Referendum sulla giustizia, Forza Italia "con il sì equilibrio e trasparenza"

Rafforzare l’equilibrio del sistema giudiziario e rendere più evidente la distinzione tra chi esercita l’accusa e chi è chiamato a giudicare. È questo, secondo Forza Italia, il significato del voto favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, riforma considerata coerente con una visione garantista della giustizia e con i principi del giusto processo. Il principio è stato illustrato questa mattina durante la conferenza stampa di presentazione del comitato civico della provincia di Trieste per il “sì” al referendum sulla giustizia, organizzata in piazza della Borsa a Trieste, alla presenza di Alberto Polacco, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale e segretario provinciale azzurro, Michele Lobianco, consigliere regionale e segretario comunale e l’avvocato Giovanni Di Lullo, presidente provinciale del comitato.
Per i rappresentanti azzurri, la riforma costituzionale introduce una distinzione chiara tra magistratura giudicante e inquirente, separando in modo netto le funzioni di giudici e pubblici ministeri. “Stabilire una distanza effettiva tra chi conduce le indagini e chi deve decidere – hanno spiegato – è un passaggio fondamentale per garantire un giudice realmente indipendente e imparziale”. Secondo i promotori del “sì”, uno degli obiettivi principali dell’iniziativa referendaria è rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. L’attuale modello, fondato su un unico concorso di accesso alla magistratura, finisce, secondo il comitato, per “avvicinare eccessivamente le due funzioni, alimentando nell’opinione pubblica il dubbio che tra accusa e giudizio possa esistere una contiguità non opportuna”.
“La separazione delle carriere - hanno aggiunto - rappresenta anche un’occasione per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. In questa direzione si inserisce la proposta di modificare il sistema di elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, introducendo strumenti come il sorteggio per limitare dinamiche associative che nel tempo avrebbero favorito logiche di appartenenza più che criteri meritocratici. “L’autonomia e l’indipendenza della magistratura restano principi irrinunciabili – hanno sottolineato – ma è altrettanto importante evitare derive di politicizzazione e restituire centralità al ruolo del legislatore nel realizzare le riforme richieste dai cittadini”.
Infine, i promotori hanno respinto le critiche secondo cui la riforma punterebbe a subordinare la magistratura al potere esecutivo. “Non esiste alcun progetto di mettere i magistrati sotto l’influenza del Governo – hanno concluso – ma piuttosto la volontà di rafforzare trasparenza e responsabilità, superando logiche corporative che rischiano di danneggiare l’immagine della giustizia e il lavoro quotidiano della grande maggioranza dei magistrati”.
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