Polemica su recinzione Piazza Libertà, Martina Machnich: “Non servono sceriffi, ma soluzioni vere”

Si accende il dibattito politico a Trieste attorno alla proposta di recinzione di Piazza Libertà, con una dura presa di posizione da parte di Martina Machnich, capogruppo della Lista Russo Punto Franco nella IV Circoscrizione.
Secondo Machnich, il tema va ben oltre il singolo intervento:
“La proposta di recinzione di Piazza Libertà evidenzia una questione fondamentale: abbiamo bisogno di amministratori capaci di governare i problemi, non di ‘sceriffi’ che si limitano a spostarli altrove”.
“I problemi non si risolvono, si spostano”
Nel suo intervento, la capogruppo sottolinea come misure di questo tipo non affrontino realmente le criticità:
“Interventi di questo tipo non risolvono il degrado, lo spostano semplicemente da un’altra parte. I problemi complessi non si affrontano con misure emergenziali e simboliche, ma vanno prevenuti e gestiti alla radice”.
Un richiamo a un approccio strutturale, che coinvolga più soggetti:
“Serve un lavoro condiviso con tutti gli attori coinvolti per governare davvero il fenomeno”.
“Operazione di facciata che punta sull’emotività”
Machnich evidenzia anche l’aspetto comunicativo dell’iniziativa:
“Questa proposta, pur facendo leva sull’emotività delle persone – basta leggere i commenti sui social – è efficace sul piano comunicativo, ma resta un’operazione di facciata”.
Secondo la consigliera, la scelta di intervenire proprio su Piazza Libertà non è casuale:
“Si preferisce mettere in sicurezza una piazza solo perché è il biglietto da visita della città e porta naturale al centro, invece di affrontare strutturalmente un fenomeno che appare ormai fuori controllo”.
Il riferimento ad altre misure adottate in passato
Nel suo intervento, Machnich richiama anche precedenti decisioni:
“Non è la prima volta che si scelgono queste strade. In passato sono stati chiusi sottopassaggi per impedire ai migranti di trovarvi riparo e rimossi i wc chimici, abdicando di fatto alla gestione del problema”.
E aggiunge:
“Così si è finito per scaricare sulle associazioni il peso dell’assistenza, salvo poi criticarle”.
“Controllo di vicinato? Segno di difficoltà”
Tra i punti contestati anche il cosiddetto “controllo di vicinato”:
“Più che una soluzione rappresenta un’ammissione di difficoltà. Demandare ai cittadini la gestione di problemi complessi è segno di incapacità di governo”.
L’affondo politico finale
La critica si allarga infine al quadro politico complessivo:
“Nonostante un allineamento tra i diversi livelli istituzionali governati dal centrodestra, se i risultati sono questi, si tratta di un fallimento nella gestione del problema su tutta la linea”.
E conclude con un messaggio netto:
“Tutto il resto è propaganda, di cui i cittadini chiederanno conto in cabina elettorale il prossimo anno”.
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