Luca Antonini: “il turista esce tardi”, ma Trieste spegne la musica troppo presto (VIDEO)

Luca Antonini: “il turista esce tardi”, ma Trieste spegne la musica troppo presto (VIDEO)

Nel racconto di Luca Antonini, intervenuto in diretta serale su Trieste Cafe, il tema delle serate estive non è solo una questione di creatività o di voglia di fare eventi. È, prima di tutto, una questione strutturale e regolamentare, che incide in modo diretto sulla possibilità di rendere Trieste una città davvero viva anche dopo il tramonto, soprattutto nei mesi in cui la presenza turistica aumenta.

Antonini affronta il tema partendo da un dato che per chi organizza eventi è ormai evidente: la carenza di location adeguate. Lo dice senza mezzi termini, spiegando che il problema non è episodico ma sistemico. “Non ci sono location, cioè non ci sono strutture che possano ospitare”, afferma, chiarendo che la mancanza di spazi chiusi e attrezzati rende tutto più complicato, soprattutto quando si parla di musica e intrattenimento.

Senza strutture chiuse, l’estate diventa fragile

Nel suo intervento, Antonini spiega che l’assenza di strutture dedicate non è un dettaglio tecnico, ma un limite che si riflette su tutta la programmazione estiva. Quando mancano contenitori adeguati, ogni evento deve necessariamente confrontarsi con problemi di rumore, vicinato e deroghe temporanee. Questo rende l’offerta instabile e spesso imprevedibile.

Il risultato è che l’intrattenimento serale finisce per dipendere da eccezioni, concessioni e compromessi, anziché poggiare su una base solida. Ed è qui che entra in gioco il secondo grande nodo sollevato da Antonini: le regole sugli orari della musica.

Il limite delle 22:30 e una città che si spegne troppo presto

Antonini richiama l’esperienza concreta dell’estate precedente, descrivendo una situazione che, per chi vive o visita Trieste, è diventata evidente. “Se durante la settimana non puoi far musica dopo le 22:30… diventa complicato far qualcosa in città”, afferma, sottolineando come questo limite temporale non sia compatibile con le abitudini reali delle persone.

Secondo Antonini, la deroga più ampia resta confinata al fine settimana: venerdì e sabato fino a mezzanotte, mentre nelle altre giornate lo stop anticipato penalizza fortemente la possibilità di creare continuità. In estate, questo effetto si amplifica: chi lavora termina spesso tardi, il turista cena tardi, e la voglia di uscire arriva quando, di fatto, la musica dovrebbe già spegnersi.

Il fattore clima e il tempo reale della vita estiva

Nel suo ragionamento, Antonini inserisce anche un elemento molto concreto: il clima e la luce. Da metà giugno il sole tramonta tardi, fa caldo, e prima delle 21 o delle 21:30 è difficile avviare qualsiasi attività all’aperto in modo efficace. Questo significa che, nel momento in cui un evento potrebbe iniziare davvero a funzionare, il margine di tempo residuo è già ridottissimo.

Il risultato è una contraddizione evidente: l’estate, che dovrebbe essere la stagione più favorevole alla vita serale e all’attrattività turistica, diventa invece quella più compressa dalle regole. E per Antonini questo non è solo un problema per chi organizza, ma per l’immagine complessiva della città.

Turisti e orari: due mondi che non coincidono

Un altro passaggio chiave riguarda il rapporto tra turismo e intrattenimento. Antonini sottolinea che il turista ha tempi diversi rispetto al residente. Chi arriva in città tende a muoversi più tardi, a vivere la sera come parte dell’esperienza di viaggio. Se l’offerta si spegne troppo presto, la città rischia di apparire poco accogliente proprio nel momento in cui dovrebbe mostrare il suo lato più vitale.

In questo senso, le limitazioni sugli orari non colpiscono solo gli eventi, ma anche l’indotto: locali, bar, ristorazione e tutto ciò che ruota attorno alla vita serale. L’effetto complessivo è una perdita di opportunità, sia economiche sia di immagine.

Un limite che frena la crescita, non la tutela

Nel discorso di Antonini non c’è una contrapposizione ideologica, ma una constatazione pratica: senza spazi adeguati e senza una riflessione sugli orari, la città fatica a crescere nel segmento dell’intrattenimento estivo. Le regole, così come sono oggi, finiscono per frenare più che tutelare, perché non tengono conto dell’evoluzione delle abitudini e del contesto turistico.

Il quadro che emerge dalla diretta è quello di una Trieste con grande potenziale, ma ancora priva degli strumenti necessari per sfruttarlo pienamente. E finché mancheranno location strutturate e una gestione degli orari più coerente con la vita reale, l’estate rischierà di restare una stagione a metà, vissuta solo in parte.

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