Petizione pro pineta di Cattinara e Burlo consegnata al Consiglio regionale
"Una delegazione del Coordinamento Salviamo il Burlo e la pineta di Cattinara ha consegnato e illustrato intorno alle 14.00 di oggi, martedì 26 marzo 2024, al Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin, nel suo salotto al secondo piano del palazzo in piazza Oberdan 6 a Trieste, una petizione che chiede al Consiglio regionale di attivarsi per:
- preservare nel comprensorio ospedaliero di Cattinara i quasi 400 alberi della pineta, del parcheggio dipendenti ASUGI e del piazzale dei bus, condannati all’abbattimento per realizzarvi la sede principale del nuovo Burlo, il suo immenso autosilo sotterraneo, due strade laterali e una rotatoria d’accesso;
- fermare l’avvio dei lavori per il nuovo Burlo a Cattinara e ridiscutere il progetto di trasloco insieme ai sanitari, ai residenti e alla cittadinanza, senza tralasciare l’ipotesi di mantenere l’intero ospedale materno-infantile triestino in via dell’Istria completandone l’efficientamento e l’ampliamento già in corso;
- assicurare in ogni caso al Burlo Garofolo l’autonomia, l’integrità, l’efficienza, l’efficacia, l’eccellenza e la qualifica di IRCCS, dotandolo del personale mancante e potenziandone i servizi ora carenti;
- una volta completata la terza torre, dare precedenza assoluta alla ristrutturazione delle torri medica e chirurgica secondo i più moderni parametri ospedalieri di igiene, funzionalità, dignità, sicurezza, riservatezza dei pazienti e umanizzazione delle cure anche allestendo stanze singole di degenza con un letto in più per l’accompagnatore, assumere altresì il personale ospedaliero mancante a Cattinara e ampliare quanto prima il pronto soccorso.
La Presidenza del Consiglio regionale aveva rifiutato per motivi formali di ricevere una precedente petizione pro pineta di Cattinara su cui il Coordinamento aveva raccolto 10.236 firme e che aveva consegnato ad altri dodici soggetti istituzionali tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2023. Così il Coordinamento ne ha dovuta scrivere per il solo Consiglio regionale secondo lo schema richiesto, raccogliendo 147 firme solo tra i propri esponenti.
A consegnare le firme sono stati il portavoce del Coordinamento Paolo Radivo, i medici Marino Andolina, Laura Stabile e Gianluca Festini e la maestra della scuola elementare slovena di Cattinara Ljuba Leghissa.
Durante l’incontro i/le Consiglieri/e regionali Giulia Massolino, Maria Rosaria Capozzi, Furio Honsell e Serena Pellegrino hanno dichiarato di appoggiare le ragioni della petizione, come previsto dall’art. 134, comma 3 del Regolamento consiliare. La petizione sarà poi trattata dalla Terza Commissione.
Tra le 13.15 e le 14.45 circa, sotto i portici del Consiglio, decine di militanti del Coordinamento hanno tenuto un presidio con striscioni e cartelli. Al ritorno dalla consegna delle firme la delegazione ha parlato con le giornaliste presenti.
La petizione afferma che il trasloco del Burlo, così come ora previsto,
1) toglierebbe a Cattinara la sua “piazza verde”;
2) calamiterebbe ulteriore traffico e inquinamento sia atmosferico sia acustico;
3) causerebbe un notevole impatto paesaggistico;
4) potrebbe aggravare il dissesto idrogeologico;
5) danneggerebbe la salute di bambini e personale del nido d’infanzia comunale italiano, del nido d’infanzia ASUGI-Burlo, della scuola media e della scuola elementare slovena, nonché di pazienti, operatori e visitatori dell’ospedale, residenti e parrocchiani.
L’Assessore regionale alla Salute Riccardi ha affermato che il sacrificio degli alberi è una decisione approvata già nel 2014, per modificare la quale si incorrerebbe in responsabilità erariali. Eppure il voler realizzare nel cortile interno dell’ospedale il “cube hospital” invece del promesso giardino compensativo dei quasi 400 alberi costituisce una palese modifica di quanto stabilito dai progetti sia definitivo che esecutivo.
Peraltro il trasloco del Burlo ha già provocato a Cattinara danni ambientali, paesaggistici e viabilistici indiretti con la costruzione sia del parcheggio sostitutivo di quello per dipendenti sia del padiglione servizi interaziendali (comprendente i futuri laboratori del Burlo) con autosilo sotterraneo, rotatoria e viadotto d’accesso.
