Piazza Perugino, la “zona rossa” svuota il cuore del rione: esercenti e residenti chiedono un cambio di rotta

Un’estate silenziosa, senza il consueto vociare ai tavolini dei bar. È questo lo scenario che si presenta oggi in Piazza del Perugino, dove l’ordinanza comunale che limita gli orari di apertura e somministrazione ha trasformato uno spazio un tempo vivo in un “deserto” percepito da molti come meno sicuro.
A denunciarlo, su sollecitazione di residenti ed esercenti, è la formazione civica Adesso Trieste, che questa mattina ha effettuato un sopralluogo nella piazza per fare il punto sugli effetti del provvedimento.
Secondo il gruppo consiliare, le restrizioni – presentate come soluzione al degrado – avrebbero invece colpito in primis chi ha sempre operato nella legalità, rendendo più difficile mantenere in vita attività commerciali già messe a dura prova dalla posizione periferica del rione. Con la sparizione della socialità legata alla presenza dei dehors, sostengono, si sarebbe persa anche una forma di presidio naturale dello spazio pubblico, favorendo la percezione di insicurezza.
La critica alla “zona rossa” si accompagna alla richiesta di un approccio diverso: interventi integrati, mirati, capaci di rigenerare un’area da troppo tempo lasciata ai margini delle priorità cittadine. Un recente emendamento al Regolamento Dehors, voluto proprio da Adesso Trieste, apre alla possibilità di ampliare l’occupazione di suolo pubblico nelle zone che necessitano di un rilancio commerciale, tra cui Piazza Perugino e via Settefontane.
Dalla V Circoscrizione arriva anche la segnalazione di una lunga teoria di serrande abbassate. La proposta è quella di un vero progetto di rigenerazione urbana che coinvolga tutti gli attori del quartiere: commercianti, istituzioni culturali come i Teatri Sloveno e Bobbio, realtà sociali come il Centro della Comunità di San Martino al Campo, fino alle comunità straniere presenti in zona.
L’obiettivo dichiarato: ricostruire vitalità e sicurezza attraverso un lavoro condiviso, con il Comune a fare da regista e garante di un accompagnamento costante. Perché – ribadiscono dal rione – senza partecipazione collettiva, ogni provvedimento rischia di essere soltanto un’altra promessa disattesa.
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