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Cronaca

Asilo e rimpatri, l’IRC contro i nuovi hub nei Paesi terzi: «Le persone devono essere trattate con dignità»

redazione·
Asilo e rimpatri, l’IRC contro i nuovi hub nei Paesi terzi: «Le persone devono essere trattate con dignità»

La discussione europea sulla gestione dei migranti torna ad accendersi alla vigilia dell’incontro dei ministri dell’Interno a Monaco. L’International Rescue Committee (IRC) lancia un duro avvertimento sulle ipotesi di realizzare nuovi “return hub” in Paesi terzi e sulle proposte che introdurrebbero maggiore flessibilità nelle procedure ordinarie di asilo in presenza di movimenti migratori su larga scala.

Secondo l'organizzazione, queste prospettive potrebbero determinare «uno storico arretramento dei diritti dei rifugiati in Europa» e indebolire le tutele sulla base dello status migratorio.

Si tratta della posizione espressa dall'IRC nel comunicato diffuso il 24 settembre 2026, in vista del vertice di Monaco.

Il dossier dei “return hub” arriva a Monaco

Secondo quanto riportato dall'IRC, a margine dell'incontro di Monaco Grecia, Germania, Austria, Paesi Bassi e Danimarca dovrebbero coordinarsi sui prossimi passi relativi alla possibilità di istituire centri per i rimpatri in Paesi terzi.

Nel comunicato vengono indicati Uganda e Rwanda come opzioni che sarebbero prese in considerazione.

Sempre secondo quanto riferisce l'IRC, un primo progetto pilota potrebbe arrivare ad accogliere fino a 10mila richiedenti asilo la cui domanda sia stata respinta ed entrare in funzione durante la presidenza greca del Consiglio dell'Unione europea nel 2027.

Uno scenario che l'organizzazione guarda con forte preoccupazione.

La proposta italiana e il riferimento al modello Albania

Nel documento dell'IRC viene richiamata anche la posizione italiana.

Secondo l'organizzazione, l'Italia avrebbe proposto hub per i rimpatri finanziati dall'Unione europea e modellati sullo schema realizzato con l'Albania.

Il comunicato cita inoltre una lista preliminare di possibili Paesi partner comprendente Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia.

Si tratta, è importante sottolinearlo, di informazioni e scenari riportati dall'International Rescue Committee nel proprio comunicato.

Delle Cese: «Un approccio crudele e costoso»

Particolarmente dura la posizione di Flaminia Delle Cese, Head of Policy, Advocacy and Communications dell'IRC in Italia, che durante l'estate ha visitato due volte i centri in Albania.

«Quello che ho visto nei centri di detenzione in Albania conferma ciò che l'IRC denuncia da quando questi piani sono stati presentati: si tratta di un approccio crudele e costoso che priva le persone della loro dignità e dei loro diritti fondamentali», afferma.

Delle Cese sostiene che quelle strutture non avrebbero mai dovuto esistere e contesta il trasferimento delle persone in centri chiusi al di fuori del territorio dell'Unione europea.

«Questo modello, o modelli simili, non devono mai diventare il progetto di riferimento per l'approccio dell'UE all'asilo e alla migrazione», è la posizione dell'IRC.

Procedure d'asilo, l'altro fronte della discussione

Non ci sono soltanto i centri nei Paesi terzi al centro delle preoccupazioni espresse dall'organizzazione.

L'IRC richiama anche nuove proposte per consentire una flessibilità temporanea rispetto alle procedure standard di asilo in presenza di “movimenti migratori su larga scala”.

Nel comunicato l'organizzazione riferisce che la proposta sarebbe stata avanzata dal ministro greco della Migrazione e avrebbe trovato eco nelle parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Per l'IRC si tratterebbe di un ulteriore segnale di una direzione considerata preoccupante alla vigilia dell'appuntamento di Monaco.

Welander: «Ogni domanda d'asilo deve essere valutata individualmente»

A intervenire è anche Marta Welander, EU Advocacy Director dell'International Rescue Committee.

«Le persone che fuggono da conflitti e disastri devono essere trattate con dignità e avere un accesso equo e legale alle procedure di asilo, non essere detenute o respinte», afferma.

La richiesta dell'organizzazione è quella di mantenere un sistema nel quale ogni posizione venga esaminata singolarmente.

«L'Europa ha bisogno di un sistema migratorio umano, ordinato e fondato sul diritto internazionale. Ciò significa valutare individualmente ogni domanda d'asilo e garantire che nessuno venga rimandato verso situazioni di pericolo».

Il vertice di Monaco e una partita sempre più delicata

L'incontro di Monaco si inserisce dunque, secondo la lettura proposta dall'IRC, in una fase particolarmente delicata del dibattito europeo sulla migrazione.

Da una parte emergono proposte che puntano a sviluppare nuovi strumenti per la gestione dei rimpatri e delle pressioni migratorie, compresa la possibilità di ricorrere a strutture situate in Paesi terzi. Dall'altra, l'International Rescue Committee contesta questa impostazione, sostenendo che l'efficienza nella gestione dei flussi non possa comportare una riduzione delle garanzie riconosciute alle persone.

È su questo terreno che si concentra l'avvertimento dell'organizzazione alla vigilia del confronto tra i ministri dell'Interno: la gestione della migrazione, sostiene l'IRC, deve rimanere ancorata alla valutazione individuale delle domande, alla dignità delle persone e al diritto internazionale.

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