Porto Vecchio, Codarin-Sclip: «Arma politica per bloccare il progetto». «Procedure poco trasparenti» (VIDEO)

Porto Vecchio, ricorso al Tar, procedure ambientali, parcheggi, progressiva riduzione delle automobili nel centro cittadino, trasporto pubblico e, inevitabilmente, Comunali 2027. Il confronto tra Massimo Codarin, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, e Giorgio Sclip, consigliere comunale di Punto Franco, condotto dal direttore di Trieste Cafe Luca Marsi, ha messo uno di fronte all'altro due differenti approcci al futuro della città.
Il confronto più acceso è arrivato sul Porto Vecchio, dove Codarin ha difeso la necessità di procedere con un progetto che considera decisivo per Trieste, mentre Sclip ha contestato l'impostazione seguita e ha chiesto maggiori garanzie sulle procedure.
Decisamente più vicine, invece, le posizioni sulla mobilità: entrambi hanno indicato come prospettiva una progressiva diminuzione dell'utilizzo delle automobili nel cuore della città, accompagnata però da alternative concrete.
E nel finale non poteva mancare il gioco politico sui possibili candidati sindaco del 2027.
Porto Vecchio, Codarin: «L'obiettivo del Comune è procedere»
Il primo grande terreno di confronto è stato quello del Porto Vecchio, tornato al centro della discussione politica dopo le contestazioni sull'iter ambientale e l'annunciato ricorso al Tar.
Codarin ha immediatamente fissato la posizione della maggioranza.
«Per quanto riguarda il Comune, l'indirizzo e l'obiettivo è quello di procedere», ha spiegato il consigliere di Fratelli d'Italia.
Secondo Codarin, nella valutazione del percorso bisogna considerare il ruolo degli organismi tecnici e il tempo già trascorso per ottenere il pronunciamento regionale.
«Abbiamo aspettato otto mesi, più o meno, per avere l'ok da parte della Regione», ha ricordato.
Da qui la critica all'ipotesi che l'iniziativa di un comitato possa determinare un arresto dell'intero percorso.
«Non si può pensare che la valutazione di un comitato possa prevedere un blocco dell'iter», ha sostenuto Codarin, arrivando poi al cuore politico del suo intervento: secondo il consigliere di Fratelli d'Italia, quando viene espresso apertamente l'obiettivo di fermare il progetto, la questione smetterebbe di essere soltanto tecnica.
La sua interpretazione è netta: «Non è una valutazione nel merito della questione, ma è semplicemente un'arma politica che adesso la sinistra sta mettendo in campo».
Sclip ribatte: «Poca trasparenza e poco ascolto della città»
Di segno opposto la lettura di Giorgio Sclip.
Il consigliere di Punto Franco ha contestato innanzitutto il metodo con cui, a suo giudizio, è stata condotta l'intera operazione.
«Credo che nell'intera operazione del Porto Vecchio si sia voluto procedere in maniera poco trasparente, direi dal principio, e con poco ascolto soprattutto da parte della città e dei portatori di interesse della città».
Per Sclip, le dimensioni e l'importanza strategica dell'area avrebbero richiesto un coinvolgimento differente.
«L'area del Porto Vecchio è l'area che sappiamo più grande che può portare sviluppo alla città», ha osservato, sostenendo che un progetto di tale portata non possa essere gestito, nella sua lettura, «forzando» alcune procedure e concentrando le decisioni in poche mani.
Lo scontro sul comitato e sul ricorso al Tar
È a questo punto che il confronto si è acceso ulteriormente.
Sclip ha difeso il diritto dei cittadini organizzati nel comitato a chiedere verifiche sul rispetto delle procedure previste.
Secondo il consigliere, davanti a richieste di chiarimento «un'amministrazione normale, civile» dovrebbe rispondere mettendo a disposizione documentazione e spiegazioni.
Sclip ha quindi posto una domanda politica: perché il ricorso al Tar dovrebbe preoccupare tanto?
Nella sua lettura, una valutazione ambientale complessiva dell'area sarebbe la strada più logica. Allo stesso tempo, però, ha riconosciuto un punto alla controparte: dal punto di vista amministrativo, il Comune ha atteso il parere della Regione e poi ha proceduto sulla base di quello.