Il 3 febbraio 2023 Regione, ASUGI, ditta appaltatrice e Comune annunciarono di voler ricavare per il nuovo Burlo a Cattinara altri 4.000 metri quadrati complessivi in quattro siti: nella torre medica, nella palazzina ambulatori, nella nuova piastra e nel costruendo “cubone Covid”. E nel futuro campus universitario accanto al polo cardiologico troverebbero collocazione i ricercatori del Burlo.
Un trasloco tanto azzardato e confuso genererebbe un Burlo “spezzatino” che, per sopperire alle ristrettezze della sua nuova sede principale, toglierebbe spazio all’ospedale per adulti. Ambedue gli ospedali disporrebbero di spazi insufficienti. Un nuovo Burlo così maldestramente concepito e senza i trapianti pediatrici si ridurrebbe ad appendice dell’ospedale generale, diminuendo quantità e fors’anche qualità dei servizi erogati. Rischierebbe altresì di perdere l’autonomia nonché la qualifica di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. La bizzarra commistione tra i due ospedali potrebbe determinare anche un’eccessiva promiscuità tra adulti e bambini, con maggiore pericolo di infezioni e contatti impropri.
Cosa ne sarebbe poi dell’odierno comprensorio del Burlo in via dell’Istria? Verrebbe dismesso completamente o ne resterebbe qualcosa? Il Piano regolatore generale comunale consente in quell’area destinazioni direzionali, alberghiere, commerciali, residenziali oppure servizi, servizi e attrezzature collettive, parcheggi e autorimesse, attività connesse all’agricoltura o agriturismo. Per giunta prevede o consente l’abbattimento di alberi. Eppure nella sede di via dell’Istria solo tra il 2015 e il 2022 sono stati spesi 13,5 milioni di euro per opere edili e 8,3 per attrezzature. Inoltre l’IRCCS ha acquistato e in parte già ristrutturato e adibito a funzioni sanitarie o amministrative tre palazzine attigue."
A riferirlo Paolo Radivo Portavoce del Coordinamento Salviamo il Burlo e la pineta di Cattinara
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Il Coordinamento Salviamo il Burlo e la Pineta di Cattinara ha consegnato la petizione al Presidente del Consiglio regionale, alla presenza delle consigliere e dei consiglieri sostenitori dell’iniziativa, in contemporanea al presidio tenutosi in Piazza Oberdan.
«Abbiamo da sempre sostenuto le iniziative a difesa della Pineta di Cattinara, e allo stesso tempo riteniamo rivedere il progetto di trasferimento del Burlo, vecchio e inadeguato ai tempi, coinvolgendo chi vi dovrà lavorare e le persone che nel rione vivono - afferma Giulia Massolino consigliera del Patto per l’Autonomia sostenitrice della petizione presentata oggi al Presidente del Consiglio regionale - La presentazione della petizione formalizzata oggi in Consiglio regionale è un passo importante, perché ci consentirà di discuterne in sede di Commissione consiliare, speriamo in tempi utili. È in attesa di discussione anche la mozione che abbiamo presentato raccogliendo gli esiti del percorso di ascolto delle operatrici e degli operatori sanitari effettuato da Adesso Trieste sul progetto».
«Fondamentale preservare la specialità e l’indipendenza del Burlo, perché possa mantenere la qualifica di IRCCS. Non siamo contrari a priori al trasferimento del Burlo, perché abbiamo accolto le osservazioni di chi vi opera e ha portato all’attenzione le notevoli criticità attuali - prosegue Gianluca Festini, medico e Consigliere di AT in III Circoscrizione, che ha guidato il processo di ascolto di operatrici e operatori sanitari - Parlando con i sanitari però ci è molto chiaro quanto anche il progetto di trasferimento sia vecchio e inadeguato alle attuali esigenze sanitarie. Riteniamo perciò che sia fondamentale porre una moratoria al cantiere, per poter ridiscutere il progetto con tutti i portatori di interesse».
«Importante che sia ascoltata anche la cittadinanza - conclude Leo Brattoli, Portavoce di Adesso Trieste -. È ben nota l’importanza del verde per la salute psicofisica delle persone, tanto più in un rione che ha subìto una tale cementificazione negli scorsi decenni. Non solo una necessità per chi ci vive, ma anche per le bambine e i bambini che frequentano l’asilo e la scuola, nonché per le stesse persone ricoverate».
Adesso Trieste | Patto per la città Pakt za mesto
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