UILM: "Innoway, riconversione rallenta, manutenzioni rinviate e dubbi sulla tabella di marcia" (VIDEO)

UILM: "Innoway, riconversione rallenta, manutenzioni rinviate e dubbi sulla tabella di marcia" (VIDEO)

Nel corso della diretta serale di Trieste Cafe è tornata al centro la vertenza legata alla ex Wartsila, oggi Innoway, con un racconto dettagliato sugli ultimi passaggi istituzionali e sulle preoccupazioni che, in queste settimane, stanno accompagnando la riconversione dello stabilimento.

Il punto di partenza: l’assemblea fuori dai cancelli e il clima tra i lavoratori
La discussione è partita dal contesto richiamato in diretta: una assemblea pubblica partecipata, svolta fuori dai cancelli dello stabilimento Innoway a Trieste, che per anni è stato identificato come area Wartsila e che oggi vive una trasformazione profonda. La riconversione, come ricordato nel corso del collegamento, rappresenta un passaggio delicato non solo per l’organizzazione industriale, ma anche per la tenuta sociale del territorio, con centinaia di persone direttamente coinvolte.

Il tavolo al ministero e la verifica del piano industriale
Secondo quanto comunicato in diretta da Antonio Rodà (Uilm), la settimana precedente si è svolto un incontro al ministero, programmato come verifica del piano industriale. La descrizione restituita è quella di un’azienda che ha presentato un quadro definito “un bel compito”, sostenendo di essere in linea con la produzione annunciata. Nello specifico, è stato riportato un raffronto tra obiettivo e risultato: la produzione prevista era di vagoni, mentre il dato dichiarato come effettivamente realizzato risulterebbe inferiore, ma comunque inserito in un andamento considerato coerente con la traiettoria generale.

L’occupazione attuale in fabbrica e la progressione prevista
Nel corso del collegamento è stato fornito anche un numero chiave: i lavoratori transitati dalla Wartsila a Innoway sarebbero 251. Di questi, al momento, in fabbrica risulterebbero presenti circa 90 persone. La lettura proposta è quella di una progressione graduale, con un rientro che procede a blocchi, anche attraverso percorsi formativi. È stato citato, in particolare, l’avvio di un corso di saldatura per ulteriori 16 lavoratori, presentato come un passaggio utile a reintegrare altre unità nel ciclo produttivo.

La svolta che preoccupa: manutenzioni spostate e piano che si allunga
Il primo elemento definito “novità” riguarda una parte del piano industriale che, secondo quanto riferito, viene spostata al 2029 anziché entro la fine del 2027. Rodà ha spiegato che, nel perimetro indicato nell’accordo di programma, entro il 2027 sarebbero dovuti rientrare l’assemblaggio dei vagoni merci, l’assemblaggio dei carrelli e la componente manutentiva. Proprio quest’ultima, invece, verrebbe rinviata di due anni.

In diretta è stato evidenziato il punto centrale della perplessità: il rinvio non è solo un dettaglio di calendario, ma un segnale che “necessita approfondimento”, perché spostare un investimento in avanti implica chiarire il perché e capire cosa cambia nell’impianto complessivo del progetto.

Le forniture, i ritardi e il tema della cassa integrazione
A rendere più tesa la situazione è arrivata, sempre nel racconto della diretta, una serie di voci legate ai fornitori. Si è parlato di aziende croate che fornirebbero componenti per i carri ferroviari e di una di queste che avrebbe avuto un principio di incendio, con ripercussioni sui tempi delle consegne. L’azienda, secondo quanto riportato, avrebbe inizialmente minimizzato l’impatto, parlando di un ritardo limitato e ipotizzando di fermare una parte dei lavoratori per alcune giornate specifiche.

Pochi giorni dopo, però, la comunicazione sarebbe cambiata: i rappresentanti di fabbrica sarebbero stati convocati e informati che la criticità era più strutturata. Da qui l’indicazione di una cassa integrazione più lunga: una settimana, otto giorni interi. In diretta, il punto non è stato raccontato come un dettaglio tecnico, ma come un problema di affidabilità delle informazioni, con una critica netta alla distanza tra rassicurazione iniziale e scenario successivo.

Il tema dell’organizzazione e la lettura sindacale della fase
Rodà ha legato questi episodi a un giudizio più generale sull’organizzazione aziendale, sottolineando che i primi mesi di una nuova realtà possono essere fisiologicamente più confusi, ma che qui si parla di un percorso che va avanti da un anno e mezzo e che si avvicina ai due anni. È stata ribadita la sensazione di “leggerezza” nell’affrontare una questione industriale considerata fondamentale: prima per i lavoratori che devono tornare stabilmente al lavoro, e poi per un territorio che, secondo quanto detto, ha bisogno di difendere “quel poco che rimane” del comparto industriale.

La struttura societaria ricordata in diretta
Nel corso dell’intervento è stata richiamata la nascita di Innoway come joint venture: da una parte una controllata del gruppo MSC attiva nella logistica, Medlog, dall’altra un gruppo austriaco di industria ferroviaria, Innofreight. È stato sostenuto che proprio la componente austriaca avrebbe creato più problemi sul piano della capacità organizzativa, con effetti su ritardi e farraginosità.

Il piano atteso da Invitalia e i rinvii citati
Un passaggio specifico ha riguardato anche un piano di sviluppo da presentare a Invitalia, indicata in diretta come ente che finanzia i piani industriali. È stato riferito che questo passaggio era atteso già da settembre, poi rinviato, con ulteriori slittamenti fino a gennaio. Il racconto ha incluso l’idea di una sequenza di giustificazioni e rinvii che, nella lettura sindacale, alimentano la domanda di fondo: “con chi abbiamo a che fare?” dal punto di vista gestionale.

Fiducia e prudenza: la “scommessa” condivisa e le bucce di banana
Alla domanda sulla fiducia nel processo, Rodà ha dichiarato un approccio personale improntato alla fiducia, ricordando che il progetto è stato una scommessa condivisa da sindacati, lavoratori, istituzioni e territorio. Ma ha anche parlato di “bucce di banana importanti” che mettono preoccupazione. Tra i dubbi esplicitati, uno emerge come chiave: se una parte del piano viene posticipata, resta confermata e sostenibile? E se dovesse venire meno, come cambierebbe l’equilibrio complessivo?

Il rischio tempo e la fotografia della forza lavoro
Nella discussione è stato richiamato il fatto che l’accordo sarebbe stato siglato a luglio 2024 e che, col passare dei mesi, qualcuno può arrivare al pensionamento o scegliere altre strade. Un tema che si intreccia con la domanda su cosa rimarrà della forza lavoro originaria quando il piano dovrà completarsi e la promessa di riassorbimento dovrà essere verificata.

La prossima scadenza: un nuovo tavolo prima di Pasqua
In chiusura, è stata comunicata la convocazione di un nuovo tavolo al ministero prima di Pasqua, quindi entro circa 60 giorni dal precedente incontro. La lettura data in diretta è che il ministero avrebbe colto le difficoltà del gruppo e avrebbe chiesto un cambio di passo, con maggiore puntualità e presenza sugli impegni industriali presi. Per sindacati e lavoratori, quel tavolo diventa ora una data-chiave, perché su quella verifica si misurerà se le criticità restano episodi o segnali di una fragilità più profonda.

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