«Non è che amministrativamente il Comune abbia sbagliato», ha precisato.
Il timore espresso da Sclip riguarda piuttosto la possibilità che eventuali problemi emergano successivamente, con ripercussioni sui tempi e sui costi del progetto. Nel farlo ha richiamato anche il precedente della cabinovia, proponendo un parallelismo politico con quella vicenda.
Codarin: «Dietro le parole del sindaco c'è l'amore per Trieste»
Codarin ha replicato anche sulle recenti dichiarazioni del sindaco, respingendo l'interpretazione avanzata da Sclip.
«L'unica cosa che ci può essere dietro alle dichiarazioni del sindaco è il grande amore che ha per questa città», ha affermato.
Secondo il consigliere di Fratelli d'Italia, il punto centrale sarebbe l'impossibilità di accettare che un progetto di dimensioni enormi per Trieste possa essere fermato dopo un percorso già lungo.
Codarin ha parlato di centinaia di milioni di euro di investimenti e di una «quasi rivoluzione» per la città, ricordando che l'iter non è nato ieri ma arriva dopo una lunga successione di passaggi.
Poi la difesa dell'eredità amministrativa di Roberto Dipiazza.
Per Codarin, il Porto Vecchio è «in gran parte una sua creatura», inserita nel percorso di trasformazione della città durante i vent'anni nei quali Dipiazza l'ha amministrata.
«Rendiamoci conto quanto è cambiata la nostra città, quanto è cambiata in meglio», ha sostenuto.
«Trieste deve correre»: la visione di Codarin
La riflessione di Codarin si è poi allargata oltre i confini cittadini.
Secondo il consigliere, non soltanto Trieste ma l'Italia e l'Europa devono interrogarsi sulla velocità delle proprie procedure rispetto a un mondo che cambia rapidamente.
«Il mondo va in un'altra direzione. O noi ci svegliamo e ci rendiamo conto che la direzione da prendere è una direzione molto veloce, un cambio di rotta e correre velocemente verso i traguardi, oppure siamo veramente destinati a non contare più niente a livello globale».
È qui che emergono con particolare chiarezza le due impostazioni del confronto: Codarin mette l'accento sulla necessità di accelerare e realizzare, Sclip sulla necessità di verificare prima che tutti i passaggi siano solidi e che eventuali problemi non emergano a lavori avviati.
Sclip: «Le procedure sono complesse, ma viviamo in questo Paese»
Sclip ha replicato dicendosi favorevole a riportare la discussione in una dialettica politica normale, per poi tornare al merito delle procedure.
«Posso concordare con il fatto che le procedure tante volte sono complesse, complicate. Però viviamo in questo Paese», ha sottolineato.
Il consigliere ha citato, tra gli elementi sui quali a suo giudizio occorrerebbe maggiore attenzione, il ruolo della Soprintendenza.
Sclip ha quindi costruito un esempio ipotetico: cosa accadrebbe se un'impresa partecipasse a una gara ritenendo definite tutte le condizioni e, soltanto dopo l'apertura del cantiere, emergessero ulteriori vincoli e opere necessarie?
Il rischio, secondo il suo ragionamento, sarebbe quello di vedere aumentare sensibilmente i costi fino a mettere in difficoltà la stessa realizzazione dell'intervento.
«Se i costi raddoppiano, evidentemente si impantana tutto. Questo è quello che credo nessuno di noi vuole», ha concluso.
Secondo round: più parcheggi o meno automobili?Dal Porto Vecchio il confronto si è spostato sulla mobilità cittadina.
La domanda posta da Luca Marsi è stata volutamente secca: davanti all'ipotesi di 1.200 parcheggi nell'area del mercato ortofrutticolo, Trieste deve puntare sulla creazione di nuovi posti auto oppure deve progressivamente liberare il centro dalle automobili?
Questa volta la distanza politica tra i due ospiti si è ridotta parecchio.
Sclip sceglie: «Meno auto in centro città»
Giorgio Sclip non ha avuto esitazioni.
«Io dico meno auto in centro città».
