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Cronaca

Discoteca a Trieste: «Servono grandi numeri e investimenti», «Pubblico cambiato» (VIDEO)

Luca Marsi·
Discoteca a Trieste: «Servono grandi numeri e investimenti»,  «Pubblico cambiato» (VIDEO)

Una grande discoteca tradizionale a Trieste, con importanti DJ, grandi numeri, ingresso a pagamento e una struttura capace di vivere per più serate alla settimana? Per Riki Ramazzina si tratta di un modello estremamente difficile da sostenere nell'attuale realtà cittadina.

Il tema ha acceso uno dei momenti più interessanti della diretta “Movida, eventi e... sicurezza” di Trieste Cafe. Max De Palma ha evidenziato soprattutto la mancanza di proposte estive dedicate al ballo, mentre Ramazzina e Stefano Rebek hanno allargato il ragionamento alla trasformazione delle abitudini del pubblico e alla sostenibilità economica di una vera discoteca.

De Palma: «D'estate non c'è niente»

Interpellato sulla mancanza di una vera discoteca a Trieste, Max De Palma ha distinto nettamente la stagione invernale da quella estiva.

«D'inverno ci sono discoteche», ha sostenuto, concentrando invece la propria critica sull'estate: «Serve qualcosa di estivo. D'estate non c'è, non c'è niente».

Il problema individuato da De Palma è dunque quello di trovare spazi nei quali durante la bella stagione sia possibile ascoltare musica e ballare.

Rebek: «È cambiato il modo di fare serata»

Stefano Rebek ha condiviso soltanto in parte questa impostazione.

Secondo l'opinionista, infatti, il problema non può essere risolto semplicemente aprendo nuovi spazi. «Non è così facile portare poi la gente fuori», ha sottolineato, ricordando la propria esperienza nell'organizzazione delle serate.

La questione riguarda soprattutto i più giovani.

«Non è proprio vero che i ragazzi cercano e vogliono la discoteca, ma poi non è che proprio ci vadano», ha osservato Rebek.

Secondo la sua lettura, starebbero crescendo maggiormente formule ibride, spazi nei quali sia possibile passare, fermarsi per una consumazione, ascoltare musica e magari ballare, senza necessariamente trascorrere l'intera notte nello stesso locale.

«È cambiato il modo di fare serata», è in sostanza il concetto emerso dal suo intervento. I giovani sarebbero oggi più itineranti rispetto al passato e maggiormente propensi a spostarsi tra locali diversi durante la stessa notte.

Ramazzina: «Bisogna capire cosa si intende per discoteca»

Ancora più netto l'intervento di Riki Ramazzina.

«Bisogna capire cosa si intende per discoteca», ha esordito l'imprenditore.

Per Ramazzina, una discoteca nel senso pieno del termine è qualcosa di molto diverso da un locale nel quale sia semplicemente consentito ballare.

«Se la discoteca è la discoteca che fa veramente show, che vive di un grande DJ, ci vogliono grossi spazi, grossi numeri», ha spiegato.

A cambiare dovrebbe essere anche l'approccio economico del pubblico. Una struttura di quel livello, secondo Ramazzina, non potrebbe sostenersi attraverso una cultura dell'ingresso gratuito o delle conoscenze personali.

«Bisogna un biglietto, bisogna una cassa. Questo garantirebbe a uno che gestisce le discoteche di poter fare una vera discoteca».

«Un locale così non può vivere solo con il sabato sera»

È proprio la sostenibilità economica a rappresentare, secondo Ramazzina, l'ostacolo principale.

«Ci vogliono investimenti e poi ci vogliono i numeri. Un locale di questo tipo non può vivere solo col sabato sera e forse un'altra serata a caso».

Da qui la frase più forte del suo intervento: «Io credo che la discoteca vera e propria a Trieste non la vedranno né questa né la prossima generazione».

Non una previsione presentata come dato oggettivo, naturalmente, ma una valutazione personale molto netta dell'imprenditore sulla possibilità di sostenere economicamente una struttura tradizionale di grandi dimensioni a Trieste.

Rebek: «Le discoteche di una volta non esistono più»

Rebek ha raccolto il ragionamento di Ramazzina spostandolo su una trasformazione sociale più generale.

«Bisogna evolversi», ha affermato.

Secondo l'opinionista, rispetto al passato sono cambiate contemporaneamente normative, abitudini e modalità di socializzazione.

Una volta il locale notturno rappresentava anche uno dei principali luoghi nei quali incontrarsi e conoscere altre persone. Oggi, osserva Rebek, gli strumenti digitali permettono ai gruppi di organizzarsi e raggiungersi continuamente durante la serata.

«I ragazzi una volta andavano in locale per socializzare e conoscersi», ha ricordato. Oggi invece basta scriversi: «Dove sei? Ti raggiungo».

E proprio questo avrebbe modificato profondamente il concetto stesso di serata.

Il problema dei costi

C'è poi il capitolo economico.

Una discoteca deve sostenere spese per struttura, personale, sicurezza, adempimenti e gestione. Per Rebek pensare di far funzionare economicamente un locale soltanto attraverso una serata settimanale è molto complicato.

«Tu devi fare il venerdì, devi fare il mercoledì, devi riuscire a fare almeno tre sere per vivere», ha osservato.

Il risultato del confronto è quindi meno semplice della domanda iniziale.

Trieste ha bisogno di una discoteca oppure di un modello completamente nuovo di vita notturna?

De Palma chiede più opportunità per ballare, soprattutto d'estate. Ramazzina mette sul tavolo investimenti e sostenibilità. Rebek invita invece a riconoscere che il pubblico stesso è cambiato.

Tre prospettive differenti che convergono però su un punto: replicare semplicemente la discoteca del passato potrebbe non essere sufficiente per costruire la movida del futuro.

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