Trieste, ristoratore: «Il triestino sa quello che vuole, non si possono fare i furbi» (VIDEO)

Il cliente triestino è esigente, conosce la qualità e soprattutto «sa quello che vuole». Per conquistarlo non esistono scorciatoie: servono prodotti di livello, continuità e attenzione. È il ritratto tracciato dallo chef e imprenditore Salvatore Marino, titolare di Navigando e Scaramanzia e prossimo all’apertura di “Al banco di Trieste”, durante la trasmissione condotta da Luca Marsi.
Un punto di vista maturato sul campo dal 2018, anno dell’arrivo di Marino a Trieste, e attraverso il rapporto quotidiano con una clientela che l’imprenditore considera decisiva per il futuro delle proprie attività.
«Il cliente è diventato molto esigente»
Alla domanda su quanto sia cambiato negli ultimi anni il cliente triestino, Marino ha subito delimitato il campo alla propria esperienza nella ristorazione.
«Il cliente è diventato molto esigente e soprattutto io penso che il triestino in particolare sia un cliente che sa quello che vuole».
Un pubblico che, secondo Marino, possiede una capacità particolarmente sviluppata di distinguere la qualità.
«Sa riconoscere una cosa buona da una cosa meno buona».
Ed è proprio questa caratteristica a rendere necessario mantenere alto il livello dell'offerta.
«Non si possono fare i furbi con loro»
Marino lega l’esigenza del pubblico anche alla tradizione gastronomica del territorio.
«Io penso che la città di Trieste, che è abituata comunque a dei prodotti di eccellenza, non si possono fare i furbi con loro e bisogna sempre mantenere uno standard molto alto».
Una frase che sintetizza la filosofia con cui l’imprenditore affronta il mercato cittadino: il cliente va conquistato attraverso il prodotto e non attraverso soluzioni di breve periodo.
Lo stesso principio è alla base del nuovo investimento in Cavana, dove Marino ha annunciato di voler puntare anche sulle eccellenze del Friuli Venezia Giulia.
Il turista conta, ma il triestino resta al centro
Il forte movimento turistico della città potrebbe spingere un’attività del centro a costruire la propria proposta principalmente sui visitatori. Marino sostiene di seguire una strada differente.
«Noi non ragioniamo mai a puntare sui turisti, fare il lavoro dei turisti. Noi cerchiamo comunque di incastrare tutti, e il triestino soprattutto».
Per l’imprenditore il pubblico residente conserva quindi un peso strategico.
«Per me il triestino resta sempre quello decisivo».
Rebek: «È difficile conquistarlo, ma poi diventa abituale»
Sul tema è intervenuto anche Stefano Rebek, che ha sottolineato una caratteristica del pubblico cittadino: la fidelizzazione.
«Il triestino ha un pregio: è difficile conquistarlo, ma una volta che lo conquisti diventa veramente abituale».
Secondo Rebek, una volta individuato il locale preferito per l’aperitivo, il pranzo o la cena, il cliente tende a tornarci con continuità.
Questo, però, non significa che l’esercente possa fermarsi.
«Non devi annoiarlo. Devi creare sempre progetti nuovi».
Marino: «Ci riconoscono il lavoro quando è fatto bene»
La severità del pubblico, nella lettura di Marino, non rappresenta dunque un problema. Può trasformarsi al contrario in una garanzia per chi investe sulla qualità.
«Da quando io sono arrivato nel 2018 è sempre stato molto esigente e noi siamo contenti perché ci riconoscono il lavoro quando è fatto bene».
Una clientela difficile da conquistare, dunque, ma capace anche di premiare nel tempo chi riesce a costruire un rapporto basato su qualità, accoglienza e continuità.
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