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Politica

Poliziotti stremati dal caldo: “Condizioni di lavoro inaccettabili negli uffici di Polizia di Trieste e provincia”

Luca Marsi·
Poliziotti stremati dal caldo: “Condizioni di lavoro inaccettabili negli uffici di Polizia di Trieste e provincia”

È inaccettabile che nel 2025, in uno Stato che si definisce civile, i poliziotti della provincia triestina siano costretti a lavorare in condizioni ambientali indegne, soffocati dal caldo in locali privi di climatizzazione, spesso senza nemmeno un ventilatore. Ci troviamo davanti a una situazione scandalosa, che non ha nulla di episodico: le ondate di calore non sono più emergenze occasionali, ma una realtà climatica stabile. Ignorare questa realtà significa mettere deliberatamente a rischio la salute e la dignità degli operatori in divisa. I poliziotti non sono bestie da soma. Hanno il dovere istituzionale di esporsi al pericolo, ma questo non dà a nessuno, tantomeno allo Stato, il diritto di mortificarli, maltrattarli o trattarli come carne da macello. L’abnegazione e il senso del dovere non possono essere la scusa per calpestare diritti fondamentali.” - commentano Francesco Marino, segretario generale del SIULP di Trieste, e Enrico Moscato, segretario generale del COISP di Trieste: “Non esiste missione, per quanto nobile, che possa giustificare il maltrattamento sistematico di chi serve lo Stato. Si discute in questi giorni di rimodulazione degli orari per i lavoratori esposti al caldo. Ma, ancora una volta, i poliziotti, a causa della “peculiarità del servizio”, resteranno esclusi da qualsiasi tutela. Come se il loro benessere fisico fosse un optional, come se la legge 81/08, che impone precisi standard di microclima nei luoghi di lavoro, non dovesse valere per la Pubblica Amministrazione preposta proprio a far rispettare le leggi. Questo paradosso è intollerabile. È assurdo che un’Amministrazione dello Stato deroghi apertamente a norme che obbligherebbero qualsiasi altra realtà produttiva a interventi immediati. Una situazione che, oltre a essere lesiva per la salute degli operatori, compromette la qualità stessa del servizio offerto all’utenza. Un lavoratore sottoposto a condizioni di lavoro disumane non può garantire alcun livello di efficienza. L’utente finale ne paga le conseguenze, nonostante l’impegno e il sacrificio quotidiano dei poliziotti. Pensare che tutto possa continuare come se nulla fosse è non solo miope, ma profondamente ingiusto. Alcuni uffici, esposti a sud e raggiunti dal sole 

nelle ore più torride, diventano serre impraticabili. Eppure, ci si aspetta che vengano occupati regolarmente, anche per 12 ore al giorno, come se nulla fosse, senza nemmeno le dotazioni minime. Almeno in 40 stanze che ospitano uffici, nei plessi della provincia, non è installato alcun sistema di condizionamento. Anche nei paesi considerati in via di sviluppo, la climatizzazione negli ambienti di lavoro è una realtà consolidata. Trieste, città europea, capoluogo di regione, sede di una Questura italiana, offre invece uno spettacolo miserabile, indegno di una nazione che pretende di insegnare agli altri il rispetto della legalità. Il SIULP e il COISP chiedono con forza che vengano adottati immediatamente tutti i provvedimenti necessari per garantire condizioni di lavoro dignitose, perché i poliziotti non sono eroi da esibire a comando, sono lavoratori, cittadini, persone. E il rispetto non è un premio: è un dovere dello Stato.” - concludono Marino e Moscato. 

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