Trieste, ristoratore: «Andare a cena fuori è diventato un lusso, ogni cliente va trattato bene» (VIDEO)

«Oggi andare a cena fuori è diventato un lusso». Da questa considerazione parte la filosofia dell’accoglienza raccontata da Salvatore Marino, chef e titolare di Navigando e Scaramanzia, durante la trasmissione condotta da Luca Marsi.
Secondo l’imprenditore, il cambiamento delle abitudini e del peso economico di una serata al ristorante impone a chi gestisce un locale una responsabilità ancora maggiore nei confronti di chi sceglie di spendere il proprio denaro fuori casa.
«Il cliente paga gli stipendi»
Marino ha spiegato di ripetere un concetto molto semplice ai collaboratori delle proprie attività.
«Io lo dico sempre a tutti i nostri ragazzi in tutti e tre i locali che il cliente paga gli stipendi. Non sono io che pago gli stipendi».
Una frase che si traduce in una precisa attenzione all’accoglienza.
«Quando vediamo arrivare il cliente è fondamentale l’accoglienza. È fondamentale il sorriso in più».
Per Marino non dovrebbe esistere un cliente di serie A e uno di serie B sulla base di quanto spende.
Dal singolo bicchiere alla cena completa
«Per chi viene per bere un solo calice di vino o per chi viene per fare una cena di pesce da 60 euro a testa, hanno la stessa importanza, vanno trattati tutti bene».
Un principio che Marino considera ancora più importante nell’attuale contesto economico.
«Oggi andare a cena fuori è diventato un lusso».
L’imprenditore ha ricordato come in passato fosse più semplice concedersi più volte al mese anche una semplice pizza, mentre oggi l’uscita viene percepita in maniera differente.
Non basta più cucinare bene
Il cambiamento riguarda anche ciò che il pubblico si aspetta dal locale.
«Una volta era facile, ti bastava cucinare bene. Adesso il cliente vuole essere coccolato, come è giusto che sia».
Il prodotto rimane centrale, ma intorno deve essere costruita un’esperienza fatta di attenzione, servizio, atmosfera e comunicazione.
Rebek: «Il rapporto personale fa la differenza»
Una lettura condivisa anche da Stefano Rebek.
«Io vedo che proprio il triestino ama entrare nel locale, parlare, conoscere».
Secondo Rebek, il rapporto personale può diventare decisivo nella fidelizzazione.
«Vuole essere salutato, vuole che ti ricordi cosa ha mangiato, vuole che ti ricordi varie cose».
Piccoli dettagli che possono trasformare un cliente occasionale in un habitué.
«Il rapporto personale spesso fa la differenza».
Una ristorazione sempre più costruita intorno alla persona
Dalle parole di Marino e Rebek emerge così un modello nel quale cucina, servizio e rapporto umano diventano parti dello stesso prodotto.
La sfida non consiste più soltanto nel portare un buon piatto al tavolo. Significa far percepire valore a chi ha scelto di trascorrere parte del proprio tempo e spendere il proprio denaro in un locale.
E proprio per questo, secondo Marino, il trattamento deve essere lo stesso indipendentemente dal conto finale: dal cliente che ordina un bicchiere di vino a quello che sceglie una cena completa.
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