Cason e Martini (Civica Idea Giuliana): "Smart City già passato, Trieste pensi e programmi come una wise city"

«Non basta riempire una città di tecnologia per renderla intelligente. La vera innovazione è utilizzare dati, digitale e intelligenza artificiale per migliorare concretamente i servizi e la vita dei cittadini» La Smart City è un concetto che appartiene ormai al passato. Non perché fosse sbagliato, ma perché l'innovazione corre più velocemente delle definizioni. Quello che fino a pochi anni fa sembrava il futuro — sensori, servizi digitali, raccolta dei dati, applicazioni e infrastrutture connesse — oggi è, o dovrebbe essere, la normalità. Per questo anche Trieste deve iniziare a pensare e soprattutto a programmare oltre la Smart City. È la proposta dei consiglieri comunali Roberto Cason e Mirko Martini e di Civica Idea Giuliana, che indicano nel modello della Wise City, la “città saggia”, uno dei paradigmi sui quali costruire le politiche urbane dei prossimi anni. «Non ci interessa inseguire una nuova etichetta. Ci interessa il principio che contiene. La tecnologia non può più essere considerata un risultato: deve diventare uno strumento ordinario attraverso il quale amministrare meglio». La differenza è sostanziale. Una Smart City installa un sensore. Una Wise City sa perché lo installa, utilizza i dati che produce, li mette in relazione con gli altri disponibili e trasforma quelle informazioni in un servizio migliore.
Significa utilizzare dati e intelligenza artificiale per prevedere dove servirà una manutenzione prima che il problema diventi un'emergenza. Significa una mobilità capace di adattarsi ai flussi reali della città, un'illuminazione pubblica più efficiente, servizi comunali sempre più semplici e accessibili, strumenti tecnologici a supporto della sicurezza e una pubblica amministrazione capace di anticipare i bisogni anziché limitarsi a rincorrerli. Innovare non significa complicare tecnologicamente una cosa semplice. Significa rendere semplice ciò che oggi è complicato. Trieste, secondo Martini e Cason, possiede peraltro qualcosa che molte città devono costruire da zero: università, ricerca scientifica, competenze, imprese innovative, startup e una naturale dimensione internazionale e transfrontaliera.
«Abbiamo tutto ciò che serve per sperimentare un modello avanzato di città. Dobbiamo mettere questo patrimonio in relazione con il Comune e con la quotidianità delle persone. Il cittadino non deve necessariamente accorgersi della tecnologia che sta dietro un servizio. Deve accorgersi che quel servizio funziona meglio». È qui che la Wise City supera la vecchia idea di Smart City. Non conta quanta tecnologia possiede una città, ma quanto intelligentemente riesce a utilizzarla. Per questo la questione deve entrare già oggi nella programmazione della Trieste dei prossimi anni. «Il futuro di una città non si prepara quando arriva. A quel punto è già presente. Si prepara qualche anno prima, scegliendo una direzione e costruendo gli strumenti per raggiungerla. Trieste ha spesso anticipato il proprio tempo nella scienza, nella ricerca e nell'innovazione. Deve avere la stessa ambizione anche nel modo di amministrare la città».
Per Martini e Cason, dunque, l'obiettivo non deve essere quello di aggiungere semplicemente qualche tecnologia in più. «La Smart City ci ha insegnato a connettere le cose. La Wise City deve insegnarci a connettere tecnologia, amministrazione e bisogni delle persone. È su questa Trieste che dobbiamo iniziare a lavorare oggi».
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