"Privatizzare i servizi educativi è un errore, Trieste si mobilita per difendere il nido di Roiano"

Trieste si prepara a discutere una delle questioni più delicate per il futuro della comunità: la gestione dei servizi educativi. Il prossimo 4 settembre 2025 è previsto un incontro pubblico per affrontare un tema che sta dividendo città e amministrazione: la scelta del Comune di esternalizzare progressivamente i nidi e i servizi educativi.
La miccia è stata accesa dalla vicenda del Nido di Roiano, ancora chiuso nonostante la possibilità di garantire 66 posti in più per due anni scolastici semplicemente assumendo personale a tempo determinato. Una decisione che, secondo diversi cittadini, rappresenta il preludio a un piano più ampio che coinvolgerebbe anche altri quartieri, come San Giovanni.
una scelta politica che cambia il volto della città
Le critiche si concentrano soprattutto sull’impostazione politica. La giunta comunale, infatti, ha scelto di incrementare il numero di agenti di polizia locale, mentre contemporaneamente punta a cedere al privato la gestione dei servizi educativi. Una logica che molti giudicano “securitaria e non educativa”: meno prevenzione e formazione, più sanzioni e repressione.
un tema che riguarda da vicino le donne
Un altro punto centrale riguarda le ricadute di genere. Secondo i promotori della mobilitazione, le politiche di privatizzazione colpiscono in particolare le donne:
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riducono i servizi per la prima infanzia;
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offrono alle lavoratrici condizioni peggiori, con meno qualità e più precarietà;
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spingono, nel lungo periodo, molte madri a ritirarsi dal mondo del lavoro, con un impatto negativo sulla parità di genere.
precarietà, salari ridotti e qualità a rischio
Gli effetti immediati dell’esternalizzazione sono già noti in altre realtà: contratti precari e annuali, part time imposti, orari complessi da conciliare con la vita familiare. Tutto questo si traduce in salari più bassi e minori diritti per chi lavora nei servizi educativi.
Ma non si tratta solo di condizioni occupazionali: la qualità stessa del servizio rischia di calare. Se per il pubblico la missione primaria è garantire servizi ai cittadini, per il privato l’obiettivo naturale rimane il profitto. Una differenza che, secondo i critici, non può che ripercuotersi negativamente sulle famiglie e sui bambini.
verso il confronto con la città
La discussione del 4 settembre sarà dunque un’occasione per fare chiarezza e confrontarsi su una scelta che tocca direttamente il cuore della comunità. Il destino dei nidi e dei servizi educativi non riguarda solo i genitori o gli operatori del settore, ma l’intera città: perché dall’educazione della prima infanzia dipende la crescita stessa della società triestina.
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