Salario minimo. Capozzi (M5s) "questione primaria, Fvg tuteli la dignità lavoratori"

"Il salario minimo costituisce una primaria questione di coerenza e di responsabilità istituzionale: le risorse pubbliche devono garantire lavoro di qualità e non certamente alimentare il dumping salariale. Il Friuli Venezia Giulia, a tale proposito, scelga di stare dalla parte dei
lavoratori". Lo afferma in una nota la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), reduce dai lavori della I Commissione sulla mozione presentata sul tema dal capogruppo del Pd, Diego Moretti. "L'obiettivo è chiaro: tutelare gli stipendi dei dipendenti delle aziende che operano in appalto per la pubblica amministrazione. Abbiamo sempre chiesto - ricorda l'esponente pentastellata - che nei bandi di gara, compresi quelli riguardanti enti strumentali, aziende sanitarie e società in-house, si preveda, nell'ambito della valutazione delle offerte, l'attribuzione di punteggi premiali alle aziende che garantiscano ai propri lavoratori una retribuzione non inferiore a nove euro lordi l'ora. Si tratta di uno strumento concreto per sostenere i salari e contrastare il lavoro povero".
"Come previsto dalla Costituzione, tuttavia, la competenza in materia salariale resta nazionale e una Regione - precisa Capozzi - non può imporre un salario minimo nei propri bandi o in quelli dei suoi enti. Al tempo stesso, può però, inserire condizioni tecniche negli appalti e valorizzare, nella valutazione delle offerte, le aziende che assicurino ai propri dipendenti un trattamento economico minimo predefinito nel rispetto dei contratti nazionali". "Stiamo lavorando da tempo su questo tema: lo abbiamo fatto nel corso della passata legislatura - dettaglia la rappresentante del M5S - e continuiamo a farlo anche in questa. Per esempio, attraverso la mozione 21, depositata nell'agosto 2023, ma non ancora discussa a causa delle dinamiche d'Aula. Abbiamo inoltre presentato numerosi emendamenti ai disegni di legge 6, 23, 31 e 32, tutti bocciati dalla Maggioranza di Centrodestra. Infine, nel mese di dicembre abbiamo depositato anche una proposta di legge e, coerentemente, abbiamo avanzato la medesima richiesta anche
all'attenzione dell'amministrazione comunale di Udine".
"Promuovere la retribuzione minima negli appalti pubblici - prosegue Capozzi, riprendendo un concetto già espresso oggi nell'emiciclo di piazza Oberdan a Trieste - significa rafforzare la tutela del lavoro dignitoso nell'ambito delle attività della Regione Friuli Venezia Giulia. È quindi necessario utilizzare la leva degli appalti pubblici per garantire salari dignitosi e contrastare il lavoro povero, come già fatto in altre Regioni, tra le quali la Campania". "È una scelta di giustizia sociale e di buon uso delle risorse pubbliche. Le Regioni possono e devono fare la loro parte - conclude Capozzi -: è auspicabile perciò che anche il Friuli Venezia Giulia segua questa strada, senza ulteriori rinvii".
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