“Trieste non può normalizzare i rituali fascisti”: AVS attacca dopo la commemorazione di Grilz

Dura presa di posizione di Alleanza Verdi e Sinistra Trieste dopo quanto avvenuto durante la commemorazione di Almerigo Grilz, conclusasi tra tensioni, polemiche e momenti di scontro.
A intervenire sono state Elisa Moro e Tiziana Cimolino, esponenti di AVS Trieste, che parlano apertamente di “rito politico fascista” e chiedono chiarezza su quanto accaduto.
“Ancora una volta Trieste ha dovuto assistere a una commemorazione fascista trasformata in rito politico, tra braccia tese, ‘presente’ e camerati nostalgici”, dichiarano.
Secondo AVS, il momento commemorativo sarebbe poi degenerato “in un attacco fisico contro un gruppo di antifascisti presenti a distanza per manifestare il proprio dissenso”.
Nel loro intervento Moro e Cimolino contestano anche la narrazione della figura di Almerigo Grilz.
“Almerigo Grilz è stato un esponente della destra neofascista triestina, legato alla storia del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano che fino alla fine non ha mai rinnegato il suo passato”, affermano.
Per le due esponenti di AVS, definire queste commemorazioni “semplici momenti di ricordo giornalistico” significherebbe “fare revisionismo e normalizzare ciò che in una città democratica non dovrebbe avere spazio”.
Da qui la richiesta di approfondimenti anche sul piano giuridico.
“Chiediamo che vengano valutati tutti i profili di legge, compresi quelli relativi all’apologia del fascismo”, spiegano.
Nel comunicato viene inoltre espresso forte sostegno al giornalista de Il Piccolo Gianpaolo Sarti, rimasto ferito mentre documentava quanto stava accadendo.
“Il fatto più grave è che, dentro questo clima, Gianpaolo Sarti sia stato colpito mentre stava documentando gli scontri. A lui va la nostra piena solidarietà e l’augurio di pronta guarigione”, dichiarano.
AVS punta infine il dito contro quella che definisce una disparità di trattamento tra manifestazioni antifasciste e commemorazioni riconducibili all’area neofascista.
“Non accettiamo che l’antifascismo venga trattato come un problema di ordine pubblico mentre i riti neofascisti vengono tollerati, protetti e raccontati come consuetudine”, concludono Moro e Cimolino, chiedendo “piena chiarezza sulle responsabilità delle aggressioni, sul ferimento del giornalista e sulla gestione dell’ordine pubblico”.
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