Bike sharing a Trieste, la lettera di una giovane utente: “App lenta e biciclette da manutenere”

Una lunga lettera inviata ai responsabili di BiTS, il servizio di bike sharing cittadino, riaccende l'attenzione sul tema della mobilità sostenibile a Trieste. A scriverla è una giovane triestina che utilizza abitualmente il servizio e che ha deciso di condividere la propria esperienza quotidiana, evidenziando alcune criticità che, a suo giudizio, meriterebbero attenzione e interventi migliorativi.
Nella lettera la cittadina spiega di rivolgersi ai gestori sia come utilizzatrice abituale sia come persona profondamente legata alla città.
«Mi dispiace vedere una città straordinaria come la nostra rappresentata da un servizio di bike sharing che, nella mia esperienza quotidiana, risulta così lontano dagli standard che oggi dovrebbero essere considerati normali».
Secondo la giovane, le difficoltà non riguarderebbero soltanto i turisti che scelgono di muoversi in bicicletta durante il soggiorno a Trieste, ma anche studenti, lavoratori e cittadini che utilizzano il servizio per esigenze quotidiane.
«Immagino i turisti che arrivano a Trieste, abituati a servizi efficienti in altre città europee, che si ritrovano sotto il sole a 30 gradi o con la bora in inverno a litigare con un'app malfunzionante per riuscire semplicemente a sbloccare una bicicletta. Ma ancora più dei turisti penso agli studenti, ai lavoratori e ai cittadini che utilizzano questo servizio per necessità quotidiana e che dovrebbero poter contare su uno strumento affidabile, rapido e sicuro».
La segnalazione prende spunto da un episodio recente.
«Oggi la mia bicicletta si è sbloccata dopo circa cinque minuti. Un record, considerata la frequenza con cui l'applicazione presenta problemi. Peccato che la soddisfazione sia durata pochissimo: una volta partita mi sono accorta che la catena era praticamente al limite della rottura, le marce non funzionavano correttamente e l'unica utilizzabile era la prima».
Per la cittadina una bicicletta in simili condizioni dovrebbe essere immediatamente sottoposta a manutenzione e non resa disponibile al pubblico.
Le criticità segnalate
La giovane precisa che il problema non sarebbe il singolo mezzo difettoso, ma una serie di inconvenienti che, a suo dire, si ripeterebbero con una certa frequenza.
«Biciclette che non si sbloccano, applicazioni che si bloccano o restituiscono errori, procedure lente, mezzi mal mantenuti e tempo perso per riuscire a compiere un'operazione che dovrebbe richiedere pochi secondi».
Secondo la segnalazione, il tema non riguarderebbe soltanto la comodità degli utenti ma anche la sicurezza.
«Lasciare in circolazione biciclette con catene usurate, cambi malfunzionanti o altri problemi meccanici significa esporre gli utenti a rischi che non dovrebbero trovare posto in un servizio pubblico dedicato alla mobilità urbana».
Il confronto con altre città
Nella lettera viene riportata anche un'esperienza maturata fuori Trieste.
La giovane racconta di aver vissuto per diversi anni a Milano, utilizzando quotidianamente servizi analoghi di bike sharing.
«So molto bene quale possa essere l'esperienza quando la tecnologia funziona, quando le biciclette vengono manutenute correttamente e quando l'utente viene messo al centro del progetto. Per questo motivo faccio ancora più fatica ad accettare la situazione attuale».
Tra le riflessioni proposte vi è anche quella relativa alle risorse pubbliche investite nel progetto.
«La mobilità sostenibile non è uno slogan: è un obiettivo strategico che richiede investimenti, visione e qualità nell'esecuzione».
La cittadina evidenzia inoltre come i cittadini abbiano il diritto di aspettarsi servizi efficienti quando vengono impiegate risorse pubbliche.
«Non basta poter dire di avere un bike sharing. Bisogna avere un bike sharing che le persone abbiano voglia di utilizzare».
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