Caso Pedocin, un lettore: "Non sempre quanto viene prescritto dal Corano viene praticato da tutti i musulmani"
Riceviamo e pubblichiamo da un lettore
"Quello che mi preoccupa della nostra civiltà è che è troppo permissiva nel senso che non si preoccupa della reciprocità nei rapporti di vita civile con le altre culture, religioni. Vedo purtroppo ancora oggi in Via Udine donne velate con il volto completamente coperto. Cosa che mi pare sia esplicitamente proibita dal nostro ordinamento civile. Il volto deve essere visibile, è la legge corrente che lo impone. Le nostre chiese sono aperte a tutti ma le loro moschee assolutamente no salvo rarissimi casi come in Marocco, Oman. Per il bagno vestite poi ci sono 2 motivi per proibirlo: uno è che l’igiene è assente dagli abiti usati per strada e chissà dove altro e l’altro è il pericolo dell’annegamento quando essi si inzuppano di acqua tanto più se la donna entra in mare con le scarpe, e poi il bagnino non può toccare il corpo vestito della donna anche se annega o il marito potrebbe ucciderlo per difendere il suo di lui onore. Personalmente non so da che parte del Corano sta scritto che devono fare il bagno in mare totalmente coperte, non l’ho mai trovato. E qui entriamo nel cuore del problema islamico: purtroppo non sempre quanto viene prescritto dal Corano viene praticato da tutti i musulmani. C’è una dicotomia di fondo tra il testo del libro sacro, le Hadit del Profeta Maometto e la prassi delle tribù divenute dopo la prima guerra mondiale Stati. Come esempio eclatante mi pare degno di triste nota quanto segue: Il Profeta scrive che non si può e non si deve procurare danni permanenti al corpo umano, come dire non si possono mutilare parti del corpo nè tanto meno uccidere perchè esso è un regalo di Dio e quindi intoccabile, non mutilabile. Per questo ultimo caso, uccidere, ci sono evidenti eccezioni. Ma non dice nulla sulla mutilazione della clitoride alle bambine, fatto conosciuto come infibulazione praticato in vaste aree islamiche dell’Africa e della penisola arabica. Oggi si stimano in 300.000 le ragazze che ogni anno subiscono questa mutilazione sessuale. Ma la prassi delle tribù locali si tramanda nei secoli e non è punita da nessun organo religioso islamico. Anzi, in quelle zone viene prescritto. Ricordo la mia guida in Yemen che mi disse di non aver praticato l’infibulazione alle sue figlie perchè aveva lavorato con gli occidentali per molti anni e aveva capito che era giusto che anche loro potessero aver gioia dai loro corpi, veniva schernito e mal trattato dai vicini di casa che avevano paura che tale “moda” contagiasse anche la loro prole femminile. Ma di più, il Sacro Libro, il Corano dice che sotto i piedi della madre/donna sta il firmamento ( quasi una parificazione di ogni donna alla Madonna che nella nostra iconografia sta sopra la luna e le stelle), ma invece nella prassi la femmina è un’ appendice dell’uomo, quasi una cosa sua. Sottomessa alle sue voglie e comandi. Quello che prescrive le Hadit ed il Corano è che la donna deve tenere un comportamento corretto, non provocatorio, lascivo per non far perdere la tramontana all’uomo. Deve presentarsi in pubblico parsimoniosamente vestita, non provocante. Da qui a ricoprire le donne dalla testa ai piedi in ogni stagione ci corre un mondo di libertà e di scorretta interpretazione coranica. Il tutto ci presenta una razza maschile incapace di controllarsi sessualmente ma invece sfrenata con poteri assoluti sul mondo femminile. In quanto poi alla reciprocità essa non esiste quando andiamo nei loro Paesi, specialmente i più arretrati civilmente parlando: Yemen, qui non ci hanno lasciato neanche vedere la moschea, c’era una guardia armata all’ angolo precedente la veduta. In Persia obbligano le donne a coprire il capo con il velo e ad indossare il mantello lungo fino alle caviglie già quando oltrepassi la linea di confine con l’aereo e poi non te lo togli fino al ritorno in volo. Feci una battaglia linguistica per ottenere che le signore del mio gruppo non si mettessero il copricapo già alla partenza da Roma, ma solo dopo aver oltrepassato il suddetto confine. Il tizio della sicurezza sosteneva che l’aereo essendo iraniano era territorio iraniano anche lui. Ci volle un pò di tempo per farlo ragionare. Al ritorno invece appena oltrepassato questo immaginario confine tutte la musulmane presenti si levarono anche loro sia il velo che la “flaida” lunga fino ai piedi, in segno di libertà.Ma invece guarda caso in Giordania il bagno nel Mar Morto nella zona di proprietà dell’Albergo Kampinsky, tedesco, le nostre donne potevano farlo ma con i nostri costumi in pezzo unico ( il classico costume olimpionico di una volta), mentre le musulmane potevano entrare con un costume totale ( chiuso al collo e ai polsi così come alle caviglie) come usava mia zia nei primi anni del ‘900, ma non con i loro vestiti. Ciò ci fa vedere come le così dette norme religiose non siano tali ma solo norme tradizionali che per tenere uniti popoli tanto diversi tra loro sono ammesse, accettate e volutamente non viste per evitare fratture ed allontanamenti".
Sergio Lorenzutti
Articoli correlati
Trieste, allarme viabilità in via Costalunga: “Slalom tra auto parcheggiate e poca sicurezza”
Una nuova segnalazione arriva alla redazione di Trieste Cafe e riguarda la situazione della viabilità in via Costalunga. A scrivere è un lettore che denuncia una condizione definita sempre più pericolosa a causa della presenza costante di a
Cane smarrito a Cattinara: appello per ritrovare Dea
Momenti di preoccupazione a Trieste per la scomparsa di Dea, un levriero nero femmina smarrito nella zona di Cattinara. Secondo quanto riferito, il cane si sarebbe allontanato dal giardino di casa nella zona di via Santa Maria in Siaris e p
“Trecento persone bloccano una città”: lo sfogo di un triestino dopo il corteo del lunedì
Dopo il corteo andato in scena nelle vie del centro di Trieste, continua il dibattito cittadino tra favorevoli e contrari alle manifestazioni che negli ultimi mesi stanno interessando la città. A far discutere nelle ultime ore è stato sopra
Emirati Arabi Uniti sventano traffico di armi legato al conflitto sudanese: 13 imputati e 6 società a processo
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa emiratina “Wam”, il Procuratore Generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha disposto il deferimento di 13 imputati e sei società alla Corte d’Appello Federale di Abu Dhabi (Sezione
