Possibile trasferimento Meran a Rems di Aurisina, Siulp: "Serie di scenari potenzialmente agghiaccianti"

"Da uomini dello Stato, ingranaggi fondamentali di un sistema che ha come unica
finalità quella dell’applicazione della legge, siamo sempre un po’ a disagio nel commentare
i provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il diritto non sempre lascia spazio alle emozioni, per questo non sempre la giustizia
appare giusta.
Tuttavia, la possibilità del trasferimento di Alejandro Augusto Stephan Meran, killer
degli agenti Rotta e Demenego, alla Rems di Aurisina suscita un turbinio di emozioni che
materializza nella mente degli operatori di Polizia triestini una serie di scenari
potenzialmente agghiaccianti.
Nella provincia triestina continuano a vivere e lavorare poliziotti che hanno condiviso
la camerata con Pierluigi e Matteo, che giocavano regolarmente a calcio con loro, che ne
condividevano non solo il turno di servizio ma anche il tempo libero, che avevano stretto
con “i figli delle stelle” un legame fraterno oltre la colleganza.
Immaginare le sensazioni che potrebbero albergare nell’animo di questi poliziotti,
chiamati a un potenziale servizio di rintraccio per un allontanamento illegittimo dalla Rems
di Aurisina, definita insicura e inadatta dagli stessi addetti ai lavori, sapendo che lì dentro è
ospitato l’omicida dei propri “fratelli”, crediamo rappresenti un preciso dovere morale per
chi sarà chiamato a prendere eventualmente questa decisione.
Nessuno può dubitare del fatto che anche in questo ipotetico raccapricciante scenario
l’approccio dei poliziotti sarebbe professionale, ma crediamo fermamente che, nelle pieghe
dell’autonomia decisionale degli organi deputati a determinare questo trasferimento, il
principio dell’opportunità debba pesare esattamente come quello della fredda applicazione
del diritto.
Perché se è vero che è normativamente previsto che Meran possa avvicinarsi a
Trieste, luogo in cui sembrerebbe mantenere dei legami familiari, è altrettanto vero che
Matteo e Pierluigi a casa non torneranno mai più e l’unico modo che abbiamo per sentirci a
loro vicini è quello di fissare una fredda lapide, augurandoci che la giustezza possa
quantomeno rendere un po’ meno amara la fredda applicazione della giustizia".
A riferirlo il Segretario Generale Provinciale Siulp Francesco MARINO
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