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Politica

Proteste e devastazioni, Giorgi: “Devastare non è democrazia, è maleducazione con marketing”

Luca Marsi·
Proteste e devastazioni, Giorgi: “Devastare non è democrazia, è maleducazione con marketing”

Il confine tra protesta legittima e violenza torna al centro del dibattito pubblico dopo un post pubblicato sui social da Lorenzo Giorgi, consigliere comunale di Forza Italia, che interviene con toni duri contro quelli che definisce “professionisti della devastazione”. Un intervento diretto, privo di mediazioni, che distingue in modo netto il diritto a manifestare dagli atti vandalici compiuti durante alcune proteste.

Secondo Lorenzo Giorgi, chi scende in piazza contro eventi sportivi o grandi manifestazioni dovrebbe prima interrogarsi sul senso e sugli strumenti della protesta. Ma, scrive il consigliere comunale, quando la contestazione diventa violenza sistematica “è ora di finirla”, perché il dissenso non può trasformarsi in delinquenza.

“Slogan, spray e spranghe: zero contenuti”

Nel suo post, Giorgi utilizza immagini forti per descrivere quella che considera una deriva della protesta contemporanea. A suo avviso, al posto di idee e proposte rimangono slogan vuoti, scritte sui muri e danni materiali che ricadono sugli altri cittadini. Una dinamica che il consigliere definisce come una sorta di “rivoluzione spiegata facile”, ridotta a rompere cose non proprie per poi chiamarla coscienza sociale.

Per Lorenzo Giorgi, esiste una differenza sostanziale tra chi manifesta con cartelli e contenuti e chi sceglie la scorciatoia dello scontro, descritta ironicamente come un “tutorial di distruzione base”: una spranga, due urla e nessuna idea.

Negozi colpiti e forze dell’ordine, la critica alla convenienza selettiva

Un altro passaggio centrale del post riguarda la scelta degli obiettivi delle azioni violente. Giorgi sottolinea come a essere colpiti siano spesso negozi di prossimità e attività sotto casa, una dinamica che definisce sarcasticamente una “tattica avanzata”. Da qui anche la critica al rapporto contraddittorio con le forze dell’ordine, viste come “il sistema” quando intervengono e invocate quando servono, in quella che il consigliere comunale definisce una convenienza selettiva.

Nel suo intervento, Lorenzo Giorgi ironizza infine sul concetto stesso di rivoluzione, sostenendo che, se il cervello fosse obbligatorio quanto il passamontagna, molte rivolte finirebbero “in riunione di condominio”.

La conclusione: “Protestare è democrazia, devastare no”

La chiusura del post ribadisce una distinzione netta. Per Lorenzo Giorgi, protestare resta un diritto democratico fondamentale, mentre devastare è solo maleducazione rivestita di marketing politico. Un messaggio che si accompagna all’annuncio della rimozione dei commenti non consoni, a sottolineare la volontà di mantenere il controllo del dibattito.

Un intervento destinato a far discutere, che porta la presa di posizione politica direttamente sui social e rilancia un tema sempre più centrale nel confronto pubblico: dove finisce la protesta e dove inizia la violenza.

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