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Politica

Trieste, Porro sui ragazzi di Pradamano: «Non spegniamo il loro entusiasmo, lasciamoli sognare»

redazione·
Trieste, Porro sui ragazzi di Pradamano: «Non spegniamo il loro entusiasmo, lasciamoli sognare»

La vicenda dei tre ragazzi tra i 13 e i 14 anni di Pradamano, che avevano allestito un piccolo banchetto con bibite e dolci con l’obiettivo di mettere da parte i soldi necessari per acquistare un motorino, ha suscitato la riflessione del consigliere comunale di Trieste Salvatore Porro.

In una lettera indirizzata al direttore, Porro prende posizione a favore di una maggiore libertà d’iniziativa per gli adolescenti, partendo proprio da una storia che definisce capace di commuovere e, allo stesso tempo, di riportare alla memoria esperienze appartenenti a intere generazioni.

«Un’azione che avrebbe meritato un sorriso d’incoraggiamento»

Secondo quanto ricostruito nella lettera, i tre giovani avevano organizzato un piccolo punto improvvisato dove offrire bibite fresche e dolci a residenti e turisti, cercando così di raccogliere qualche soldo per realizzare il loro desiderio.

Porro sottolinea il valore simbolico del gesto: adolescenti che cercano di raggiungere un obiettivo contando sulle proprie forze e senza gravare sulle famiglie.

«Un’azione di una dolcezza e di un valore sociale immenso, che avrebbe meritato un premio, o quantomeno un sorriso d’incoraggiamento», scrive.

Il riferimento alla Polizia locale

Porro, che ricorda di essere stato poliziotto, afferma di comprendere anche la posizione degli agenti della Polizia locale chiamati ad applicare le regole.

Nella sua riflessione immagina il disagio di chi si è trovato davanti tre giovanissimi impegnati in un’attività non conforme alla normativa, pur in presenza di intenzioni lontane da qualsiasi forma di pericolo o disturbo.

È proprio qui che si concentra il cuore del suo intervento: il rapporto tra rigidità delle regole e capacità di riconoscere il valore educativo di alcune iniziative spontanee.

Il confronto con l’adolescenza di ieri

La lettera assume poi un tono fortemente generazionale.

Porro richiama i piccoli banchetti che molti cinquantenni, sessantenni e settantenni ricordano dalla propria infanzia e adolescenza: giocattoli usati, fumetti recuperati dalle cantine, dolci preparati in casa, bevande e oggetti venduti per pochi spiccioli.

Per il consigliere comunale quelle esperienze rappresentavano una sorta di prima scuola del denaro, della responsabilità e dell’autonomia.

«Quella era la nostra scuola di vita», scrive, ricordando le estati trascorse tra amici nel tentativo di racimolare il necessario per acquistare qualcosa desiderato.

«Non spegniamo l’entusiasmo dei nostri giovani»

Porro inserisce la vicenda anche in una riflessione più ampia sulla condizione degli adolescenti.

Nel suo intervento contrappone l’iniziativa dei tre ragazzi alle tante situazioni negative che frequentemente finiscono nelle cronache, dal bullismo all’aggressività, fino all’isolamento domestico e all’uso eccessivo dei videogiochi.

Il suo messaggio finale è quindi rivolto soprattutto agli adulti e alle istituzioni.

«Non spegniamo l’entusiasmo dei nostri giovani. Lasciamoli sognare, lasciamoli fare», conclude.

Un appello che non mette in discussione l’esistenza delle regole, ma invita a interrogarsi su come applicarle quando di fronte ci sono iniziative spontanee, innocue e legate al desiderio dei più giovani di responsabilizzarsi e conquistarsi qualcosa con le proprie forze.

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