Minori violenti a Trieste, Doglia (Forza Italia): “non sono ragazzate, serve tolleranza zero e pene certe”
“La delinquenza minorile che dilaga non è fatta di ragazzate”. Con parole nette e un tono durissimo, la consigliera circoscrizionale della Quarta Circoscrizione di Trieste per Forza Italia, Anastasia Doglia, interviene pubblicamente sul tema della violenza giovanile, denunciando un fenomeno che, secondo la sua lettura, rischia di essere normalizzato fino a diventare parte della quotidianità.
Un intervento che arriva a seguito dell’ennesimo episodio legato a comportamenti aggressivi e vandalici riconducibili a giovanissimi: “dalle bande di maranza alle bravate violente”, scrive la consigliera, parlando di un “disprezzo crescente per le regole, per gli altri e per lo spazio pubblico”.
“Non è espressione, è distruzione della convivenza civile”
Nel suo messaggio Doglia rifiuta qualsiasi minimizzazione e chiede di “dirlo senza giri di parole”: chi vandalizza, minaccia o aggredisce, sostiene, non sta “esprimendosi”, ma sta minando la convivenza civile.
La consigliera parla di un “fallimento collettivo”, chiamando in causa società e istituzioni e indicando come prioritaria una svolta chiara e immediata: “serve tolleranza zero verso i comportamenti criminali, responsabilità chiare per chi sbaglia e per chi educa, e interventi seri”.
Pene più severe per i minori: “non è repressione, è responsabilità”
Uno dei punti più forti dell’intervento riguarda la questione della risposta sanzionatoria. Doglia sostiene che chiedere pene più severe ed effettive non significhi essere repressivi, ma responsabili.
Secondo la consigliera, l’idea che la giovane età giustifichi tutto avrebbe prodotto “impunità, recidiva e un messaggio devastante: puoi fare male agli altri senza conseguenze reali”. Per questo chiede sanzioni “certe, rapide ed esecutive”, proporzionate, ma capaci di incidere concretamente.
“Punire e rieducare non sono opposti”
Doglia insiste anche su un concetto che considera fondamentale: punire non sarebbe l’opposto di rieducare. Al contrario, sarebbe “il primo passo” per far capire che la libertà personale finisce dove inizia il diritto altrui.
Nel suo intervento invoca percorsi obbligatori e rigorosi per i minorenni che commettono reati, con restrizioni reali e lavori di responsabilizzazione: “non pacche sulle spalle”, ma strumenti concreti per riportare regole e limiti.
Il punto più duro: “rilasciati subito? anche no”
La chiusura del messaggio è quella che più accende il dibattito: “Ma subito rilasciati????? Anche NO”. La consigliera sostiene che il rilascio immediato equivarrebbe a lasciare spazio all’impunità e si chiede quale potrebbe essere la conseguenza la prossima volta.
Un intervento destinato a far discutere e che si inserisce nel confronto pubblico sempre più acceso sul tema sicurezza, baby gang e gestione della devianza minorile: tra chi invoca più severità e chi chiede strumenti strutturali e preventivi.
Sicurezza, il tema diventa politico
Il messaggio di Anastasia Doglia riporta con forza al centro la questione della sicurezza e del disagio giovanile: un terreno delicato, dove si intrecciano repressione, prevenzione, scuola, famiglie, comunità e istituzioni.
Per la consigliera, però, la priorità resta una: smettere di giustificare il presente per difendere il futuro. Perché “difendere il futuro”, conclude, significa fermare l’abitudine all’impunità prima che diventi cultura.