venerdì 28 agosto 2026
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Trieste è diventata una città per pochi? La denuncia di un lettore: «Sempre più estranea ai triestini»

redazione·
Trieste è diventata una città per pochi? La denuncia di un lettore: «Sempre più estranea ai triestini»

A Trieste cresce il dibattito sul costo della vita e, soprattutto, sull’accessibilità del mercato immobiliare. A rilanciarlo è l’intervento di un lettore, che fotografa una città profondamente cambiata negli ultimi anni e che, a suo giudizio, rischia di diventare sempre meno accessibile per chi vi è nato, vive e lavora.

Il punto centrale della riflessione riguarda il crescente divario tra il valore degli immobili e la capacità economica delle famiglie. Una forbice che, secondo il lettore, avrebbe progressivamente modificato il rapporto tra i triestini e la propria città.

Il nodo del mercato immobiliare

Tra gli elementi indicati come più critici c’è proprio l’aumento dei prezzi delle abitazioni.

Il lettore richiama dati attribuiti all’OMI dell’Agenzia delle Entrate, secondo i quali nell’ultimo decennio il valore delle case a Trieste sarebbe cresciuto di circa il 35%, con punte fino al 50% nelle zone centrali.

Nello stesso periodo, sempre secondo i dati citati nell’intervento e attribuiti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, i redditi sarebbero aumentati soltanto del 6-8%.

Una crescita quindi molto più lenta rispetto a quella del mattone.

Ed è proprio questo squilibrio, sostiene il lettore, ad aver reso l’acquisto di una casa sempre più difficile per una parte consistente della popolazione residente.

Comprare casa diventa più difficile

Secondo la ricostruzione proposta, il rapporto tra prezzo di un’abitazione e reddito medio sarebbe arrivato a circa 8 a 1, un livello indicato dal lettore come particolarmente elevato rispetto ad altre aree del Nordest.

A questo si aggiungerebbe una presenza significativa di acquirenti stranieri nelle zone centrali, indicata tra il 20 e il 25%, con una componente proveniente soprattutto da Austria, Germania e Stati Uniti.

Il tema, però, viene posto non tanto in termini di provenienza degli acquirenti, quanto di capacità di spesa.

Il rischio evidenziato è che una domanda più forte e con maggiore disponibilità economica finisca per spingere ulteriormente verso l’alto i valori immobiliari, rendendo più complesso per molte famiglie triestine acquistare casa.

Il peso del costo della vita

La questione immobiliare si intreccia con una difficoltà economica più ampia.

Nel suo intervento, il lettore cita anche dati attribuiti all’Istat, secondo cui il potere d’acquisto reale sarebbe diminuito del 10-12% negli ultimi cinque anni.

Viene inoltre evidenziato come oltre il 35% delle famiglie avrebbe difficoltà a sostenere spese impreviste.

Una condizione che rende ancora più pesante l’aumento degli affitti, dei mutui e delle spese quotidiane.

Il quadro descritto è quello di una città nella quale la crescita dei valori immobiliari e dei costi non sarebbe stata accompagnata da un aumento equivalente dei redditi.

Povertà e fragilità economica

Il lettore richiama anche il tema della povertà, indicando una quota del 7,4% di povertà assoluta in Friuli Venezia Giulia e una povertà relativa a Trieste superiore al 10%, con percentuali ancora più elevate nelle periferie.

Numeri che, nella sua lettura, raccontano una parte della città spesso meno visibile rispetto all’immagine di una Trieste attrattiva, turistica e in crescita.

Da qui nasce la critica a una narrazione pubblica giudicata troppo concentrata sui risultati positivi e meno attenta alle difficoltà quotidiane di una parte dei residenti.

Il rischio di una città sempre meno per i residenti

Il passaggio più politico della riflessione riguarda il modello di sviluppo urbano.

Secondo il lettore, il vero nodo non sarebbe soltanto l’aumento dei prezzi, ma il rischio che Trieste venga progressivamente trattata come un prodotto immobiliare e finanziario.

Investimenti, compravendite e trasformazioni urbane avrebbero infatti un peso crescente nel determinare non soltanto il valore degli immobili, ma anche chi può permettersi di vivere in determinate zone della città.

È in questo senso che emerge l’espressione più forte dell’intervento: «Trieste è una città per pochi».

Non si tratta, nella lettura proposta, di una semplice provocazione, ma della sintesi di un timore più ampio: che la città possa diventare molto attrattiva per investitori e acquirenti esterni, ma meno accessibile per una parte dei suoi stessi residenti.

Il dibattito sull’immigrazione e quello sugli interessi economici

Nell’intervento viene affrontato anche il tema dell’immigrazione.

Secondo il lettore, il dibattito pubblico sarebbe spesso concentrato sui flussi migratori e sui problemi collegati alla presenza straniera, mentre riceverebbe meno attenzione il peso degli interessi economici e finanziari che incidono sulla trasformazione della città.

Una critica che sposta dunque il focus dal tema dell’origine delle persone a quello del potere economico e della capacità di incidere sul mercato immobiliare.

Il vero spartiacque, secondo questa lettura, sarebbe sempre più quello tra chi può sostenere i nuovi costi della città e chi invece rischia di restarne escluso.

Una questione destinata a pesare sul futuro di Trieste

Il tema sollevato va oltre il semplice andamento del mercato immobiliare.

In gioco c’è infatti il modello di città che Trieste intende costruire nei prossimi anni.

Attrarre investimenti, nuovi residenti e capitali può rappresentare un’opportunità, ma il punto sollevato dal lettore riguarda il necessario equilibrio tra sviluppo e accessibilità.

La domanda, in fondo, è semplice quanto decisiva: una città può considerarsi in crescita se una parte dei suoi abitanti fatica sempre di più a permettersi di viverci?

È su questo terreno che il caro casa, il potere d’acquisto e le trasformazioni urbane rischiano di diventare uno dei temi centrali del futuro dibattito cittadino.

foto ia

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