Sicurezza, Monica Canciani dopo gli insulti: “Non me ne frega, voglio sentirmi tranquilla a casa mia”
Non si placa il dibattito sulla sicurezza a Trieste, e anzi si infiamma ulteriormente dopo l’ultimo intervento della consigliera comunale della Lega Monica Canciani, che torna a farsi sentire con parole nette, dirette, senza alcun filtro.
Dopo lo “sfogo durissimo” che aveva già acceso discussioni e reazioni, Canciani interviene nuovamente raccontando di essere finita sotto una vera e propria valanga di insulti, soprattutto online. Ma, precisa, non intende fare un passo indietro: anzi, rilancia.
“Mi informano che sto ricevendo una valanga di insulti”
La consigliera parla apertamente di attacchi arrivati dai commenti social e da ambienti che definisce “i soliti noti”. Un’ondata che, secondo quanto riferisce, sarebbe partita proprio dopo le sue dichiarazioni pubbliche sul tema criminalità e violenza urbana.
E la replica, da parte sua, è tutt’altro che diplomatica: “li ignoro completamente”, taglia corto, e aggiunge che non le importa nulla delle reazioni ricevute.
“Questi ragazzini con i coltelli sono criminali”
Nel nuovo intervento Canciani ribadisce il concetto già espresso nei giorni scorsi: per lei, quando si parla di giovani che non esitano a usare lame e coltelli, non si può più ricorrere a minimizzazioni o attenuanti.
Il punto, sostiene, non è un “momento”, una bravata o una “ragazzata”: è criminalità. Ed è qui che arriva la frase che riaccende ulteriormente lo scontro.
Secondo la consigliera, infatti, questi ragazzi “sono criminali e come tali andrebbero trattati”, aggiungendo che la prospettiva della riabilitazione non avrebbe alcun effetto su chi, a suo dire, dimostra di non rispettare regole e convivenza civile.
“Non è solo il mio sfogo: è paura a girare per strada”
Canciani insiste su un punto centrale: la questione non sarebbe un semplice sfogo personale. Per lei, dietro quelle parole c’è un sentimento diffuso, condiviso da molti cittadini.
Parla di paura. Paura concreta nel muoversi in città, nel passeggiare la sera, nel vivere alcune zone percepite come sempre più instabili. Ed è in questa prospettiva che arriva l’affermazione più identitaria, quella che sintetizza tutto il suo ragionamento.
“Io, a casa mia, vorrei sentirmi tranquilla”.
Una frase che, nel contesto del dibattito triestino, diventa un messaggio politico preciso: la sicurezza viene posta come priorità assoluta e come diritto non negoziabile.
“Se mi chiamate fascista perché pretendo sicurezza, fate pure”
L’ultimo passaggio è quello più duro e, al tempo stesso, più polemico. Canciani dice di aspettarsi accuse, etichette, insulti. E cita direttamente l’etichetta di “fascista”, che secondo lei verrebbe usata contro chi chiede controlli, rigore e risposte immediate.
Ma ribadisce: non si voltarebbe nemmeno indietro.
E specifica anche un elemento: il suo discorso, afferma, non riguarda le forze dell’ordine, per cui dichiara massimo rispetto. Il bersaglio sarebbe piuttosto la necessità di arrivare a una “certezza” per cui chi delinque non resti in strada.
Un clima che si scalda: sicurezza e politica sempre più in tensione
Il tema sicurezza, a Trieste, continua dunque a trasformarsi in un campo di battaglia politico e sociale, dove ogni parola pesa, divide e polarizza. E l’intervento di Canciani, con toni così tranchant, diventa inevitabilmente un nuovo detonatore di polemiche.
Tra chi condivide l’idea del “basta buonismo” e chi contesta l’impostazione e le parole usate, lo scontro resta aperto. Ma una cosa appare evidente: per la consigliera leghista non esistono mezze misure e, almeno per ora, non esiste alcuna intenzione di frenare.