi attraversano il continente europeo e il Mediterraneo. In questi ventisei anni è cambiato il mondo e sono cambiate le forme della cooperazione. Per questo è necessario aprire una riflessione seria e partecipata per aggiornarla profondamente o, se necessario, costruire una nuova legge regionale capace di rispondere alle sfide contemporanee. Serve inoltre interrogarsi sulle risorse che la Regione dedica a questo settore. L'Italia, in sede OCSE e nell'ambito degli impegni internazionali assunti, si è posta l'obiettivo di destinare lo 0,7% del reddito nazionale alla cooperazione allo sviluppo. Il Friuli-Venezia Giulia, invece, stanzia per la cooperazione internazionale appena 1.129.000 euro all'anno, in diminuzione dal 2020, a fronte di un PIL regionale che supera i 32,5 miliardi di euro. Una cifra che evidenzia una distanza enorme tra le ambizioni che spesso vengono dichiarate e le risorse effettivamente messe in campo, che devono aumentare, incluse le risorse umane dedicate alla partecipazione in partenariati internazionali strategici. Destano, infatti, perplessità la scarsa trasparenza nella scelta dei partner con cui avviare progettualità e la mancata corrispondenza delle priorità geografiche di intervento con quelle identificate a livello nazionale, così come merita una riflessione lo scarso successo del bando enti territoriali, legato alle difficoltà degli enti locali, difficoltà che abbiamo più volte evidenziato denunciando i fondi fermi nelle casse dei Comuni».
«La cooperazione internazionale non è un gesto di generosità occasionale o buonismo - conclude la consigliera -. È uno strumento di pace, prevenzione dei conflitti, giustizia globale e costruzione di relazioni tra popoli, e pertanto di interesse generale. In una regione di confine e di vocazione internazionale come la nostra dovrebbe rappresentare una priorità politica e non un capitolo residuale del bilancio. Per questo invitiamo la Giunta regionale ad assumere l’impegno concreto ad avviare un percorso di revisione della normativa regionale, coinvolgere stabilmente le organizzazioni della società civile e rafforzare in modo significativo le risorse destinate alla cooperazione internazionale, entrando come partner strutturale strategico in progetti capaci di una generazione d’impatto ben superiore dell’investimento»
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