Quando il dolore si trasforma in arte: «500 grammi in Volo» la canzone che racconta della breve vita di Adele
Adele Volo è venuta a mancare il 4 maggio di quest’anno, ed aveva 8 mesi. Sin dalle prime ecografie la mamma e il papà della piccola, in attesa di Adele e della gemella, sono stati informati di un difetto di crescita, finché «durante la gravidanza il Burlo ad un certo punto ci ha consigliato di andare a Brescia» racconta Christian, il papà di Adele «per capire cosa fare. Ogni 3 giorni andavamo su e giù da Trieste, e si palesava anche l'idea di dover fare un operazione per salvare la sorellina, ma Adele è sempre stata molto forte nonostante fosse molto piccola, quindi la gravidanza è andata avanti nelle difficoltà».
Il 3 settembre Adele e la gemella vengono alla luce, per la gioia di mamma, papà e del fratello. «Nei mesi successivi passati in terapia intensiva neonatale ci sono stati tutti i problemi dei prematuri» continua Christian «ma mentre la sorellina andava nella direzione giusta ad Adele purtroppo è venuta la broncodisplasia, una cosa per la quale non c'è ancora una cura precisa, ma nonostante tutto lei con la sua enorme forza andava avanti incredibilmente. Lo ha fatto per 8 mesi. Le strade tentate dai medici sono state molteplici, l'abbiamo anche portata a Bologna ad operare per fare tutto il possibile, fino a quando, poverina, non ce l'ha fatta più».
Così, la madre della piccola Adele, ha deciso di incanalare le proprie emozioni riguardo la perdita della figlia in qualcosa di bello ed artistico, una canzone, scritta «per parlarne e per affrontare questo lutto, per lasciare un ricordo alla sua gemellina e a suo fratello» spiega Christian.
Il pezzo dal titolo “500 grammi in volo” è bello e commovente, è stato scritto da Anna Pegan e Federico Madon, interpretato da Malibù & Claudia, la produzione è di Alessandro Giorgiutti. Infine alla copertina ha lavorato Alvise Nardi.
Coinvolta nel progetto anche l’Associazione Scricciolo dell’Ospedale Burlo «perché il team di tutta la terapia intensiva neonatale, dal primario alle OSS, è stato coinvolto nella storia di Adele. Per chi come noi ha dovuto affrontare la terribile perdita di un figlio ma soprattutto per spronare a parlare del proprio figlio che non c'è più: primo, perché è parte di te e poi perché è la miglior cura possibile per i genitori e chi hanno intorno» ha concluso il papà della piccola Adele.
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