Sentenza TAR Lazio, Comitato NO ovovia: “Procedimento resta in stallo in attesa del Consiglio di Stato”
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Il Comitato No ovovia prende atto della sentenza del TAR Lazio sul ricorso presentato dai residenti contro il Decreto Salvini, che finanzia con 48 milioni di € la cabinovia, ma non demorde. «La sentenza non comporta alcuna conseguenza sui procedimenti in corso per la realizzazione dell’opera - precisa William Starc, coordinatore del Comitato. Riteniamo sia importante rilevare il diverso pronunciamento dei giudici dei due tribunali amministrativi fino ad oggi intervenuti. Il Comune, nei suoi documenti depositati a difesa dell’ovovia, ha sempre sostenuto che i residenti non avessero titolo a costituirsi in giudizio perché quanto fatto dall’Amministrazione non comporterebbe aggravi alle loro proprietà, ma questa tesi è stata rigettata dai giudici del TAR di Trieste. Il TAR del Lazio ha anche ammesso il ricorso dei residenti, ma nella sentenza ha ritenuto che essi non abbiano un interesse diretto all’annullamento del Decreto, dato che ha solo una valenza programmatoria sull’utilizzo dei fondi ministeriali, mentre resta al Comune decidere il loro eventuale impiego. In sostanza, dunque, non ha dato torto ai residenti, ma ha restituito la palla al Comune di Trieste. Il ricorso presentato a Roma, inoltre, evidenziava che non erano state rispettate le norme che disciplinano l’assegnazione dei fondi, non essendo mai entrato in graduatoria il progetto della cabinovia. Su questo punto il TAR del Lazio ha risposto, glissando, che i partecipanti a quella graduatoria non avevano sollevato alcun problema».
Per l’iter dell’opera non cambia nulla, precisa il Comitato: «Di fatto, come ribadito nella stessa sentenza, oggi l’opera gode di un parziale finanziamento, 30 milioni di euro, a carico del bilancio del Comune e quindi dei triestini. Una cifra che dovrebbe anticipare parte delle disponibilità finanziarie concesse dal Ministero, spalmate su un arco di 8 anni a partire dal 2027, ma che riteniamo sarebbe meglio destinare, come abbiamo sempre sostenuto quando la fonte del finanziamento sarebbe dovuta essere il PNRR, a iniziative veramente utili per la mobilità di Trieste, e non a questo progetto che il Comune persegue con irragionevole ostinazione contro il volere della città. Il finanziamento, peraltro, è comunque sospeso dai ricorsi depositati presso il Consiglio di Stato da parte di Comune, Regione, residenti e Associazioni ambientaliste nazionali, con tempi di pronunciamento della sentenza difficilmente pronosticabili. I procedimenti per la realizzazione dell’opera rimarranno dunque indeterminati per i prossimi mesi e lo stallo decisionale comporta, visto il tempo intercorso dall’approvazione del Progetto di fattibilità tecnico economica, un incremento del costo dell’opera. Aumento che a tutt’oggi, nonostante le richieste da noi fatte più volte pubblicamente all’Amministrazione comunale, non è dato di conoscere, ma che di certo richiederebbe ulteriori risorse finanziarie, oggi molto difficili da trovare sia nelle disponibilità del bilancio comunale che di quello nazionale».
«Ribadiamo che come Comitato continueremo a vigilare sull’evoluzione della vicenda nell’interesse della cittadinanza, ricordando che l’opera continua a essere impattante, insostenibile, inutile, illegittima, insicura», conclude il Comitato.
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