Sinistra Italiana FVG: “L'inclusione non si fa sulla precarietà degli educatori scolastici”

“Siamo al fianco delle educatrici e degli educatori scolastici che hanno incrociato le braccia in piazzetta Cavour. La loro protesta racconta una contraddizione enorme: figure indispensabili per garantire inclusione, continuità educativa e sostegno agli alunni più fragili vengono trattate come lavoratori e lavoratrici di serie B, con stipendi spesso attorno ai mille euro, contratti spezzati, part time imposti e retribuzioni legate alla presenza dell’alunno. Questo non è lavoro dignitoso, è sfruttamento mascherato da servizio pubblico”.
Lo dichiarano Sebastiano Badin, segretario regionale di Sinistra Italiana FVG, ed Elisa Moro, responsabile regionale diritti dello stesso partito, intervenendo sulla mobilitazione degli educatori scolastici.
“È inaccettabile che chi ogni giorno sostiene bambine, bambini e ragazzi con disabilità o bisogni educativi venga pagato a ore effettive, senza il riconoscimento pieno del tempo di preparazione, coordinamento, relazione con la scuola e con le famiglie. L’inclusione non si improvvisa e non può essere remunerata solo quando si è fisicamente accanto all’alunno. Se il servizio si interrompe, se l’alunno è assente, se arriva l’estate, il reddito crolla. A pagarne il prezzo sono lavoratrici e lavoratori già fragilizzati da una contrattazione collettiva vergognosamente insufficiente e da appalti costruiti troppo spesso comprimendo il costo del lavoro”.
Per Badin e Moro “serve affrontare il nodo della discontinuità reddituale. Come Alleanza Verdi e Sinistra abbiamo posto con forza il tema del reddito di continuità per le lavoratrici e i lavoratori della cultura, perché esistono settori essenziali che vivono di intermittenza, stagionalità e frammentazione contrattuale, ma che non per questo possono essere condannati alla povertà. Lo stesso principio va assunto anche per gli educatori scolastici: nei mesi di sospensione delle attività, nelle pause forzate, nei vuoti prodotti dagli appalti e dall’organizzazione del servizio, non può essere il singolo lavoratore a pagare il prezzo della discontinuità. Chi garantisce un servizio pubblico essenziale deve avere stabilità, reddito e tutele anche quando il calendario scolastico si ferma”.
“Il tema non è solo salariale, anche se il salario resta il primo punto politico. C’è un problema enorme di burnout, di carichi emotivi e relazionali, di solitudine professionale. Le educatrici e gli educatori lavorano dentro contesti complessi, spesso senza adeguati spazi di équipe, supervisione, formazione continua e continuità contrattuale. A questo si aggiunge il tema della sicurezza fisica: nelle situazioni più difficili non si può scaricare tutto sulla singola lavoratrice o sul singolo lavoratore, senza strumenti, senza personale sufficiente e senza una presa in carico realmente condivisa tra scuola, servizi sociali, sanità e famiglie”.
“Va messo in discussione anche il modello politico che ha prodotto questa situazione. Il pubblico non può continuare ad appaltare pezzi fondamentali di welfare e di inclusione al terzo settore, trattando servizi essenziali come pacchetti da affidare al ribasso. Il terzo settore non può diventare il luogo in cui il pubblico scarica responsabilità, costi e precarietà. Quando un servizio è strutturale, continuativo e indispensabile per garantire un diritto, il pubblico deve tornare a essere datore di lavoro, assumersi direttamente la responsabilità della qualità del servizio e della dignità di chi lo svolge”.
“Chi garantisce diritti deve avere diritti. Servono capitolati pubblici che riconoscano salari adeguati, ore di programmazione, coordinamento, formazione, continuità anche nei periodi di sospensione scolastica, clausole sociali vere e strumenti di sostegno al reddito nei periodi di interruzione. Ma serve anche una avviare un percorso di progressiva internalizzazione dei servizi educativi scolastici, superando la frammentazione degli appalti e restituendo al pubblico il ruolo che gli spetta”.
“L’inclusione scolastica non può essere fondata sulla precarietà di chi la rende possibile. Se una società considera essenziale il sostegno agli alunni più fragili, allora deve considerare essenziali anche le persone che quel sostegno lo garantiscono ogni giorno. Alleanza Verdi e Sinistra sostiene questa mobilitazione e chiede risposte concrete: più salario, più stabilità, più sicurezza, più riconoscimento professionale, reddito di continuità e un ritorno del pubblico alla responsabilità diretta del lavoro educativo”.
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