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Politica

Martedì presidio No Imec in Ponterosso: «Vogliamo una città demilitarizzata e neutrale», anche esponente Flotilla

redazione·
Martedì presidio No Imec in Ponterosso: «Vogliamo una città demilitarizzata e neutrale», anche esponente Flotilla

Un presidio nel cuore di Trieste per chiedere una città «demilitarizzata e neutrale» e contestare i progetti Imec e Trimarium. È l'iniziativa annunciata dal Comitato No Imec di Trieste, che dà appuntamento in piazza Ponterosso dalle 18 di martedì 15 settembre 2026, in occasione del 79° anniversario dell'entrata in vigore del Trattato di Pace di Parigi.

All'iniziativa, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, interverranno anche Aurelio Juri, ex sindaco di Capodistria e attivista per la pace, e Massimo Marchini della Global Sumud Flotilla Italia.

Il richiamo al Trattato di Parigi

Il Comitato sceglie una data dal forte valore storico. Il 15 settembre 1947 entrava infatti in vigore il Trattato di Pace di Parigi successivo alla Seconda guerra mondiale.

Nella propria nota, No Imec richiama in particolare le disposizioni che riguardavano la nascita del Territorio Libero di Trieste, sostenendo la necessità di rivendicarne ancora oggi i principi di demilitarizzazione e neutralità.

«A 79 anni dall'entrata in vigore del Trattato di Pace siamo qui a rivendicarne l'applicazione e la continuità», afferma il Comitato.

È la posizione politica degli organizzatori, che sarà al centro della manifestazione di Ponterosso.

No Imec contro il corridoio India-Medio Oriente-Europa

Una parte centrale del comunicato riguarda il progetto Imec. Il Comitato contesta il rafforzamento dei collegamenti tra Trieste e Haifa e sostiene che questo processo rischierebbe di attribuire allo scalo giuliano un ruolo sempre più importante nelle strategie geopolitiche internazionali.

Nel comunicato vengono utilizzate espressioni fortemente critiche nei confronti di Israele e viene contestata più in generale qualsiasi prospettiva che, secondo gli organizzatori, possa accrescere il coinvolgimento di Trieste nelle tensioni militari internazionali.

Si tratta di valutazioni e accuse politiche espresse dal Comitato No Imec, che ne assume la responsabilità.

Nel mirino anche il Trimarium

Il Comitato prende posizione anche contro l'Iniziativa dei Tre Mari, o Trimarium, descritta nella nota come uno strumento destinato a integrare il porto di Trieste in quello che gli organizzatori definiscono «un blocco antirusso» nell'Europa centro-orientale.

La preoccupazione espressa è che la posizione strategica di Trieste, tradizionalmente legata alla sua funzione di porto internazionale e porta verso l'Europa centrale, possa assumere una crescente dimensione militare.

Da qui la richiesta di riportare al centro del dibattito pubblico cittadino il tema della neutralità.

Le contestazioni sul ruolo del porto

Particolarmente duro il passaggio dedicato al porto di Trieste. Il Comitato sostiene che negli ultimi anni lo scalo sia stato progressivamente coinvolto anche in dinamiche militari e richiama, tra gli altri elementi, gli approdi avvenuti nel 2022 e nel 2023 delle portaerei statunitensi Truman e Ford.

La nota attribuisce inoltre determinate conseguenze economiche alle scelte geopolitiche degli ultimi anni, parlando di una riduzione di «duecentomila container negli ultimi tre anni» e collegandola all'estromissione della Cina per ragioni politiche.

Anche in questo caso si tratta di affermazioni e interpretazioni contenute nel comunicato del Comitato, che non vengono accompagnate nella nota da documentazione statistica o da ulteriori elementi di verifica.

«Fermare Imec e Trimarium»

Il messaggio conclusivo della manifestazione è netto. Per il Comitato, fermare quello che definisce l'utilizzo a scopo bellico del porto passa dall'opposizione a Imec e Trimarium e da una mobilitazione popolare che riporti al centro i principi richiamati dal Trattato di Parigi.

«Se vogliamo fermare i traffici di armi e l'utilizzo a scopo bellico del porto di Trieste bisogna fermare l'Imec e il Trimarium», sostiene No Imec.

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