venerdì 11 settembre 2026
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Triestino riflette: «Tutti con gli occhi sul telefonino, nessuno guarda più cosa succede intorno»

redazione·
Triestino riflette: «Tutti con gli occhi sul telefonino, nessuno guarda più cosa succede intorno»

Un pensiero semplice, quasi lanciato di getto, ma capace di aprire una riflessione molto più ampia sul modo in cui viviamo le nostre giornate. A sollevarla è un triestino che, osservando le persone attorno a sé, mette nel mirino un’abitudine ormai diffusissima: camminare, aspettare, viaggiare e perfino stare insieme con gli occhi costantemente puntati sullo smartphone.

La sua osservazione è netta: «Vedo la gente che guarda il telefonino e non si accorge di cosa succede intorno a loro».

Una frase che diventa quasi la fotografia di un’epoca.

Lo smartphone come finestra e come muro

Il telefono è ormai diventato agenda, giornale, macchina fotografica, mappa, televisione, portafoglio e luogo di incontro virtuale.

Ma proprio questa concentrazione di funzioni rischia, secondo la riflessione del cittadino, di trasformarlo anche in una sorta di barriera invisibile tra la persona e ciò che la circonda.

Si cammina guardando uno schermo, si attraversano piazze senza osservarle, si aspetta un autobus senza alzare gli occhi, si condivide uno stesso tavolo restando ognuno immerso nel proprio dispositivo.

La città che scorre ai margini dello schermo

Trieste, come qualsiasi altra città, è fatta di dettagli continui: persone, incontri, piccoli episodi, scorci, comportamenti, situazioni che cambiano nel giro di pochi secondi.

Eppure, se lo sguardo resta inchiodato al telefono, tutto questo rischia di trasformarsi in semplice sfondo.

La provocazione del triestino va proprio in questa direzione: quante cose accadono accanto a noi senza che ce ne rendiamo più conto?

Essere connessi senza essere presenti

La contraddizione è evidente.

Mai come oggi è stato possibile sapere in pochi secondi cosa succede dall’altra parte del mondo. E allo stesso tempo può capitare di ignorare completamente ciò che avviene a pochi metri di distanza.

Messaggi, notifiche, video e social occupano continuamente l’attenzione, mentre la realtà immediata resta fuori campo.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ormai parte integrante della vita quotidiana, ma di interrogarsi sul modo in cui viene utilizzata.

Anche una questione di sicurezza

Tenere costantemente gli occhi sullo smartphone non riguarda soltanto il rapporto con gli altri.

Può diventare anche una questione concreta di attenzione negli spazi pubblici: attraversamenti pedonali, biciclette, monopattini, traffico, ostacoli lungo i marciapiedi e qualsiasi situazione improvvisa richiedono uno sguardo vigile su ciò che accade attorno.

Il telefonino, insomma, può catturare pochi secondi di attenzione proprio quando quei secondi servirebbero altrove.

Una provocazione che riguarda tutti

Il post del triestino non indica categorie o generazioni precise.

Ed è forse proprio questo il punto: il gesto di abbassare lo sguardo sullo smartphone accomuna ormai giovani, adulti e anziani.

La domanda che ne nasce è allora più generale: quanto tempo trascorriamo osservando ciò che arriva da uno schermo e quanto ne dedichiamo ancora a guardare davvero quello che abbiamo davanti?

Una riflessione quotidiana, apparentemente banale, che in realtà tocca il modo stesso in cui abitiamo la città e viviamo le relazioni.

foto ia

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