"31 gennaio 2024 segna la chiusura ufficiale della stagione di caccia in Italia"

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"La situazione sarà indubbiamente resa più complessa dalla proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera."
Il 31 gennaio 2024 segna la chiusura ufficiale della stagione di caccia in Italia, iniziata a settembre 2023. Nonostante ciò, emergono gravi violazioni alla direttiva europea sugli uccelli, con almeno 5 scorciatoie, mettendo l'Italia a rischio di infrazione comunitaria.
Fabio Rabak, coordinatore regionale del Partito Animalista Italiano, collega le violazioni all'inchiesta europea dell'estate scorsa e alla prossima procedura di infrazione sul 'controllo faunistico', amplificando le preoccupazioni con la proposta di legge della Lega alla Camera dei Deputati.
Tra le trasgressioni segnalate, spicca la caccia a 20 specie in cattivo stato di conservazione senza piani di gestione adeguati. L'abbattimento degli uccelli durante la migrazione pre-riproduttiva è altrettanto preoccupante.
L'uso di munizioni al piombo nelle zone umide, violando il divieto europeo, è stato attuato tramite un decreto congiunto rendendo inefficace la modifica della legge 157/92. L'obbligo di produrre dati sull'impatto della caccia sulla biodiversità è stato ignorato, compromettendo la sostenibilità venatoria.
Il bracconaggio rappresenta una grave minaccia, con abbattimenti illegali di specie protette e scarsa implementazione del Piano nazionale antibracconaggio. La proposta di legge 1548 sulla caccia selvaggia solleva preoccupazioni, decentralizzando valutazioni scientifiche e abolendo limiti stagionali.
Il futuro per la fauna selvatica appare incerto, con un Comitato Tecnico Faunistico Venatorio sbilanciato. L'attenzione è volta a favorire solo le attività venatorie, mentre gli animali selvatici affrontano non solo i proiettili, ma anche il cambiamento climatico, pesticidi, inquinamento e la perdita dell'habitat. Una situazione inaccettabile per una nazione che si proclama civile.
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A riferirlo Partito Animalista Italiano Trieste.
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