Una trasformazione che, ha riconosciuto, richiederebbe innanzitutto un cambiamento culturale degli stessi triestini.
«Noi come triestini siamo abbastanza abituati ad andare fino a dove dobbiamo recarci sostanzialmente in auto», ha osservato, parlando quindi della necessità di modificare abitudini profondamente radicate.
Sclip ha individuato nel grande quadrante compreso tra Rive, via Carducci, piazza Dalmazia, stazione e Campo Marzio un'area sulla quale ragionare in prospettiva attraverso una maggiore pedonalizzazione.
Il suo obiettivo è rendere progressivamente più bello e vivibile il centro lasciando fuori una parte crescente del traffico automobilistico.
E sulle Rive la posizione diventa ancora più esplicita: «La zona più bella di Trieste è dedicata a un posteggio, è abbastanza imbarazzante».
Codarin: «Sul centro concordo, servono contenitori vicini»
E qui arriva forse la sorpresa maggiore del confronto: Codarin concorda sul principio.
«Se parliamo di auto nel centro cittadino, concordo con Giorgio», ha spiegato il rappresentante di Fratelli d'Italia, ricordando come molte città europee stiano progressivamente limitando l'utilizzo dei mezzi privati per raggiungere i centri urbani.
Ma Codarin introduce immediatamente una distinzione.
L'area del mercato ortofrutticolo, osserva, non coincide propriamente con il centro cittadino e potrebbe anzi avere una distanza adatta a una funzione di parcheggio a servizio del centro.
La prospettiva proposta è quella di creare “contenitori” per le automobili nei pressi del cuore cittadino, consentendo poi alle persone di proseguire a piedi, in autobus, in bicicletta o attraverso altre forme di mobilità.
Una sorta di cintura nella quale lasciare il mezzo privato prima di entrare nella parte più centrale della città.
«Non una rivoluzione dall'oggi al domani»
Codarin, però, invita alla gradualità.
«Non deve essere proprio una rivoluzione dall'oggi al domani, ma un passaggio continuo», ha precisato.
Il consigliere ha ricordato anche precedenti tentativi di collegamento attraverso bus navetta, citando il parcheggio sotto il campo di Sant'Andrea e osservando come quelle esperienze, nella sua valutazione, non abbiano realmente funzionato.
La questione, dunque, per Codarin deve essere affrontata attraverso un ragionamento complessivo, nel quale la riduzione delle automobili sia accompagnata da alternative sufficientemente comode da convincere davvero i cittadini a cambiare abitudini.
Sclip rilancia: biglietto singolo più caro e abbonamenti più convenienti
La convergenza tra i due prosegue anche nella replica.
Sclip propone di intervenire sulla politica tariffaria del trasporto pubblico.
L'idea avanzata dal consigliere di Punto Franco è quella di valutare un biglietto singolo più costoso, anche alla luce della presenza turistica, utilizzando contemporaneamente la leva degli abbonamenti per incentivare maggiormente i residenti a scegliere autobus e trasporto pubblico.
«Riuscire a ridurre gli abbonamenti, in maniera da incentivare i triestini a fare l'abbonamento ai mezzi pubblici e quindi ridurre il traffico. Questa potrebbe essere una strategia, un'idea», ha spiegato.
Codarin risponde senza giri di parole: «Concordo assolutamente anche su questo argomento».
Codarin guarda ai giovanissimi: «La cultura sta già cambiando»
Il consigliere di Fratelli d'Italia porta quindi nel dibattito un'osservazione personale.
Guardando alla figlia adolescente e ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni che frequenta, Codarin sostiene di vedere già un cambiamento nel rapporto con l'automobile e con i mezzi privati.
Secondo la sua esperienza, tra i più giovani l'utilizzo del trasporto pubblico è ormai molto radicato e sarebbe diminuito persino il desiderio di conseguire rapidamente una patente per utilizzare scooter o altri mezzi.
«Probabilmente la cultura dei nostri giovani andrà comunque in quella direzione, quindi quella di muoversi coi mezzi pubblici ed evitare il mezzo privato», ha concluso.
DI SEGUITO IL VIDEO
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