Trieste, Vatta (Pd) sulle primarie: «Sì se arriva la società civile, no a una conta interna alla coalizione»

Il dibattito sulle primarie del centrosinistra triestino in vista delle elezioni comunali del 2027 continua ad animare il confronto politico cittadino. A intervenire è Daniele Vatta, consigliere della Terza Circoscrizione del Partito Democratico, che distingue nettamente tra due possibili scenari: apertura alle primarie qualora emergessero candidature provenienti dalla società civile, contrarietà invece a una consultazione utilizzata per mettere a confronto esponenti delle diverse forze che già compongono la coalizione.
La riflessione parte dal percorso di Futuro in Comune, che secondo Vatta ha già consentito alle varie anime del centrosinistra di lavorare per mesi alla costruzione di una base politica e programmatica condivisa.
«Si è lavorato per valorizzare ciò che ci unisce»
«Primarie o non primarie, questo è il dilemma», esordisce Vatta nel suo intervento.
Il consigliere del Pd ricorda il lavoro svolto in questi mesi all’interno di Futuro in Comune, nato anche dall’esperienza comune delle opposizioni in Consiglio comunale.
Secondo Vatta, il percorso avrebbe consentito di «creare una base di idee comuni, appianare le divergenze e valorizzare ciò che ci unisce», allargando progressivamente il confronto alle realtà disponibili a condividere un progetto amministrativo per Trieste.
Sì alle primarie con candidati della società civile
Vatta non esclude dunque lo strumento delle primarie.
Anzi, le considera potenzialmente utili qualora si presentassero figure della società civile capaci di offrire un contributo ulteriore alla coalizione.
«Ben vengano le primarie se ci sono candidati della società civile che si propongono per unire il centrosinistra, per dare il loro contributo di idee e di credibilità», afferma.
In questo caso, secondo il consigliere dem, la consultazione potrebbe avere un duplice valore: offrire una legittimazione popolare al candidato e contemporaneamente rafforzare il progetto politico del centrosinistra.
«No a una conta interna»
Molto diversa la valutazione nel caso in cui a sfidarsi fossero esponenti dei partiti e dei gruppi che già fanno parte della coalizione.
Per Vatta, in uno scenario simile le primarie rischierebbero di trasformarsi semplicemente in una verifica dei rapporti di forza interni.
«Sarebbe solo una conta interna», sostiene.
Il rischio, nella sua lettura, sarebbe quello di riportare in primo piano le differenze fisiologiche tra le varie componenti del centrosinistra, mettendo in secondo piano il lavoro di sintesi costruito fino a questo momento.
Lo sguardo alle comunali del 2027
Il ragionamento di Vatta è già proiettato verso la sfida elettorale del 2027.
Secondo il consigliere del Pd, una competizione interna tra le forze della coalizione comporterebbe «una perdita di tempo e di energie» e potrebbe finire per avvantaggiare il centrodestra.
Il punto centrale diventa quindi la capacità di arrivare alle prossime elezioni comunali con un progetto unitario, evitando che la scelta del candidato sindaco si trasformi in una fase di divisione.
Primarie sì, ma solo se rafforzano la coalizione
La posizione di Vatta introduce quindi una distinzione precisa nel confronto che sta attraversando il centrosinistra triestino.
Le primarie non vengono respinte in quanto tali, ma valutate sulla base della loro funzione politica: utili se capaci di allargare la coalizione e darle nuova forza, controproducenti se ridotte a un confronto interno tra partiti.
Una linea che si inserisce nel dibattito crescente sul futuro di Futuro in Comune, sulla scelta del candidato sindaco e sulla strategia con cui il centrosinistra proverà a presentarsi alla città nel 2027.
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