SIULP FVG, Migrazioni e sicurezza: una sfida multidisciplinare
Riceviamo e pubblichiamo:
"Il succedersi senza soluzione di continuità di fatti reato caratterizzati da violenza che abbracciano l’intera Regione e che vedono oggettivamente coinvolti una percentuale elevata se non preponderante di cittadini stranieri meritano un’attenta riflessione.
Il clima da stadio di una campagna elettorale permanente che chiama in causa la sicurezza della collettività ad ogni piè sospinto impone una valutazione serena scevra da ideologie di sorta che risponda alla domanda: ho fatto tutto il possibile, ho fatto la cosa giusta per affrontare il problema?
Il SIULP FVG condivide le preoccupazioni sottese alla problematica, ma deve altresì interrogarsi su un tema fondamentale.
Sono almeno quindici anni che viene denunciato urbi et orbi un significativo flusso migratorio in Regione la cui scaturigine riposa nelle caratteristiche orografiche del territorio.
Quattro furgoni con una manciata di operatori presso i confini principali sono l’ennesima prova muscolare fallita della vana ricerca di controllare l’incontrollabile, di arrestare l’inarrestabile.
Le migrazioni esistono da sempre, Genesi, Esodo, i meteci nell’Atene classica, i fondachi dei mercanti nelle città medievali, le invasioni turche nei balcani, la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e dei moriscos nel 1609, l’espulsione degli Ugonotti francesi nel 1685. I muri sono propaganda fine a sé stessa che parla alla pancia degli autoctoni ed illude chi è troppo distante per toccare con mano l’inefficacia della misura.
I passeur si intercettano rarissimamente al confine, solo se sbagliano strada, mentre sono in crescita i rintracci già all’interno dello Stato Italiano. Le cause sono iper note. Ma il punto è un altro.
La perenne emergenza migratoria che declina uno stato di eccezione permanente tale da sospendere ad libitum il trattato di Schengen viene affrontata da sempre con approccio muscolare diretto perché evidentemente paga in termini di consenso elettorale, ma come possiamo notare tutti dal punto di vista sostanziale l’imbarbarimento della società nei continui episodi di violenza ne è parimenti causa e colpa.
Allora la risposta alla domanda in premessa è un secco NO, non ho fatto la cosa giusta perché l’approccio deve essere multidisciplinare.
Lasciare i migranti allo stato brado in una condizione deteriore rispetto alle favelas brasiliane non può essere la soluzione né giuridica né umana, ma né declina la causa. Non possiamo pretermettere due fattori importanti in questo scenario quali l’integrazione e l’espulsione di chi delinque.
Così come non posso tollerare di lasciare al pascolo i delinquenti, parimenti non posso tralasciare totalmente di investire in integrazione senza la quale alimento il trito e ritrito leit motive dell’amico-nemico fomentando ancora di più lo scontro sociale che mi serve a raccogliere consenso.
Se invece investo davvero in integrazione reale allora elimino una parte (non tutto) del problema. Costa impegno e fatica, ma è l’unico mezzo per evitare le Banlieue dei centri cittadini verso le quali stiamo scivolando.
Infine, serve una normativa efficace afferente le espulsioni coatte che non diventi luogo di scontro tra poteri dello Stato, ma sia frutto di un progetto condiviso in cui, prima va posto il limite inderogabile (a titolo paradigmatico reati a carattere violento) superato il quale, previo giudizio - anche cartolare - del magistrato in toga, si apre una fase esecutiva libera da lacci e lacciuoli (con il limite del rispetto fondamentale della intangibile dignità della Persona) nel portare l’espulso fuori dal territorio.
Solo se i tre vagoni di questo ipotetico treno viaggeranno assieme potremo pensare di iniziare il governo di un fenomeno planetario che non allenterà la presa per i prossimi vent’anni.
Mistificare la realtà facendo passare il messaggio che possiamo sigillare gli ingressi col silicone porta a ciò che tutti abbiamo sotto il naso."
A riferirlo il Segretario Regionale SIULP Friuli Venezia Giulia
Fabrizio Maniago
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