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Politica

Siulp: "Rotta Balcanica, verso lo stop ai test di rilevazione della positività Covid ai migranti rintracciati"

Luca Marsi ·
Pubblichiamo da Fabrizio Maniago - Segretario Regionale Generale del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia
 
 
"Si  è  appreso  da  fonti  ufficiali  che  sarebbe  in  corso,  da  parte  dei  vertici  della  
Questura  di Trieste  una valutazione sulla rimodulazione del servizio di screening sanitario ai migranti appena 
giunti sul territorio nazionale attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Nello specifico sarebbe 
allo studio  l'eliminazione  del  passaggio  relativo  al  test  di  rilevazione  della  positività 
 al  virus  SARS- CoV-2, tranne che per quei soggetti che manifestino chiari ed inequivocabili 
sintomi da infezione. Tutto ciò non a seguito di qualificata valutazione di carattere 
epidemiologico ma per mera supposta razionalizzazione   delle   tempistiche   di   trattazione.   
Tale   orientamento   appare   assolutamente inaccettabile  e  poco  lungimirante  poiché  
produrrebbe  costi  di  gran  lunga  superiori  agli  eventuali benefici! Le condizioni disumane in 
cui i migranti effettuano il loro lungo viaggio verso la nostra penisola,  fanno  si  che  questo  
gruppo  di  persone  non  possa  non  essere  oggetto  di  peculiare valutazione  per  quanto  
attiene  la  potenziale  veicolazione  di  malattie  infettive.  La  promiscuità,  la pressoché  
totale  assenza  di  pregresse  vaccinazioni,  la  mancanza  di  adeguate  informazioni  sulle 
norme di prevenzione igienico sanitaria e l'oggettiva condizione di forte debilitazione fisica, 
fanno si  che  queste  persone  rappresentino  indubbiamente  una  comunità  esposta  a  
particolari  rischi sanitari.  La  soluzione  alle  predette  problematiche  risiederebbe,  secondo 
 l'amministrazione,  nel fornire mascherine ai migranti. Ci si chiede, alla luce dei recenti 
decreti in base ai quali sono state rimosse  pressoché  tutte  le  prescrizioni  sull'obbligo  di  
utilizzo  dei  DPI,  quali  sia  il  presupposto normativo in base al quale il personale di Polizia 
dovrebbe coercitivamente imporre al migrante il corretto  uso  della  mascherina.  Va  da  se  che  
questa  maldestra  idea  sacrificherebbe  la  salute  dei poliziotti,  con  ricadute  
sull'organizzazione  dei  servizi  istituzionali  qualora  dovessero  svilupparsi cluster 
epidemici, nel nome di una supposta razionalizzazione logistica, peraltro tutta da dimostrare. 
Pleonastico  affermare  che  l'accresciuto  rischio  sanitario  avrebbe  sicuro  riverbero  sulla  
salute pubblica di tutta la comunità in cui i migranti verranno inseriti. Ultimo, ma non meno 
importante, è l'obbligo morale, umanitario e istituzionale che ci impone di garantire a queste 
persone un'adeguata assistenza che abbia la funzione ambivalente di preservare la loro salute e di 
educarle a norme di igiene  e  prevenzione  che  spesso,  proprio  per  le  peculiari  realtà  
geografiche  da  cui  provengono, risultano ignorate. Per questo motivo il SIULP chiede 
inderogabilmente che vengano mantenuti, se non addirittura implementati, tutti i presidi sanitari e 
diagnostici a tutela della salute degli operatori di Polizia, della comunità e degli stessi migranti".

immagine di repertorio

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