'Tre persone hanno ispezionato oggi il pozzo dell'Ex Pavan' (VIDEO)
'Dopo le 11 di oggi, lunedì 29 aprile 2024, tre signori, tra cui almeno un dirigente comunale, hanno ispezionato il cantiere dell’Ex Pavan in via Frausin 7. Come si nota dalle due foto allegate, parevano interessati unicamente al pozzo. Hanno rimesso in piedi le transenne che lo attorniano dal 20 aprile e discusso tra loro verosimilmente sul da farsi.
Giovedì 18 aprile l’unico operaio attivo nel cantiere aveva rinvenuto un pozzo cilindrico, ricolmo d’acqua di falda e con bordi in pietra, pochi centimetri sotto il piano di campagna sul lato ovest di quello che fino al 2 aprile era un giardino. Lo stesso operatore, tramite la benna di una ruspa cingolata, lo aveva subito frettolosamente riempito di terra mista a macerie e infine coperto con una pietra. Nessun’altra persona si era allora presentata sul posto per verificare la scoperta e dare direttive.
Il Comitato Insieme San Giacomo aveva immediatamente inviato una pec alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia per comunicarle tale notizia, nel caso non ne fosse già a conoscenza, allegando quattro foto del pozzo durante e dopo il riempimento, affinché valutasse, tutelasse e valorizzasse adeguatamente il manufatto ai sensi di legge, così come ulteriori resti archeologici che riemergessero nel corso dei lavori. Allora e in seguito il Comitato ha informato a riguardo anche altre istituzioni di controllo, come la Procura della Repubblica di Trieste, la Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia, il Prefetto, i Carabinieri, la Polizia municipale, l’ARPA, oltre che il direttore dei lavori, il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, l’impresa esecutrice, il dirigente comunale di servizio, varie autorità politiche comunali e regionali, il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Ambiente, deputati e senatori.
Dopo la tempestiva segnalazione del Comitato, l’Assessora comunale Elisa Lodi aveva riferito a “Tele 4” che il pozzo risalirebbe alla metà dell’800, che lo si era ricoperto non per nasconderlo, ma per la sicurezza degli operatori del cantiere (in realtà uno solo), e che la Soprintendenza era al corrente di tutto.
Tuttavia sabato 20 aprile il pozzo appariva senza più copertura, ancora pieno d’acqua e attorniato da transenne arancioni. La bora di lunedì 22 aprile le aveva fatte crollare a terra, dove sono rimaste fino a questa mattina. Nel frattempo il cantiere è rimasto inattivo.
Lunedì 22 aprile l’Assessora Lodi aveva così risposto a due domande d’attualità in Consiglio comunale: «La presenza del pozzo è nota all’archeologo incaricato che lavora per conto dell’impresa esecutrice e anche della Soprintendenza, che ne ha la sorveglianza. La stessa Soprintendenza valuterà di concerto con il Comune le modalità operative relative alla sua conservazione, se ritenuto necessario. La sorveglianza della Soprintendenza è insita già nel parere rilasciato sul progetto di fattibilità. L’operazione di chiusura del pozzo è stata coordinata dal Comune al fine di proteggere eventuali operatori dal rischio di caduta nelle lavorazioni. Infine oggi non si rileva alcuna problematica relativa alle acque».
L’unico operatore che potrebbe cadere nel pozzo è quello che lo aveva inizialmente colmato con grande solerzia. Il suo rischio di caduta è improvvisamente scomparso due giorni dopo il rinvenimento del pozzo, quando lo stesso operatore teoricamente in pericolo lo aveva disotturato e transennato? Le transenne rovinate a terra due giorni dopo essere state installate hanno ben garantito la sicurezza a quell’operatore nell’ultima settimana? In caso affermativo, perché oggi sono state risistemate? In caso contrario, perché non sono state rialzate prima? C’entra qualcosa l’inattività del cantiere con la questione del pozzo?'
A riferirlo Cimitato Insieme San Giacomo
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