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Segnalazioni

Trieste, Porro contro Bonaccini: «Frasi vergognose, milioni di italiani meritano rispetto»

redazione·
Trieste, Porro contro Bonaccini: «Frasi vergognose, milioni di italiani meritano rispetto»

È un intervento durissimo quello inviato alla redazione di Trieste Cafe da Salvatore Porro, consigliere comunale di Futuro Nazionale, che prende posizione contro alcune dichiarazioni attribuite al presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini sul rapporto tra livello di istruzione, condizioni economiche e consenso per leader e forze politiche di destra.

Porro si dice personalmente offeso e costruisce la propria replica partendo dalle sue origini familiari, dalla storia dei lavoratori italiani e dal contributo dato da generazioni di cittadini che, pur non avendo avuto la possibilità di proseguire gli studi, hanno partecipato alla crescita economica e sociale del Paese.

La frase contestata a Bonaccini

Al centro dell’intervento c’è una dichiarazione che Porro attribuisce a Bonaccini: «I voti a Trump, Le Pen e in Italia a Meloni, Salvini e forse a Vannacci arrivano in maniera maggioritaria da chi ha poco studiato e da chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e da chi sta peggio economicamente».

Parole che il consigliere triestino giudica pesantemente.

«Come figlio di laboriosi contadini della provincia di Bari, ora provincia di Barletta-Andria-Trani, mi sento offeso, personalmente e a nome di milioni di connazionali che non hanno avuto la possibilità di studiare per vari motivi», scrive Porro.

«Io sono arrivato alla terza media»

La replica diventa quindi personale.

Porro racconta di essersi fermato alla terza media, ma respinge con forza l’idea che il livello di istruzione possa essere utilizzato per sminuire il valore politico, sociale o umano di un elettore.

Richiama quindi la memoria delle generazioni che hanno attraversato la Prima guerra mondiale e, successivamente, partecipato alla ricostruzione e allo sviluppo del Paese.

«Sia i libri di storia sia i racconti dei nostri nonni, i leggendari “Ragazzi del ’99”, ci ricordano che questi uomini, oltre a dare il sangue per la Patria e a restare mutilati al termine della Prima Guerra Mondiale, con le loro sole forze e non con i titoli di studio hanno rimesso in piedi l’Italia», afferma.

Il richiamo ai contadini e ai reduci

Nella sua lettera Porro dedica ampio spazio anche all’Opera Nazionale Combattenti, ricordandone il ruolo nell’assegnazione di poderi agricoli ai reduci della Grande Guerra.

Secondo quanto riportato nel suo intervento, in Puglia furono realizzati oltre 800 poderi agricoli, successivamente consegnati ai contadini reduci, nell’ambito di un più ampio processo che interessò anche altre aree italiane.

Porro ricorda inoltre le attività di sostegno al reinserimento lavorativo dei reduci, dalle iniziative agricole alle forme di assistenza finanziaria.

Un passaggio storico utilizzato dal consigliere per sostenere un concetto politico molto attuale: il valore di una persona e del suo voto, secondo Porro, non può essere misurato attraverso il titolo di studio.

«Italiani veri che hanno lavorato per questo Paese»

Il passaggio più acceso riguarda proprio gli elettori ai quali Bonaccini avrebbe fatto riferimento.

«Ecco, presidente, questi sono gli italiani che secondo lei votano per Trump, Le Pen, Meloni o Salvini: italiani veri, come tutti i lavoratori che hanno sgobbato per far arrivare la nostra Patria a essere l’ottava economia mondiale», scrive Porro.

Il consigliere non sostiene che questi cittadini continueranno necessariamente a scegliere il centrodestra, ma formula una previsione politica molto netta.

«Se continueranno a votare il centrodestra personalmente non lo so, ma so per certo che non voteranno Pd».

La critica diventa uno scontro politico

L'intervento supera quindi la semplice contestazione di una frase e diventa una critica più generale alla capacità del Partito Democratico di parlare a determinate fasce sociali.

Per Porro, associare il consenso alla destra a un minore livello di istruzione rischia di essere percepito come un giudizio sulle persone, in particolare sui lavoratori, sugli abitanti delle periferie e su chi vive condizioni economiche più difficili.

È proprio questo l’elemento che il consigliere considera politicamente più grave.

Il riferimento alla propria esperienza politica

Nel post scriptum della lettera, Porro richiama anche una vicenda personale risalente al 2006, quando racconta di aver abbandonato Alleanza Nazionale.

«Nel 2006 sono uscito da Alleanza Nazionale, strappando la tessera a causa delle uscite strampalate tra il 2003 e il 2006 di Gianfranco Fini», afferma.

Da qui arriva l’affondo finale rivolto al Pd.

«Se fossi iscritto al Pd, grazie a Dio non lo sono, strapperei la tessera in faccia al presidente Bonaccini, per aver offeso oltre 12 milioni di italiani».

Una polemica destinata ad alimentare il dibattito

Quello di Porro è un intervento politico dai toni molto forti, nel quale esperienza personale, memoria familiare e polemica partitica si intrecciano.

Il punto centrale rimane però chiarissimo: secondo il consigliere triestino, il livello di istruzione non può diventare una chiave per giudicare la dignità o la consapevolezza politica degli elettori.

E proprio da Trieste arriva così una risposta che promette di alimentare ulteriormente il confronto sulle parole attribuite al presidente del Partito Democratico.

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