Schlein guarda alle Politiche: al lavoro subito su programma campo largo Progressisti

(askanews) - Con Veneto, Campania e Puglia si concludono le "regionali a puntate" di questo autunno caldo in cui tutti guardano già alle politiche, ma di fatto il bilancio per il Pd e il campo largo è già stato fatto lo scorso 29 settembre, alla fine dello spoglio nelle Marche. La prima regione al voto di queste elezioni a tappe è stata quella decisiva per decidere il confronto tra centrodestra e centrosinistra, perché era l'unica dove il risultato era davvero incerto alla vigilia. Dalla sconfitta di Matteo Ricci nelle Marche tutti hanno capito che il risultato finale sarà una sorta di pareggio, un tre a tre - come numero di regioni conquistate dai due schieramenti - che dà poche indicazioni in vista del voto del 2027. Sembra impossibile che il centrosinistra riesca a contendere il Veneto al centrodestra, come pare un'impresa disperata per Fdi-Lega-Fi provare a giocarsela in Campania e Puglia. Insomma, salvo sorprese un pari e patta che, tutto sommato, fa sorridere più Giorgia Meloni che Elly Schlein, visto che ancora a luglio - in casa Pd si accarezzava l'idea di rifilare uno schiaffone alla premier - quando la Calabria non era ancora prevista tra le regioni al voto e la "reconquista" delle Marche pareva probabile. Poi però le dimissioni a sorpresa di Roberto Occhiuto hanno aggiunto alla sfida una regione roccaforte della destra e nelle Marche è andata come è andata. Non a caso al Nazareno già da inizio ottobre hanno iniziato a spiegare che il bilancio non si deve fare contando quante Regioni sono state vinte da ciascuna coalizione, ma calcolando il numero di voti complessivamente raccolti dai due schieramenti sommando tutte le regioni. Un calcolo che premia il Pd, visto che le regioni che conquisterà il centrosinistra sono le più popolose. "Ho sempre detto che il conto si fa alla fine - ha detto la Schlein già dopo la vittoria in Toscana - però possiamo già dire che Pd in voti assoluti è il primo partito superando Fdi. Siamo in pista e continueremo uniti per battere queste destre". La leader Pd ha scelto di puntare forte sul voto nelle regioni, per mesi ha lavorato - "testardamente", come ama ripetere - alla costruzione dell'alleanza più larga possibile, una sorta di prova generale di quello che dovrà accadere da qui a un paio d'anni per le politiche, nei suoi piani. Da questo punto di vista la missione è riuscita, perché salvo qualche smarcamento di Carlo Calenda, il fronte progressista è stato unito ovunque. "Meloni si abitui - dice la leader Pd ormai quotidianamente - non faremo più alla destra il favore di presentarci divisi", ha ripetuto più volte nelle scorse settimane la segretaria Pd. Ma se il "campo largo" non sembra più in discussione, la Schlein sa bene che la partita per la leadership è ancora tutta da giocare. Giuseppe Conte, ancora pochi giorni fa, ha assicurato che lui non sarà un "ostacolo", se la coalizione dovesse scegliere un nome diverso dal suo, ma ha anche precisato che lui rappresenta "una comunità, non posso dire alla mia comunità che sarebbe un peccato, un delitto se concorressimo anche noi per la premiership". E poi ci sono le correnti Pd di nuovo in agitazione. La minoranza si è scissa in due, i 'ribelli' si sono staccati da Stefano Bonaccini e ricominciano a far sentire la loro voce. Inoltre, i "padri nobili" come Romano Prodi e Paolo Gentiloni non risparmiano "suggerimenti" che somigliano molto a critiche alla linea della segretaria. La stessa maggioranza 'schleiniana' ha deciso di organizzarsi in una sorta di 'correntone' che esordirà a Montepulciano la prossima settimana, formalmente per dare "un contributo", ma è chiaro che anche i suoi grandi elettori chiedono ora di essere maggiormente coinvolti nelle scelte di fondo. La Schlein vuole giocare d'anticipo, non le sfugge il fermento intorno a nomi come Silvia Salis, Gaetano Manfredi, Ernesto Ruffini. Osserva tutti questi movimenti e guarda già ben oltre le regionali. A Montepulciano sarà lei a fare le conclusioni e già giovedì scorso, chiudendo il comizio con Roberto Fico e gli altri leader della coalizione a Napoli, ha tracciato la strada per i prossimi mesi: "Vinciamo insieme in Campania e poi vinciamo insieme in Italia, perché anche io penso che è il momento - il giorno dopo (il voto, ndr) - di metterci a lavorare su un programma per l'alternativa che parte da queste cose condivise". Ai tanti mugugni che si ascoltano sulla sua candidatura a premier ha risposto mercoledì alla festa dell'Espresso, quando le è stato chiesto di commentare la possibilità di fare primarie di coalizione: "Se decideremo insieme alle altre forze alleate di darci questo metodo, io naturalmente sarò disponibile". In Veneto, Campania e Puglia si vota domani e lunedì, ma nel Pd e nel 'campo largo' si guarda già al 2027. Adm
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