"Il tempo della pazienza sta per scadere. I dipendenti della società Euro&Promos S.p.A. operanti nei Civici Musei del Comune di Trieste con il compenso irrisorio di 5 Euro lordi all'ora non possono più attendere le lungaggini burocratico-politiche di Comune e Società appaltatrice!". Con queste "parole d'ordine" che stanno a rappresentare tutta l'insofferenza degli operatori delle sedi museali cittadine, il sindacato autonomo che ha sposato la loro causa, la Fesica-CONFSAL, ha proclamato per oggi, domenica 26 marzo, una nuova giornata di sciopero, accompagnata da una pubblica manifestazione di protesta che si è svolta sempre domenica mattina, con inizio alle ore 10.30, davanti al Castello di San Giusto, scelto quale sede museale di massima valenza simbolica e turistica cittadina.
intervenuti il Segretario della Fesica-CONFSAL Filippo Caputo con il responsabile enti locali Antonino Martelli
Caputo e Martelli hanno subito rimarcato con forza come la pazienza dei lavoratori e, con essa, quella del Sindacato siano ormai giunte al limite. E ciò in quanto - ha detto Caputo - "non è possibile che, dopo che le controparti avevano fatto recentemente intravedere la possibilità concreta di una soluzione ed erano emersi, grazie a una forte trattativa, oggettivi elementi utili a un esito positivo, si manifestino ora, e in un certo senso inaspettatamente, immotivate lungaggini, di incerta origine, ma tali da far sì che della risposta definitiva alle nostre istanze, promessa per il trascorso inizio di settimana (un momento decisivo avrebbe dovuto esserci martedì 21), a tutt'ora non vi sia traccia.”
“Come Sindacato responsabile - così ancora Caputo -, mirante unicamente alle migliori condizioni per i dipendenti interessati e a una dignità del lavoro corrispondente ai livelli di civiltà della Città dove viviamo, su una vicenda che si protrae ormai da oltre un anno e mezzo e per la quale abbiamo già attuato scioperi e iniziative anche in sede giudiziaria, in quest'ultima fase di avvio finalmente di concreti contatti e che avrebbe dovuto auspicabilmente portare a dei primi effettivi risultati, abbiamo atteso, con senso appunto di responsabilità, un mese e mezzo (dall'11 febbraio scorso, n.d.r.) senza più procedere negli ulteriori scioperi e manifestazioni già programmate, per dare un giusto tempo alle controparti per affrontare la questione e proporre una soluzione equa".
"Ma ora la situazione - hanno osservato i due sindacalisti - si sta manifestando come ancora complessa e non del tutto risolta, verosimilmente a causa di alcune diverse "visioni" tra le controparti in merito alle condizioni con cui poter concludere la trattativa con la Confsal. Ma poiché la clessidra della pazienza è prossima a svuotarsi e il tempo dei lavoratori che ricevono remunerazioni quasi di povertà non è e non può essere lo stesso con cui le pubbliche amministrazioni, le società private e i dirigenti di entrambe, profumatamente pagati, usano prendersi comodi spazi per le loro valutazioni, la risposta del sindacato non può essere - e non potrà essere anche in futuro, se il "nodo" non dovesse risolversi - che quella della protesta e dello sciopero.” Da cui la mobilitazione di domenica per la quale è stato rivolto un nuovo appello ai cittadini e a tutte le forze politiche a partecipare in segno di solidarietà e di richiesta di una finalmente più pronta giustizia.