Natale di denuncia a Trieste, presentato il manifesto che mette sotto accusa le politiche sull’accoglienza

Trieste non resta in silenzio nemmeno a Natale. Dopo la fiaccolata sotto la bora che ha attraversato la città il 25 dicembre, durante la manifestazione è stato presentato pubblicamente il manifesto intitolato “Prima le persone”, documento politico e civile che riassume le ragioni e le richieste di chi opera quotidianamente accanto agli ultimi e agli scartati.
Il testo, diffuso dal coordinamento regionale di persone ed enti del Terzo Settore impegnati nel servizio agli ultimi, è stato presentato come atto collettivo e come presa di posizione netta contro quello che viene definito un vero e proprio declino morale e sociale.
Diritti umani fuori dal centro delle politiche pubbliche
Il manifesto parte da una constatazione severa: il progressivo allontanamento delle politiche pubbliche dal rispetto dei diritti fondamentali della persona. Secondo il documento, oggi non sono più le persone a essere al centro dell’azione di governo del territorio, in Friuli Venezia Giulia come altrove, ma utenti, clienti, numeri.
Una trasformazione che colpisce in modo particolare chi vive una condizione di fragilità, diventando non solo invisibile, ma bersaglio di azioni discriminatorie che alimentano ulteriore marginalizzazione sociale.
Quando l’abbandono diventa violenza
Il manifesto utilizza parole dirette e ripetute, senza attenuazioni. Abbandonare persone senza mezzi in strada, esposte alle intemperie e al rischio di morte, viene definito violenza. Una violenza che, secondo il testo, si è già manifestata più volte in regione nel corso del 2025 e che potrebbe ripetersi in qualsiasi momento.
Violenza è anche la mancanza di misure di sostegno per chi lavora ma non riesce a sopravvivere con il proprio salario, così come il respingimento sistematico di chi chiede asilo ai confini regionali. Un elenco che costruisce un quadro coerente di responsabilità politiche e amministrative.
CPR, detenzione amministrativa e trattamenti disumani
Tra i punti più duri del manifesto emerge la denuncia delle condizioni di trattamento all’interno del CPR di Gradisca. Il documento parla esplicitamente di trattamento inumano e degradante nei confronti di persone che si trovano in una condizione di semplice irregolarità amministrativa, sottoposte a un regime detentivo definito durissimo e sproporzionato.
Un passaggio che si collega direttamente alle parole pronunciate durante la fiaccolata, rafforzando il senso di continuità tra il cammino fisico nelle strade della città e quello politico indicato dal manifesto.
Migrazioni come lente per leggere la crisi
Il testo chiarisce che le migrazioni non rappresentano l’unica dimensione della crisi dei diritti fondamentali, ma costituiscono il punto privilegiato da cui osservare con maggiore chiarezza le distorsioni delle politiche pubbliche. Le persone che arrivano in Friuli Venezia Giulia sono descritte come numericamente modeste, giovani e spesso di passaggio verso altri paesi europei.
Il manifesto sottolinea come una regione in piena crisi demografica dovrebbe interrogarsi sulle proprie scelte, evitando di trasformarsi in un territorio di transito sterile e pericoloso, incapace di includere e trattenere chi arriva.
Trieste, mescolanza e memoria
Nel documento riaffiora anche il richiamo alla storia di Trieste, città cresciuta grazie alla mescolanza di genti, lingue e religioni. Una memoria che viene indicata come risorsa e non come nostalgia, e come chiave per ripensare le politiche regionali in una prospettiva più ampia e inclusiva.
Il manifesto invita associazioni, realtà formali e informali, persone diverse tra loro, a superare frammentazioni e divisioni per costruire percorsi comuni capaci di produrre cambiamenti concreti.
Un cammino che continua oltre la fiaccolata
Presentato durante il “cammino di Natale” per portare luce tra gli ultimi, il manifesto non si chiude con un appello simbolico, ma con un impegno preciso: costruire laboratori di riflessione, proposte di cambiamento e ponti di dialogo in Friuli Venezia Giulia e oltre, riaffermando il rispetto dei diritti universali di ogni persona e la tutela dell’ambiente in cui viviamo
Un documento che trasforma una fiaccolata natalizia in una dichiarazione politica, e che consegna alla città una parola d’ordine semplice e radicale: prima le persone.
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