Piazza Libertà, l’ICS accusa: “degrado e violenza frutto dell’assenza di politiche sociali”
Dopo i recenti fatti di sangue avvenuti in piazza Libertà a Trieste, l’ICS, Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati di Trieste, ha diffuso un lungo documento in cui punta il dito contro quella che definisce una “grave responsabilità istituzionale” nella gestione delle fragilità sociali e dell’accoglienza sul territorio cittadino.
Nel testo, datato 9 maggio 2026, l’associazione sostiene che “una città violenta produce degrado e insicurezza” e collega quanto accaduto a una carenza strutturale di percorsi di inclusione sociale adeguati.
La vicenda di Ahmed raccontata nel documento
Nel comunicato viene riportata la storia di “Ahmed”, nome di fantasia utilizzato per indicare un uomo fuggito dall’Afghanistan e arrivato a Trieste nel 2023 dopo aver ottenuto la protezione internazionale.
Secondo quanto riferito dall’ICS, il giovane avrebbe attraversato un percorso particolarmente fragile, aggravato dalla mancanza di posti nei sistemi di seconda accoglienza. L’associazione afferma che il trasferimento in un progetto alternativo gestito dal Comune di Trieste avrebbe interrotto il percorso costruito fino a quel momento, costringendolo a ricominciare da zero.
Nel documento si sostiene inoltre che la condizione psicologica della persona sarebbe peggiorata progressivamente, fino a portarlo nuovamente in strada, in particolare nell’area del Porto Vecchio.
“Sistema pubblico al collasso”, l’affondo contro Comune e Prefettura
L’ICS definisce quanto accaduto non come un episodio isolato ma come il risultato di un “sistema pubblico di accoglienza ormai al collasso”, incapace, secondo l’associazione, di costruire percorsi di inclusione stabili e duraturi.
Nel documento vengono indicati con precisione anche i soggetti istituzionali ritenuti responsabili delle criticità denunciate. L’associazione parla infatti di persone lasciate ai margini a causa della mancanza di interventi adeguati da parte del Comune di Trieste e della Prefettura di Trieste.
Il testo cita rifugiati che avrebbero diritto all’inserimento nei progetti di seconda accoglienza ma che, secondo quanto sostenuto dall’ICS, verrebbero lasciati in strada senza un nuovo inserimento dopo l’uscita dai percorsi precedenti. Vengono inoltre richiamate situazioni riguardanti neo-maggiorenni allontanati dalle comunità per minori e persone con fragilità sanitarie e sociali per le quali, secondo l’associazione, nessun servizio sembrerebbe assumersi pienamente la responsabilità.
Le critiche alle scelte sulla sicurezza
Particolarmente duro anche il passaggio dedicato alle misure di sicurezza adottate nell’area della stazione e di piazza Libertà. L’ICS contesta apertamente soluzioni considerate “irrazionali e illegittime”, come la recinzione della piazza o la riduzione dei servizi dedicati alle persone vulnerabili.
Secondo quanto sostenuto nel documento, tali misure non eliminerebbero il problema ma contribuirebbero soltanto a rendere invisibili le persone in difficoltà.
L’appello finale dell’associazione
Nel finale del documento, l’ICS chiede un rafforzamento degli interventi sociali e sanitari, sostenendo che sicurezza e decoro possano esistere soltanto attraverso il riconoscimento della dignità delle persone e un’azione pubblica orientata al bene collettivo.
L’associazione conclude parlando di una capacità di intervento delle istituzioni che, secondo quanto scritto, sarebbe oggi “drammaticamente assente”.
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