Trieste, Rifondazione Comunista lancia l’allarme povertà: «In dieci anni aumentata del 50%»

«A Trieste la povertà è ormai un fenomeno strutturale». È l’allarme lanciato da Rifondazione Comunista Trieste e dai Giovani Comunisti/e Trieste, che, richiamando i dati dell’ultimo report della Caritas cittadina, parlano di un aumento della povertà del 50% nell’arco di dieci anni e chiedono un cambio radicale delle politiche su casa, welfare, salari e sanità.
Una presa di posizione molto dura, che mette nel mirino le amministrazioni comunale e regionale e contrappone alle politiche portate avanti negli ultimi anni una serie di proposte che vanno dal blocco degli sfratti alla riqualificazione e assegnazione degli alloggi ATER sfitti.
«Una situazione che non può più essere considerata temporanea»
Secondo Rifondazione e Giovani Comunisti, i dati riportati dalla Caritas descriverebbero una trasformazione profonda della situazione sociale triestina.
«In 10 anni la povertà è aumentata del 50%. È una situazione che non può più essere gestita solo come un'emergenza temporanea», affermano.
Il documento richiama inoltre le migliaia di persone che si rivolgono ai servizi di assistenza per ottenere pasti e posti letto, sostenendo che il numero sia elevato e in continuo aumento.
Per le due realtà politiche, dunque, non si sarebbe più davanti a un'emergenza circoscritta, ma a un fenomeno ormai radicato nel tessuto sociale cittadino.
L’attacco a Comune e Regione
Particolarmente critica è la valutazione politica sulle cause della situazione.
Rifondazione parla di disuguaglianze «in netto aumento» e accusa la Giunta comunale e quella regionale di indifferenza davanti al problema. Secondo il partito, la situazione sarebbe il risultato di «anni ed anni di politiche liberiste e tagli al welfare e alla rete assistenziale».
Nel documento viene criticato anche quello che viene definito un clima di crescente intolleranza nei confronti delle realtà impegnate nell'assistenza alle persone in difficoltà.
Si tratta di valutazioni politiche espresse da Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti/e, che attribuiscono alle scelte compiute dalle amministrazioni una parte rilevante della responsabilità per la situazione descritta.
Casa e costo della vita al centro della denuncia
Uno dei nodi principali individuati è quello dell'abitazione.
«A Trieste trovare casa diventa sempre più difficile», sostengono, descrivendo l'abitazione come «un lusso sempre più inaccessibile» e collegando il problema all'aumento del costo della vita e a salari giudicati troppo bassi.
Nella lettura proposta dal partito, la pressione economica sulle famiglie si accompagna alle difficoltà incontrate dai giovani nel costruire il proprio futuro in città.
Rifondazione sostiene infatti che molti studenti, terminato il percorso di studi, lascino Trieste e critica un modello di sviluppo che ritiene eccessivamente orientato verso il turismo, definito nel comunicato «mordi e fuggi».
«Non si può scaricare tutto sul volontariato»
Altro passaggio particolarmente duro riguarda la gestione dell'assistenza.
Secondo Rifondazione Comunista, l'amministrazione comunale starebbe rispondendo alla crisi «scaricando tutte le responsabilità sulla rete del volontariato», arrivando contemporaneamente, secondo l'accusa contenuta nella nota, ad attaccare chi opera in questo settore.
Da qui la richiesta di «invertire la rotta con misure radicali e coraggiose».
La proposta: piano per l’edilizia pubblica e blocco degli sfratti
Il primo intervento indicato riguarda l'emergenza abitativa.
Rifondazione e Giovani Comunisti/e chiedono un piano per l'Edilizia Residenziale Pubblica, accompagnato da interventi di rigenerazione dei rioni considerati maggiormente degradati.
Tra le proposte avanzate figurano inoltre il blocco degli sfratti e la «riqualificazione e assegnazione immediata degli alloggi ATER sfitti», misure che secondo i promotori servirebbero anche a contrastare la speculazione immobiliare.
Un capitolo specifico viene dedicato agli universitari. La richiesta è quella di sviluppare un piano di alloggi per studenti a prezzi calmierati, evitando invece, secondo la posizione espressa nel comunicato, di sostenere soluzioni abitative di fascia alta accessibili soltanto a una parte ridotta della popolazione studentesca.
Sanità e consultori tra le priorità
Il documento allarga poi il campo alla sanità pubblica.
Rifondazione chiede maggiori investimenti e un cambio di direzione sul tema dei consultori, considerati «presidi essenziali» per garantire assistenza e cura sul territorio.
Casa, sanità, welfare e redditi vengono quindi inseriti all'interno di un'unica lettura della crisi sociale cittadina.
«La lotta alla povertà passa da salari e affitti»
La conclusione del documento è anche quella politicamente più netta.
«Non possiamo accettare che a Trieste la dignità umana venga subordinata alle logiche del profitto», affermano Rifondazione Comunista Trieste e Giovani Comunisti/e Trieste.
Per le due realtà politiche, la risposta alla povertà non può passare dalla «criminalizzazione di chi soffre», ma deve concentrarsi sull'aumento dei salari e sulla riduzione degli affitti, riportando al centro delle politiche pubbliche la dignità delle persone.
«Le risorse ci sono, manca solo la volontà politica», concludono.
Un attacco frontale e, contemporaneamente, una piattaforma di proposte che porta nel dibattito politico triestino uno dei temi destinati a pesare sempre di più: quanto costa oggi vivere a Trieste e quante persone riescono ancora a sostenerne il costo.
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